di Tania Amarugi
Il degrado delle coste e dei mari italiani è diventato un buco nero per le casse dello Stato.
Gli ultimi aggiornamenti confermano che l'Italia resta tra i "cattivi" d'Europa per la gestione del ciclo dei rifiuti e, soprattutto, per la mancata depurazione delle acque reflue che finiscono in mare. Il 27 marzo 2025, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha inflitto un altro durissimo colpo all'Italia (causa C-515/23). Roma è stata condannata a pagare una somma forfettaria di 10 milioni di euro, a cui si aggiunge una penalità di quasi 14 milioni di euro per ogni semestre di ritardo.
Il motivo? Nonostante una prima condanna risalente al 2014, decine di agglomerati urbani (concentrati soprattutto in Sicilia, Calabria e Campania) continuano a scaricare acque reflue senza un trattamento adeguato, violando la storica direttiva 91/271/CEE. Questo significa che tonnellate di scarti organici e inquinanti arrivano direttamente sui nostri litorali, danneggiando ecosistemi e turismo.
La gestione dei rifiuti che finiscono nelle nostre coste è oggetto della procedura di infrazione 2052/2024 per le deroghe che l’Italia ha apportato alla direttiva SUP (Single-Use Plastics) sulle plastiche monouso e per la mancata depurazione delle acque: ecco perché le nostre spiagge rischiano di costarci carissimo in sanzioni europee.
Il cuore della disputa risiede nella scelta italiana di favorire le plastiche compostabili e biodegradabili in sostituzione di quelle tradizionali.
Se da un lato l'industria nazionale rivendica il primato nella chimica verde, l'Europa resta ferma: la direttiva punta alla riduzione assoluta del consumo, non alla semplice sostituzione dei materiali. Nel frattempo, i dati delle associazioni ambientaliste parlano chiaro: su ogni 100 metri di spiaggia italiana si contano ancora quasi 800 rifiuti e l'80% di questi è composto da polimeri plastici.
Oltre alla plastica, a pesare sono le "vecchie" infrazioni sul trattamento delle acque reflue. Sono ancora quattro le procedure attive contro l'Italia per fognature inefficienti e scarichi che riversano in mare rifiuti non trattati. Una negligenza che non danneggia solo l'ecosistema marino, ma svuota le casse pubbliche attraverso sanzioni pecuniarie semestrali che lo Stato continua a pagare alla Corte di Giustizia UE.
Secondo i dati della Corte dei Conti del 2025 l’Italia ha versato complessivamente oltre 800 milioni di euro in sanzioni ambientali fino alla fine del 2024. In pratica, milioni di denaro pubblico che mancano nelle casse dello Stato e che non sono più disponibili per la tutela dell’ambiente.
Ultimi Articoli pubblicati
Grosseto, noto gioielliere rinviato a giudizio per truffa
di Redazione
Italia, il "conto" del mare sporco: sanzioni UE record e nuove condanne nel 2025
di Tania Amarugi
Arezzo, la città delle liste infinite: 500 nomi ma chi ha il coraggio di salvarla davvero?
di Massimo Gervasi
Lavorano per noi, vivono nel fango: la vergogna italiana
di Massimo Gervasi
Un caffè? Unione Europea: vince il fine vita verificabile delle bevande in capsula
di Rita Bruno
Addio al formato cartaceo: dal 3 agosto passaggio alla Carta di Identità Elettronica
di Giacomo Pistolesi
Aggiungi commento
Commenti