Garlasco, diciassette anni dopo: la Procura chiude le indagini su Sempio mentre Stasi vede la revisione 

Pubblicato il 26 ottobre 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

Sembra non finire mai il caso del delitto di Garlasco, che sembrava consegnato alla storia giudiziaria  italiana con la condanna definitiva a 16 anni di Alberto Stasi.

La Procura di Pavia ha ufficialmente  chiuso per la seconda volta le indagini integrative a carico di Andrea Sempio, il trentottenne amico  del fratello della vittima, oggi unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto  2007.Da Milano rimbalza un’indiscrezione clamorosa: la Procura Generale avrebbe concluso l’esame  degli atti orientandosi verso la revisione del processo per Alberto Stasi. Uno scenario che creerebbe  un inedito e clamoroso sdoppiamento giudiziario. 

Nelle scorse settimane la difesa di Andrea Sempio, rappresentata dai legali Liborio Cataliotti e Angela  Taccia, ha depositato un corposo pacchetto di cinque nuove consulenze scientifiche, lasciando in  silenzio il proprio assistito e puntando a smontare i 21 elementi indiziari raccolti dai magistrati pavesi.  Il cuore della battaglia scientifica ruota attorno a due elementi storici del giallo di Garlasco: 

L'impronta del piede: La difesa spinge con forza sull'incompatibilità tra la taglia di scarpe di Sempio  e l'ormai famosa impronta numero 33 lasciata dall'assassino sul sangue del pavimento di via Pascoli. I pedali della bicicletta: Sotto la lente sono tornati i vecchi accertamenti genetici. La difesa contesta  la validità dei passati risultati del Ris, parlando di anomalie nei prelievi che avrebbero finito per  mettere nei guai Sempio. I consulenti ribadiscono inoltre la negatività ai test del sangue sui pedali  della bici di Stasi effettuati nel 2009. 

Nonostante l'accelerazione della Procura di Pavia, la famiglia di Chiara Poggi, assistita dall'avvocato Gian Luigi Tizzoni, ha scelto di non costituirsi parte civile contro Andrea Sempio. I genitori e il  fratello di Chiara restano fermi nella convinzione della colpevolezza di Alberto Stasi, reputando la  condanna del 2015 l'unico punto fermo della vicenda.  

La nuova inchiesta non si limita alla dinamica del delitto, ma scava nel passato delle istituzioni che  lo hanno trattato. I magistrati indagano infatti su presunti episodi di corruzione e depistaggio legati  alla gestione dei vecchi fascicoli. Al centro dei sospetti ci sono presunti passaggi di denaro e "pizzini"  volti a collegare l'ex magistrato Laura Barbaini e l'ex generale del Ris Luciano Garofano, accusati  secondo alcune ipotesi d'accusa di aver ostacolato in passato gli accertamenti sul conto di Sempio. Garofano, dal canto suo, ha difeso pubblicamente in televisione la bontà del lavoro svolto dal Ris nel  2007. E a rendere lo scenario ancora più fosco è il collegamento con la morte di Giovanni Ferri, il  meccanico di Garlasco trovato senza vita nel 2010. Il caso, inizialmente archiviato come suicidio, è stato riaperto dalla Procura con l'ipotesi di omicidio: gli inquirenti sospettano che l'uomo potesse  essere a conoscenza di dettagli decisivi sulla mattina del delitto di Chiara Poggi e che per questo sia  stato messo a tacere. 

Con la scadenza dei termini per il deposito delle controdeduzioni difensive, la palla passa ora  definitivamente al Giudice per le Indagini Preliminari. La Procura di Pavia è pronta a chiedere il  processo per Sempio. Resta da capire come la magistratura milanese gestirà l'eventuale istanza di  revisione per Stasi: l'Italia si avvia a seguire un processo parallelo in cui lo stesso reato potrebbe  essere contestato, contemporaneamente, a due persone diverse. 

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