di Rita Bruno
Presidio a Torino della comunità bengalese dopo le molestie alla 13enne nel minimarket: solidarietà alla vittima, distanze dall’uomo accusato e richiesta di regole più severe sui negozi. Intanto la Procura ricorre contro la scarcerazione.
Il caso ha scosso Torino nei giorni scorsi. Una ragazzina di 13 anni, entrata in un minimarket del quartiere Madonna di Campagna per comprare dei succhi di frutta per i fratelli, sarebbe stata molestata dal commesso, un uomo di origine bengalese di 42 anni. Secondo le prime ricostruzioni, l'uomo le avrebbe offerto una bibita gratis prima di palpeggiarla. Le telecamere di sorveglianza avrebbero inoltre mostrato che, pochi minuti prima, lo stesso commesso avrebbe tentato di molestare un'altra donna all'interno del negozio.
Il giallo giudiziario: scarcerato dopo due notti
Il punto di svolta che ha infiammato il dibattito pubblico è stata la decisione del gip di non convalidare il fermo, nonostante la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura. Il 42enne è tornato libero dopo appena due notti di detenzione, con il solo obbligo di firma. La Procura di Torino ha presentato ricorso, e il caso è ora al vaglio del Tribunale del Riesame. L'uomo, interpellato dalla stampa, si è scusato pubblicamente, dichiarando di essere ubriaco, che non gli sarebbe più capitato.
La comunità bengalese in piazza
La notizia dei nuovi sviluppi è la mobilitazione della comunità bengalese torinese che ha organizzato un presidio davanti a Palazzo Civico con tre obiettivi dichiarati: solidarietà alla minorenne, richiesta di giustizia e netta presa di distanza dall'accusato.
Un portavoce dichiara che la comunità è contro chi non rispetta le leggi, chiedendo una risposta giudiziaria più severa. Sostiene che le misure prese nei confronti del loro compatriota siano troppo blande e non adeguate. Il messaggio alla vittima è stato diretto: "Alla bambina diciamo: siamo con te ". Il portavoce continua e chiede che non sia generalizzata l'opinione pubblica contro la propria gente "chiediamo che non si pensi che siamo tutti uguali se una persona bengalese commette un gesto orribile".
L'incontro con l'assessore Porcedda e la richiesta sugli orari dei negozi
Il presidio non si è limitato a una protesta simbolica. La stessa delegazione bengalese che aveva organizzato il sit-in davanti a Palazzo Civico è stata infatti ricevuta dal Comune: i rappresentanti della comunità sono stati accolti dall'Assessore alla Sicurezza, Marco Porcedda, a cui hanno consegnato di persona le loro richieste concrete.
Al primo posto, quella di regole più severe sugli orari di chiusura dei minimarket, attività che in molti casi sono gestite proprio da cittadini di origine straniera, bengalesi compresi. "Sono loro stessi a chiedere queste misure", ha sottolineato Porcedda, spiegando però il limite normativo.
Gli orari commerciali non rientrano nelle competenze del Comune, e per consentire alle città di decidere autonomamente servirebbe una modifica della legge nazionale da chiedere al governo.
Tensione nel quartiere e scontro politico-istituzionale
Nel quartiere Madonna di Campagna il clima resta teso, sulle serrande abbassate del minimarket è comparsa una scritta contro il commesso, mentre proseguono i controlli della polizia. La scarcerazione ha inoltre acceso lo scontro tra politica e magistratura: la Premier Giorgia Meloni è intervenuta e ha dichiarato che effettivamente queste sentenze creano complicanze per fare passi avanti sulla sicurezza.
Il Ministro della Giustizia Nordio ha annunciato l'invio degli ispettori al tribunale di Torino, e l'Associazione Nazionale Magistrati - Anm ha reagito duramente parlando di "ingerenza che delegittima la funzione della magistratura".
Un caso che va oltre il singolo episodio
Il procedimento giudiziario seguirà il suo corso nelle sedi competenti, ma il caso ha già aperto un dibattito più ampio come la gestione dei negozi aperti fino a tarda notte e la tenuta sociale delle comunità di immigrati.
Il messaggio consegnato dai bengalesi torinesi davanti al Comune resta il dato politico più rilevante della giornata. Nessuna giustificazione per chi viola la legge, nessuna condanna collettiva per chi la rispetta.
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