di Rita Bruno
L'articolo di EU News Italia del 28 Agosto 2026 riporta una risposta scritta della commissaria UE per l'Ambiente, Jessika Roswall, a un'interrogazione della delegazione del PD al Parlamento europeo. La Commissione europea ha individuato, alcuni aspetti che potrebbero non essere compatibili con le norme dell'UE, nel disegno di legge 1552 sulla riforma della caccia
Il governo italiano, pur sapendo che alcuni aspetti del disegno di legge n. 1552 sulla caccia sono in contrasto con la direttiva Uccelli e la direttiva Habitat, ha interesse strategico a mantenere il testo così come approvato al Senato.
Il costo di una futura procedura d'infrazione e delle relative sanzioni pecuniarie verrà valutato come accettabile o addirittura preferibile, rispetto al costo politico di cedere alle pressioni europee e alle richieste delle associazioni ambientaliste. In altre parole, prima di modificare la legge, il governo pagherà la multa.
Il costo politico della cessione è più alto del costo economico
La riforma della legge sulla caccia non è una norma tecnica. È un atto fortemente identitario, frutto di un patto elettorale con le associazioni venatorie Federcaccia in primis e con una parte significativa dell'elettorato rurale.
Cedere sui punti critici, allungamento dei calendari venatori oltre il 10 febbraio, declassamento del ruolo vincolante dell'ISPRA, liberalizzazione dei richiami vivi, apertura del demanio forestale alla caccia, significherebbe sminuire la propria base e apparire debole di fronte a Bruxelles.
Il costo di una figuraccia politica interna, in termini di consenso e di fedeltà elettorale, viene percepito come superiore a quello di una sanzione economica che, peraltro, ricadrà sul bilancio dello Stato e non sui conti del partito di governo.
Le sanzioni UE sono lievitate ma nel breve periodo sono gestibili
Le regole UE prevedono una sanzione forfettaria minima di 7.038.000 euro e una penalità giornaliera minima di 8.505,11 euro.
Cifre rilevanti, ma non insostenibili per un bilancio statale. Per un confronto, l'Italia versa già ogni anno decine di milioni per infrazioni ambientali pregresse, oltre 325 milioni per i rifiuti in Campania, oltre 210 milioni con circa 300 stimati per le restanti penalità per le acque reflue. Dal 2012, lo Stato italiano ha pagato 1,2 miliardi di euro in sanzioni UE, di cui circa due terzi, intorno agli 800 milioni, riconducibili a rifiuti e acque reflue.
Se l'Italia ha imparato a convivere con questi esborsi strutturali, una nuova infrazione sulla caccia verrebbe inserita nella stessa logica: un costo di gestione, non un evento eccezionale. E soprattutto, una cifra che non incide direttamente sulla narrazione politica del governo.
La strategia del tempo: la multa arriverà troppo tardi per chi la merita
Una procedura d'infrazione per violazione delle direttive Uccelli e Habitat richiede molti anni vedi lettera di messa in mora, parere motivato, ricorso alla Corte di giustizia, sentenza e, solo in caso di inadempimento persistente, applicazione delle sanzioni pecuniarie. Tra l'approvazione definitiva della legge e l'eventuale condanna possono passare cinque o dieci anni. Questo crea un effetto perverso ma razionale dal punto di vista politico. Il governo che approva la riforma oggi raccoglie subito i benefici elettorali come soddisfazione delle lobby venatorie, mentre il costo della sanzione verrà pagato - materialmente e politicamente - da legislature future. È lo stesso meccanismo per cui gli Stati accumulano debito, chi spende oggi non è chi paga domani.
Il dialogo con Bruxelles come tattica dilatoria
Il fatto che le autorità italiane abbiano risposto alla Commissione UE comunicando di prendere in considerazione la possibilità di proporre modifiche, non è necessariamente un segnale di cessione. Potrebbe essere una tattica dilatoria, mostrare apertura al dialogo per guadagnare tempo, evitare un inasprimento della procedura nel breve periodo e, intanto, far passare la legge alla Camera. Una volta approvata definitivamente, la riforma acquisisce una sua inerzia politica e normativa che rende molto più difficile, costoso, in termini di credibilità, tornare indietro.
Il confronto con le lobby: chi pesa di più?
Le associazioni ambientaliste tra cui WWF, Legambiente, LIPU, LAV hanno raccolto centinaia di migliaia di firme oltre 400.000 e hanno sollevato profili di incostituzionalità. Ma il peso politico delle lobby venatorie, in una maggioranza che ha fatto della difesa delle tradizioni rurali un cavallo di battaglia, è strutturalmente superiore. Per il governo, scontentare il WWF ha un costo elettorale limitato e scontentare Federcaccia e il mondo venatorio ha un costo concreto in termini di consenso territoriale.
In questo bilancio, pagare una sanzione UE diventa una sorta di tassa di sopravvivenza politica. Un prezzo accettabile per mantenere intatto un patto con un elettorato ritenuto strategico. Verrà pagata la multa pur sapendo che poi la normativa dovrà essere adeguata.
Il cuore del calcolo
Le sanzioni UE non sono una multa saldata per chiudere la pratica. La penalità giornaliera scorre finché la violazione persiste, nessun patto accomodante. L' adeguamento normativo resta obbligatorio, la Corte di Giustizia condanna lo Stato a conformarsi, e la sanzione pecuniaria è solo lo strumento di pressione per ottenere quella conformità. Eppure il governo può farlo, perché il calcolo politico non è fatto sull'orizzonte infinito, ma su quello elettorale. Prendere da esempio concreto le infrazioni pregresse : l'Italia ha pagato oltre 325 milioni ma gli impianti dovranno essere realizzati e completati.
È stato solo ritardato il più possibile, scaricando il costo economico e politico sulle amministrazioni successive. La stessa logica si applicherà alla caccia, raccogliere il consenso oggi era pagare qualche milione all'anno per qualche anno. Quando la Corte condannerà definitivamente e la penalità diventerà insostenibile, sarà un altro governo a dover fare marcia indietro e a subire la figuraccia con le lobby venatorie.
In breve, l'ipotesi non è che il governo ignori le norme UE per leggerezza. Ma risulterebbe un calcolo freddo. Il vantaggio politico immediato di una riforma - forte - sulla caccia supera il danno economico differito di un infrazione. Le sanzioni UE, per quanto pesanti, sono un costo dello Stato. La cessione alle pressioni europee, invece, sarebbe un costo del governo. In questa equazione, lo Stato e il governo non sono la stessa cosa.
Se sarà necessario scegliere tra modificare la legge e pagare la multa, pagheranno la multa. Non perché non sappiano quanto costa, non perché pensano di poterla pagare per sempre, ma perché sanno esattamente a chi non costa e soprattutto, perché sanno che a dover adeguare la normativa, alla fine, sarà qualcuno altro.
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