di Rita Bruno
“Lasciate intatte le nostre ragazze” questo lo slogan a Parigi per la protesta contro l’infibulazione.
Mentre in Mali le donne scendono in piazza per chiedere una legge, a Place de la Nation la diaspora africana alza la voce. Cos’è davvero l’infibulazione? Perché riguarda anche l’Europa e cosa c’entra l’Italia?
Sotto il sole del pomeriggio parigino di sabato 22 agosto 2026, Place de la Nation si è riempita di determinazione. Un centinaio di persone in gran parte membri delle diaspore dell’Africa occidentale, attivisti e semplici cittadini uniti per una manifestazione importante. Si sono ritrovati alle 15 con un obiettivo preciso: ribadire che l’escissione non è una tradizione da rispettare, ma una violenza da sradicare. Tra i cartelli, uno in particolare ha colpito l’attenzione: "Laissons nos filles entières - Stop à l’excision".
La manifestazione non è stata un episodio isolato
Lo stesso giorno, a migliaia di chilometri di distanza, le donne in Mali scendevano in piazza per chiedere l’adozione di una legge che vieti esplicitamente questa pratica.
Una mobilitazione transnazionale che, a Parigi, ha trovato eco nelle parole degli organizzatori: negli ultimi tempi, sui social network maliani, sono circolati contenuti che giustificano e persino promuovono l’escissione. Una deriva che ha spinto la diaspora a reagire, per impedire che il silenzio si trasformi in complicità.
I numeri che fanno male
In Francia si stima che 139 mila donne convivano oggi con le conseguenze fisiche e psicologiche di una mutilazione genitale femminile. Il governo francese è netto, sul territorio nazionale non risultano pratiche attive, ma il rischio non scompare, si sposta. Ogni estate, durante i viaggi di rientro nei Paesi d’origine, bambine e ragazze possono essere sottoposte all’intervento.
Questa la motivazione che dal 24 giugno al 1° settembre 2026, il Ministero per l’Uguaglianza e l’Associazione Excision parlons-en ! hanno lanciato una campagna nazionale. Tutta la Francia viene tappezzata da manifesti in mille pensiline con lo slogan "L’excision ne doit jamais faire partie du voyage" che significa l’escissione non deve mai far parte del viaggio.
Il quadro normativo francese è tra i più severi d’Europa. Chi pratica l’escissione rischia fino a 10 anni di reclusione e 150 mila euro di multa. Se la vittima ha meno di 15 anni e l’autore è un genitore o chi esercita l’autorità su di lei, la pena può arrivare a 20 anni di reclusione criminale.
Il principio di extraterritorialità della legge francese consente di perseguire il reato anche quando viene commesso all’estero, purché la vittima risieda abitualmente in Francia.
Dal 1983, anno in cui la Corte di Cassazione ha riconosciuto per la prima volta il carattere criminale della pratica, si contano circa trenta condanne.
Eppure sono i numeri globali a restituire la dimensione reale del fenomeno. Secondo l’ultimo rapporto, nel mondo oltre 230 milioni di donne e ragazze hanno subito una forma di mutilazione genitale femminile: 30 milioni in più rispetto al 2016, con un aumento del 15% in otto anni. Ogni anno circa 4 milioni di bambine vengono colpite, spesso prima dei 5 anni. Se il ritmo attuale non cambierà, entro il 2030 saranno 22,7 milioni le ragazze a rischio.
La posizione dell'Italia
L’Italia non è affatto fuori da questo quadro. Con la legge 7/2006, chiamata legge Consolo, il nostro Paese ha introdotto norme specifiche per la prevenzione e il divieto delle mutilazioni genitali femminili, prevedendo pene da 4 a 12 anni di reclusione e l’applicazione del principio di extraterritorialità stessa procedura della Francia, anche se il reato viene commesso all’estero.
Eppure, a differenza della Francia, l’Italia non dispone di un censimento sistematico. Le stime sono frammentarie, ma indicano che decine di migliaia di donne provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Egitto e Nigeria, vivono sul territorio nazionale con le conseguenze di questa pratica.
