Montedomini (II): la sindaca che vieta agli altri ciò che permette a sé e una memoria dimenticata

Pubblicato il 31 agosto 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

La sindaca di Firenze Sara Funaro ha respinto le accuse parlando di falsità e strumentalizzazioni, difendendo Frittelli, che ha nominato lei nel dicembre 2024 che ringrazia per la sua opera a titolo gratuito. Sostiene che gli affitti brevi risalgono al passato, quando il Comune li consentiva a tutti. 

Parla di Montedomini come un ente autonomo e non una partecipata, con solo il 5% del patrimonio coinvolto. Ha ammesso che le scelte della precedente gestione possono essere  discutibili ma ne ha difeso l'obiettivo quello di raccogliere risorse per i servizi agli anziani. Ha annunciato un tavolo tecnico per revisionare il regolamento e la messa a disposizione di 30 alloggi per il Piano Abitare Firenze, rivendicando la coerenza della sua giunta sul tema. 

Tuttavia la sua ricostruzione è contestata, Funaro è legata a Montedomini dal 2009 come vicepresidente della Fondazione, poi assessore al Welfare dal 2014 al 2024) e i contratti più contestati, come quelli di via Guelfa, risalgono al dicembre 2024-agosto 2025, cioè sotto la sua amministrazione.

È stato annunciato un Consiglio Comunale straordinario per il 4 Settembre 2026 proprio per il dossier Montedomini, che seguiremo.

La contraddizione su Montedomini

La sindaca ha trasformato Firenze nella prima città italiana a regolamentare duramente gli affitti turistici brevi.  Dal maggio 2025 è in vigore un blocco totale delle nuove autorizzazioni in area Unesco per 35.593 abitazioni, esteso a giugno 2026 a oltre 100.000 abitazioni della cintura, con sanzioni fino a 10.000 euro. 

La giustificazione è la tutela della residenzialità e il diritto alla casa. Eppure, mentre vieta ai privati ciò che permette a se stessa, Funaro difende il fatto che Montedomini, ente pubblico da lei controllato,  faccia affitti turistici brevi. La sua difesa, autonomia dell'ente e contratti del passato cozza contro la cronologia dei documenti, i contratti di via Guelfa sono del dicembre 2024-agosto 2025, cioè dopo l'entrata in vigore del suo regolamento. L'opposizione grida all'ipocrisia, il Comune impone ai cittadini una stretta che non applica a sé.

L'associazione Ogier e le donne disabili

Le ospiti del villino sono state trasferite in via Benedetto Fortini già nel maggio 2024, pur continuando a pagare l'affitto fino alla scadenza del contratto il 28 novembre 2024. Montedomini sostiene che l'associazione aveva manifestato autonomamente la necessità di lasciare l'immobile, formalizzando una disdetta nel 2023. Tuttavia, documenti interni mostrano che l'associazione avrebbe invece chiesto un prolungamento della permanenza.  Montedomini ha smentito questa ricostruzione, precisando che la corrispondenza successiva riguardò solo le modalità di rilascio contrattuale. L'associazione non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche.

Inchieste e reazioni politiche

Il comitato Salviamo Firenze ha presentato un esposto in Procura corredato da un dossier di 14 pagine e 30 allegati, segnalando irregolarità nelle assegnazioni di via Guelfa e la scarsa trasparenza nella gestione del patrimonio. La vicenda è approdata anche a Roma, il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi risponderà alle interrogazioni di Fratelli d'Italia e Lega tra il 10 e il 15 settembre, e il governo non esclude provvedimento dalla diffida al commissariamento dell'ente. 

La Lega ha chiesto le dimissioni di Funaro e una mozione di sfiducia, Matteo Renzi ha invitato la sindaca a commissariare Frittelli. Tensioni emergono anche nella maggioranza: Avs-Ecolò chiede discontinuità nella governance delle partecipate, mettendo nel mirino anche l'ex presidente Luigi Paccosi, oggi a capo di Casa Spa.  Il PD respinge le accuse come strumentalizzazione e difende la linea dell'amministrazione.

Una memoria dimenticata

Tra un lazzaretto del 1476 e un hotel a quattro stelle con vista sul Biancone, Montedomini ha attraversato cinque secoli di storia sociale per finire al centro di una vicenda che racconta molto di più di un bilancio in utile. È la storia di un patrimonio accumulato con lavoro, donazioni e vincoli testamentari quello di Ugo Frilli per il Villino Ogier, quello dei fratelli Fusi per la palazzina di piazza Signoria che oggi rischia di essere svuotato del suo senso. Le targhe appese ai portoni ricordano ancora le fondazioni e i benefattori, ma chi entra con la valigia da turista non trova più né le famiglie povere né le donne disabili che quelle mura erano destinate a proteggere. Trova solo un check-in rapido, un codice scritto a penna su un foglietto e il rumore dei ristoranti sotto le finestre. 

Se la memoria dei lasciti si riduce a un argomento contabile per giustificare il profitto, se il vincolo del 1923 diventa un ostacolo da superare con un parere legale pro-veritate, allora la domanda non è più solo politica ma diventa culturale. 

Chi proteggerà i cittadini e la memoria di chi li ha preceduti dai propri tutori? La risposta, per ora, la daranno tribunali, urne e forse qualcuno che, salendo le scale di una palazzina storica, si fermi a leggere lo stemma sopra il portone.

Leggi la prima parte, clicca qui: dossier Montedomini

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