di Massimo Gervasi
La nuova rottamazione quinquies va avanti e il Sole 24 Ore conferma che la definizione agevolata potrebbe estendersi anche a Tari, Imu, sanzioni e tributi locali affidati all’Agenzia delle Entrate Riscossione.
Una notizia che milioni di italiani aspettavano da tempo, soprattutto dopo anni di crisi economica, rincari, inflazione, bollette fuori controllo e difficoltà sempre più pesanti per famiglie, lavoratori autonomi, partite IVA e piccole imprese.
Ma dietro l’annuncio politico emerge ancora una volta una realtà ben diversa da quella raccontata nei titoli.
Perché la rottamazione sui tributi comunali non sarà automatica. Saranno infatti i singoli Comuni a decidere se aderire oppure no. Tradotto: il Governo annuncia la pace fiscale, ma poi scarica la responsabilità sugli enti locali. E così il rischio concreto è quello dell’ennesima Italia divisa, dove un cittadino potrà ottenere la rottamazione in un Comune e vedersela negare nel Comune accanto.
Una situazione che rischia di trasformarsi nell’ennesimo caos fiscale all’italiana.
Ed è proprio su questo punto che PIN - Partite IVA Nazionali, sta portando avanti un lavoro serrato di confronto e pressione istituzionale. Il presidente Antonio Sorrento, insieme a tutto lo staff tecnico dell’associazione, sta seguendo passo dopo passo l’evoluzione della manovra, cercando di evidenziare al Governo le criticità tecniche e sociali di una misura che, così strutturata, rischia di partire male e di lasciare indietro migliaia di contribuenti.
Rottamazione: disparità territoriali
Secondo PIN, non si può parlare di vera pace fiscale se poi tutto viene demandato ai Comuni senza strumenti concreti che consentano agli enti locali di aderire senza compromettere i propri bilanci. L’associazione starebbe lavorando proprio per indicare possibili “proposte" tecniche e normative che permettano di migliorare la misura in questa fase conclusiva, sollecitando interventi immediati che possano evitare disparità territoriali e nuove ingiustizie fiscali.
Perché oggi il rischio è evidente: molti Comuni potrebbero non aderire semplicemente perché non possono permetterselo. E allora la rottamazione diventerebbe solo uno slogan utile per raccogliere consenso, ma inutile per chi si trova davvero schiacciato dai debiti.
Il Governo non può limitarsi a concedere una possibilità teorica per poi lavarsene le mani. Se davvero esiste la volontà politica di aiutare cittadini e imprese, allora deve assumersi anche la responsabilità di accompagnare i Comuni, trovare strumenti compensativi, incentivi e soluzioni che consentano alle amministrazioni di venire incontro ai contribuenti senza mettere in crisi i conti locali.
Perché oggi gli italiani stanno vivendo uno dei periodi economicamente più difficili degli ultimi anni. Famiglie che non arrivano alla fine del mese, autonomi soffocati da cartelle e interessi, partite IVA che cercano semplicemente di sopravvivere e cittadini che vorrebbero mettersi in regola ma non riescono più a sostenere importi diventati ormai ingestibili.
In questo contesto servirebbe una politica fiscale seria, concreta e uniforme. Non un sistema dove tutto dipende dal codice postale del contribuente.
La sensazione, invece, è che ancora una volta si vogliano annunciare misure ad effetto senza assumersi fino in fondo la responsabilità politica di renderle realmente applicabili. Ed è proprio per questo che il lavoro di PIN, del presidente Antonio Sorrento e del suo staff, potrebbe risultare decisivo in queste ultime fasi della manovra, nel tentativo di trasformare una rottamazione nata tra dubbi e limiti in uno strumento davvero utile per cittadini, lavoratori e imprese.
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