Il rischio, come a Parigi, si concentra soprattutto nei mesi estivi, quando le famiglie rientrano nei Paesi d’origine. E se la legge esiste, la visibilità del fenomeno resta bassa, troppo spesso l’infibulazione viene considerata un problema lontano che riguarda altri continenti, dimenticando che le sue vittime camminano anche per le strade delle città della nostra penisola.
Vediamo di cosa si tratta
Su questo punto è importante fare chiarezza, perché spesso si tende a usare il termine infibulazione per indicare in generale tutte le mutilazioni genitali femminili. In realtà non è così. L’infibulazione è solo una delle forme possibili, ed è anche la più grave e traumatica.
Le mutilazioni genitali femminili comprendono infatti pratiche diverse, tutte lesive del corpo della bambina o della donna. In alcuni casi viene asportata una parte del clitoride, in altri vengono rimossi anche altri tessuti genitali esterni. L’infibulazione, però, rappresenta il livello più estremo : oltre alla rimozione di tessuti genitali, comporta la chiusura quasi completa dell’apertura vaginale, lasciando soltanto un foro molto piccolo per il passaggio dell’urina e del sangue mestruale. È una pratica che provoca sofferenze immediate e conseguenze che possono durare tutta la vita.
I danni sono spesso gravissimi tra emorragie, infezioni, dolori cronici, difficoltà nei rapporti sessuali, complicazioni durante la gravidanza e il parto, oltre a ferite psicologiche profonde.
Non si tratta di un precetto religioso, ma di una tradizione culturale radicata in alcune comunità, dove viene ancora presentata come uno strumento per controllare la sessualità femminile e preservare una presunta purezza prima del matrimonio. Nella maggior parte dei casi le vittime sono bambine molto piccole, spesso tra i 4 e i 14 anni, ma talvolta anche nei primi mesi di vita.
Le segnalazioni in Italia
In Italia, chi teme un caso o vuole segnalare una situazione a rischio può rivolgersi anzitutto ai servizi sociali del proprio Comune, ai consultori familiari, al pediatra o al medico di base. Esistono poi numeri nazionali già attivi come il 1522 numero gratuito antiviolenza e stalking, accessibile 24 ore su 24 e pensato per offrire ascolto e orientamento. Se coinvolta una minore o ci fosse una situazione di pericolo che riguarda bambine e adolescenti, si può contattare anche il 114 Emergenza Infanzia essendo servizio nazionale di emergenza gratuito che attiva la rete di protezione territoriale.
Nei casi di pericolo immediato resta naturalmente fondamentale chiamare il 112. Per informazioni, sensibilizzazione e accompagnamento sul tema si possono inoltre contattare realtà specializzate come AIDOS - Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo - da anni impegnata in Italia e a livello internazionale sul contrasto alle mutilazioni genitali femminili.
La manifestazione, un simbolo
Place de la Nation, quel sabato d’agosto, non era soltanto una piazza parigina. Era un luogo simbolico in cui un centinaio di persone ha deciso che il silenzio non è più un’opzione. La Francia, con i suoi 139 mila volti spesso invisibili e con le sue mille pensiline trasformate in messaggi pubblici, ricorda che la lotta contro l’infibulazione non si combatte solo nei villaggi africani, ma anche nelle piazze europee, nelle scuole, negli ambulatori, nelle stazioni da cui partono i viaggi estivi.
L’Italia ha una legge. Ha medici, operatori sociali, insegnanti. Ma ha anche il compito di guardare questo fenomeno con più attenzione, senza relegarlo ai margini dello sguardo pubblico come se riguardasse sempre qualcun altro.
Una bambina viene portata “in vacanza” nel paese dei nonni e torna segnata da questa pratica, la questione smette di appartenere solo a un altrove geografico o culturale. La questione entra dentro le nostre città, i nostri servizi sanitari, le nostre scuole, il nostro dibattito pubblico.
In questo senso la protesta di Parigi parla anche a noi. Non solo come denuncia, ma come richiamo alla vigilanza, all’ascolto e alla prevenzione. Più che alzare la voce, forse, oggi serve non abbassare l’attenzione ma riconoscere il problema, nominarlo con chiarezza e affrontarlo prima che resti nascosto ancora una volta nel silenzio.
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