di Davide Belcuore
A oltre quattro anni e mezzo dall’inizio della guerra in Ucraina, la società che gestisce lo scalo civile resta al centro di un caso irrisolto. Le carte cipriote raccontano di cessioni societarie, presunti prestanome e investimenti immobiliari in Maremma. E, soprattutto, di una domanda che nessuno, per ora, ha risposto: chi controlla davvero la quota russa della Seam?
Una pista civile dentro la base militare
L’aeroporto di Grosseto non è uno scalo qualsiasi. Intitolato a Corrado Baccarini, ospita al suo interno il Quarto Stormo dell’Aeronautica militare, con gli Eurofighter Typhoon pronti al decollo per la difesa dello spazio aereo nazionale. Accanto alla pista militare convive però una pista civile, inaugurata negli anni Settanta, che nella stagione estiva movimenta circa duemila aerei privati ed è diventata punto di riferimento per turisti facoltosi diretti sulle coste toscane.
A gestire lo scalo civile è la Seam, Società esercizio aeroporto Maremma. La compagine azionaria è mista. La Regione Toscana detiene il 7,08 per cento. I soci pubblici – Provincia di Grosseto, Camera di Commercio e Comune di Roccastrada, insieme alla Regione – hanno sottoscritto il 3 aprile 2023 un patto parasociale che complessivamente vale il 37,08 per cento. Tra i privati, con il 35,26 per cento, figura la società toscana Ilca srl. Ed è proprio questa quota a finire al centro dell’attenzione.
La cessione del marzo 2022
Secondo quanto ricostruito dall’inchiesta internazionale Cyprus Confidential, condotta dal consorzio Icij e da Paper Trail Media, la capogruppo cipriota che controlla le attività italiane della famiglia Trotsenko ha cambiato titolare il 21 marzo 2022, meno di un mese dopo l’invasione russa dell’Ucraina.
Il passaggio è avvenuto da Sofia Trotsenko, moglie del magnate Roman Trotsenko, a Irina Gorshkova, cittadina russa laureata in ingegneria che a Mosca gestisce una piccola società immobiliare con cinque appartamenti dati in affitto. Un’attività che, secondo gli inquirenti delle carte cipriote, non appare in grado di giustificare i cospicui flussi di investimenti verso l’Italia. Di qui il sospetto che si tratti di un prestanome.
Trotsenko non era nella lista Ue nel 2022. Tuttavia, nella fase iniziale era già nella “Putin List” americana del 2018 e sanzionato dall’Ucraina. È entrato nella lista europea solo il 24 giugno 2024. La motivazione ufficiale dell’Ue lo descrive come “consigliere di Igor Sechin, presidente della società statale Rosneft”, fondatore e comproprietario di Aeon Corporation e direttore di Geopromining Investment (CYP) Limited. Le sue aziende, si legge nella motivazione, operano “in settori economici che forniscono una fonte sostanziale di reddito al governo della Federazione Russa”. Trotsenko ha presentato ricorso contro il mantenimento delle sanzioni, chiedendone l’annullamento al Tribunale dell’Ue.
Le perdite e la domanda che resta senza risposta
A rendere il quadro più opaco contribuiscono i bilanci. Ancora L'Espresso riferisce che le attività toscane accumulano da anni forti perdite, che la capogruppo cipriota ripiana iniettando milioni di euro in ogni esercizio. Con quali soldi? È la domanda che il presidente della Seam, Renzo Alessandri, ha dribblato: “L’identità del titolare effettivo è considerata un dato sensibile che siamo autorizzati a fornire solo a soggetti istituzionali o alle autorità anti-riciclaggio”.
C’è però un episodio che getta una luce diversa sui rapporti tra la Seam e il socio russo. Nel maggio 2023, all’assemblea per l’approvazione del bilancio 2022, la Seam registrò un utile di 363.358 euro. I soci pubblici e gli altri privati decisero di distribuire i dividendi. Ilca srl votò no. L’amministratrice Arianna Balducci spiegò che sull’utile pesavano “ingenti risorse pubbliche” – 80.415 euro dal ministero delle Infrastrutture e 26.347 euro dal Comune di Grosseto – e che non sembrava corretto “ricavare profitto da ciò”. La quota spettante a Ilca, circa 28mila euro, fu donata al Comune di Grosseto con un bonifico. Un gesto che, a seconda dei punti di vista, può essere letto come un segnale di trasparenza o come un modo per allontanare l’attenzione.
Non solo l’aeroporto: la tenuta e la villa
L’inchiesta non si ferma allo scalo. La capogruppo cipriota controlla anche la società fiorentina Torre Civette, proprietaria di circa trecento ettari di terreni, un agriturismo, diversi rustici ristrutturati e una torre del Cinquecento a picco sul mare. In totale, almeno venti immobili e venticinque terreni per oltre un milione di metri quadrati. Secondo quanto ricostruito da L'Espresso, nel marzo 2023, a un anno dall'inizio della guerra, una nuova società toscana ha inoltre acquistato una villa di lusso a Castiglione della Pescaia, nella pineta di Roccamare, già frequentata da diversi oligarchi.
Su questo fronte si aggiunge un elemento che riguarda direttamente Bruxelles. Secondo quanto riportato da United24 Media e dal Sole 24 Ore, la tenuta Torre Civette avrebbe ricevuto finanziamenti pubblici europei – le due fonti riportano cifre diverse: oltre 180mila euro secondo United24, circa 140mila secondo il Sole 24 Ore – nonostante la proprietà fosse riconducibile a un soggetto sanzionato dall’Ue . Secondo la Corte dei conti europea, i controlli sono insufficienti e in Italia non risulta alcun procedimento aperto in materia.
Le domande per il territorio
La vicenda pone interrogativi che riguardano direttamente la Maremma e i suoi cittadini. Un aeroporto civile incastonato in una base militare strategica può avere una proprietà opaca? Le autorità italiane hanno verificato l’identità del titolare effettivo della quota russa? E quali ricadute ci sono per l’economia locale, tra posti di lavoro e indotto turistico?
Il presidente Alessandri sottolinea che gli azionisti pubblici, con il patto parasociale e l’accordo che ha portato al consiglio d’amministrazione in carica dal giugno 2022, continuano a pesare nelle decisioni della società. Un elemento di stabilità, ma che non scioglie il nodo di fondo: chi c’è davvero dietro la matrioska societaria che controlla una parte dello scalo? E perché, a distanza di anni, nessuna autorità ha ancora reso pubblico il nome del titolare effettivo?
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