di Redazione
Un fantomatico gioielliere di Grosseto è stato rinviato a giudizio con l'accusa di truffa ai danni di una cliente.
La vicenda ha inizio quando la vittima, E.P., si è rivolta ad un fantomatico perito per una valutazione dei gioielli ricevuti in eredità. Dopo aver stimato i preziosi per un valore di circa 45.000 euro, l'uomo avrebbe convinto la donna a effettuare una permuta: in cambio dell'intera collezione e di un ulteriore conguaglio di 2.000 euro versato tramite bonifico, le ha consegnato due bracciali Cartier della serie "Love" per un valore di 11.000 euro e un anello con diamante "naturale".
Solo alcuni mesi più tardi, la donna ha scoperto il raggiro, appurando che i beni permutati non erano autentici. A seguito della denuncia, una perizia tecnica ha confermato che i due bracciali erano in realtà delle imitazioni dal valore di circa 2.000 euro l'uno, mentre la pietra dell'anello è risultata essere un diamante di laboratorio anziché naturale. Immediata la denuncia che ha portato poi l'autorità giudiziaria a disporre il processo nei riguardi del fantomatico professionista con esperienza nei settore gioielleria e metalli preziosi.
In una nota, Confcommercio Grosseto ha preso le distanze dal caso, sottolineando che la persona rinviata a giudizio non ha né un negozio di gioielleria, né una partita IVA attiva nell'area di competenza della Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno. "La vittima si è rivolta ha una persona che non ha alcun titolo per valutare o commerciare oggetti preziosi", commenta Confcommercio, invitando "i cittadini interessati a valutazione o acquisti di gioielli ad affidarsi alla rete di vendita ufficiale tra cui negozi e laboratori registrati e certificati".
Il fenomeno dei diamanti da laboratorio
Un caso simile risale al 2014, quanto un gioielliere di Cavalese, nella provincia autonoma di Trento aveva ingannato una sua storica cliente. La donna affidò al gioielliere un anello con un diamante, del valore di 8 mila euro, per una pulizia. Dopo aver ritirato l’anello, la pietra aveva perso lucentezza. In sostituzione, il commerciante aveva offerto alla donna un’altra pietra. Grazie ad una perizia gemmologica emerse che entrambi i diamanti forniti erano sintetici e privi di valore.
In questi ultimi anni, si sono registrati numerosi casi non solo di contraffazione dei marchi di lusso ma cresce anche il fenomeno delle truffe con diamanti "Lab-Grown" (da laboratorio) venduti come naturali. Tra le vicende recenti, nel mese di dicembre 2025, il Comando Provinciale di Savona ha denunciato un commerciante che vendeva diamanti sintetici accompagnandoli con certificazioni contraffatte che li dichiaravano naturali.
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