Ladro colpisce un poliziotto alla testa con un piede di porco, il PM lo rimette in libertà dopo poche ore

Pubblicato il 31 agosto 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Ci sono notizie che sembrano scritte apposta per spiegare la distanza siderale che ormai separa il cittadino comune da certi meccanismi della giustizia italiana.

A Scandicci, alle porte di Firenze, nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto, un poliziotto e un carabiniere, entrambi fuori servizio e in abiti civili, rientrando dopo una serata, notano qualcosa di strano sotto un condominio di via dei Rossi: un uomo fermo davanti al palazzo parla al telefono, mentre un altro ha raggiunto il balcone di un appartamento al terzo piano.

Non esattamente un turista che ammira il panorama: secondo le ricostruzioni ha con sé guanti, torcia e un grosso leverino, quello che comunemente chiamiamo piede di porco. I due appartenenti alle forze dell'ordine chiamano i colleghi in servizio ma intanto fanno ciò che evidentemente per alcuni uomini non finisce quando si toglie la divisa: intervengono. Il carabiniere cerca di bloccare l'uomo rimasto sotto il palazzo mentre il poliziotto insegue l'altro che nel frattempo tenta la fuga. L'uomo scavalca il cancello di un'abitazione, l'agente lo raggiunge e prova a fermarlo. A quel punto il piede di porco cambia improvvisamente funzione: da arnese diventa arma. Il poliziotto viene colpito alla testa, resta ferito, finisce in ospedale e deve essere medicato con punti di sutura. Arrivano le pattuglie, i due uomini, cittadini georgiani di 43 e 37 anni, vengono fermati e arrestati ipotizzando tentata rapina impropria aggravata, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni.

Si potrebbe ingenuamente pensare che la storia finisca qui. Invece siamo in Italia, dove talvolta il capitolo più sorprendente comincia proprio dopo l'arresto. Poche ore più tardi il pubblico ministero di turno dispone infatti l'immediata liberazione dei due. Il punto giuridico è questo: secondo quanto ricostruito dalla stampa, non sarebbero emersi atti sufficientemente idonei e inequivoci a dimostrare il tentativo di furto: nessun segno di effrazione, nessun oggetto sottratto dall'appartamento, nessuna refurtiva proveniente da quella casa addosso ai fermati. L'uomo era arrivato sul balcone, ma non era ancora entrato nell'abitazione.

E qui il diritto incontra il buonsenso e i due, evidentemente, non sempre prendono lo stesso autobus. Perché al cittadino resta una domanda semplicissima: cosa ci faceva un uomo nel cuore della notte sul balcone al terzo piano di un'abitazione, con guanti, torcia e piede di porco? Ma soprattutto c'è un fatto che prescinde perfino dal possibile furto: un poliziotto è stato colpito alla testa durante l'intervento ed è finito in ospedale. Eppure poche ore dopo gli arrestati erano nuovamente liberi.

Non significa che siano stati assolti, né che le accuse siano magicamente scomparse: significa che in quel momento non è stata ritenuta necessaria una misura cautelare. Giuridicamente sono due cose completamente diverse. Per il cittadino che osserva la scena, però, la fotografia rimane devastante: due appartenenti alle forze dell'ordine intervengono fuori servizio, rischiano personalmente, uno viene ferito alla testa e, terminati verbali e accertamenti, le persone fermate tornano in libertà.

Poi ci domandiamo perché cresce la sensazione di impunità e perché tanti agenti si sentano lasciati soli. Continuiamo a chiedere alle forze dell'ordine di intervenire, inseguire, arrestare, rischiare e magari farsi aprire la testa. Ma se poche ore dopo chi hanno fermato torna per strada, la domanda non è populista: quale messaggio stiamo mandando a chi delinque e quale, soprattutto, a chi indossa una divisa? Perché uno Stato che pretende coraggio dai propri uomini dovrebbe almeno avere il buon gusto di non farli sentire degli idioti quando fanno il proprio dovere.

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