Emergenza Casa: il sovraffollamento abitativo divora le città Italiane

Pubblicato il 26 ottobre 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

L’Italia si conferma un Paese fortemente ancorato alla cultura della stabilità domestica, con oltre tre  famiglie su quattro (75,9%) che vivono in una casa di proprietà, una percentuale nettamente superiore  alla media europea ferma al 68,4%.

Dietro questa facciata di apparente sicurezza, si nasconde una  profonda crisi strutturale così scomoda che non se ne parla: il disagio abitativo colpisce oggi circa  1,5 milioni di nuclei familiari, pari al 5,3% delle famiglie italiane, traducendosi molto spesso in gravi  fenomeni di sovraffollamento. Dai dati combinati delle ultime indagini Istat ed Eurostat emerge un aumento della pressione economica legata al caro affitti , con incrementi dei canoni che hanno toccato  il +10,3% in un solo anno nelle principali città d'arte che costringe un numero sempre maggiore di  famiglie e studenti a stringersi in spazi ridotti, ben al di sotto dei minimi standard igienico-sanitari  previsti dal Decreto Ministeriale del 1975. 

I dati Eurostat confermano che l'Italia è tra i Paesi europei con la maggiore pressione interna: il tasso  di sovraffollamento abitativo tocca il 24,3%, contro una media UE del 16,8%. Le conseguenze sociali  sono evidenti, a partire dall'età media in cui i giovani lasciano la casa dei genitori, che in Italia ha  raggiunto i 30,2 anni rispetto ai 26,3 anni della media europea. 

A gravare sulla situazione è anche la paralisi dell'Edilizia Residenziale Pubblica (ERP). A fronte di  oltre 300.000 famiglie in lista d'attesa per una casa popolare, si contano circa 84.000 alloggi pubblici  inutilizzabili perché fatiscenti, occupati abusivamente o non assegnabili. La sola Lombardia detiene  il primato negativo con più di 17.000 case popolari vuote. 

La crisi immobiliare italiana non è più un'emergenza passeggera, ce lo dicono gli ultimi dati diffusi  dall'Osservatorio Nomisma e dal Centro di Ricerca Scenari Immobiliari: in Italia circa 1,5 milioni di  famiglie versano in condizioni di grave disagio abitativo. A fronte di un patrimonio di 35,6 milioni  di abitazioni, la distribuzione sbilanciata e la stagnazione dei redditi reali creano vistosi paradossi di  inaccessibilità e sovraffollamento, concentrati specialmente nei tre principali poli metropolitani del  Paese. Nelle tre maggiori metropoli – Milano, Roma e Napoli – la crisi assume contorni differenti,  ma ugualmente allarmanti.  

A Milano: il mercato degli affitti registra una leggera flessione per le metrature ampie (bilo e trilocali  cedono il 6% rispetto all'anno precedente), ma vede crescere del 3% il costo dei monolocali, che  sfondano la barriera dei 1.000 euro mensili. Qui il sovraffollamento non è figlio della carenza assoluta  di spazi, quanto della speculazione economica. Migliaia di studenti e giovani lavoratori fuori sede  sono costretti a coabitazioni forzate in stanze condivise per ammortizzare costi insostenibili, mentre 

i quartieri centrali viaggiano a medie superiori ai 34 euro al metro quadro. Il fabbisogno calcolato per  calmierare il mercato è di ben 34.600 nuovi alloggi. 

A Roma: servirebbero 39.300 alloggi necessari per rispondere alla domanda interna e i prezzi delle  locazioni si mantengono rigidi e stabili (un bilocale si attesta sui 1.429 euro). Qui il disagio si traduce  in emergenza sociale acuta: le stime dei sindacati inquilini registrano migliaia di famiglie in  graduatoria per un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) a fronte di pochissime decine di  assegnazioni annue reali da parte di Ater e Comune. Le famiglie a basso reddito restano confinate in  appartamenti piccoli e sovraffollati nelle periferie orientali, impossibilitate a transitare verso soluzioni  più ampie.  

A Napoli: si sono abbassati del 7% i canoni dei trilocali (-7%), portando la media a 1.097 euro, mentre  il monolocale si attesta a 654 euro. La vera criticità partenopea risiede nella desertificazione dei  residenti nel centro storico. La massiccia conversione degli immobili in strutture ricettive extra alberghiere e B&B ha spinto il Consiglio Comunale a varare una stretta con un tetto del 30% alle  licenze turistiche nei quartieri centrali. La mancanza di stock a lungo termine costringe le fasce  popolari ad accettare sistemazioni storicamente sotto la soglia minima di mq per abitante o a spostarsi  nell'hinterland.  

Le conseguenze sociali del sovraffollamento e del disagio abitativo nelle metropoli italiane non si  limitano alla sfera economica, ma innescano un effetto domino che altera la salute pubblica, la  demografia e la coesione sociale. Vivere in spazi che non rispettano i parametri minimi di legge (i  famosi 28 mq per un singolo o i 14 mq per una stanza doppia) ha effetti diretti sul benessere degli  individui. Il sovraffollamento e l'inaccessibilità economica dei piccoli appartamenti (con i monolocali  a Milano e Roma stabili sopra i 1.000 €/mese) creano una vera e propria paralisi generazionale. 

Ritardo nell'autonomia: Come evidenziato dai dati Eurostat, in Italia l'età media in cui si lascia la casa  dei genitori è di 30,2 anni, contro i 26,3 della media europea e i meno di 22 anni dei Paesi scandinavi. Inverno demografico: La convivenza forzata in spazi ridotti o il prolungato soggiorno nella casa  d'origine ritarda la formazione di nuovi nuclei familiari. Questo trend contribuisce direttamente al  calo delle nascite, poiché le coppie rimandano la genitorialità a causa della mancanza di una stanza  aggiuntiva (i 9 mq minimi per un figlio) o di una stabilità abitativa. 

Il mercato immobiliare delle grandi città seleziona gli abitanti in base al censo, generando dinamiche  di esclusione violente ed aumentando rabbia e insoddisfazione in un numero sempre maggiore di  persone, come molti lavoratori dei settori dei servizi, della logistica o della ristorazione a Milano,  Roma e Napoli che spendono oltre il 40% del proprio stipendio per l'affitto (sovraccarico dei costi),  ritrovandosi a dover dividere appartamenti con sconosciuti o a vivere in contesti sovraffollati. E chi  non può permettersi i costi del centro viene progressivamente espulso verso le periferie estreme o i comuni dell'hinterland. Questo crea quartieri-dormitorio a macchia d'olio, dove il sovraffollamento  si concentra in complessi edilizi degradati, aumentando il senso di alienazione e riducendo  l'integrazione sociale delle fasce più deboli, tra cui le comunità di immigrati. Il recente Piano Casa, convertito in legge dal Decreto DL 66, punta a stanziare risorse per il recupero  dell'edilizia residenziale pubblica e l'housing sociale, con l'obiettivo di rimettere in circolo circa 60- 100 mila alloggi pubblici oggi inutilizzabili perché fatiscenti o non assegnabili. Allora le soluzioni e i fondi forse ci sarebbero, basterebbe ascoltare guardare in faccia realtà scomode come queste ed  impegnarsi a capire cosa è possibile concretamente fare. 

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