di Rita Bruno
Sulle capsule del caffè l’Unione Europea sta scegliendo una linea più severa sul fine vita degli imballaggi: meno ambiguità, più regole comuni, più responsabilità per chi mette confezioni e capsule sul mercato. Il nuovo quadro è il Regolamento Ue 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR - Packaging and Packaging Waste Regulation), entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e destinato ad applicarsi in via generale dal 12 agosto 2026. L’obiettivo è doppio: ridurre i rifiuti e rendere più chiaro come ogni imballaggio debba essere raccolto, riciclato o compostato.
La novità più importante è che “compostabile” non diventa la regola generale per tutti gli imballaggi, ma resta un’eccezione circoscritta. La stessa Commissione europea chiarisce che le plastiche compostabili hanno senso solo dove ridurre, riusare o riciclare non è praticabile o non dà risultati migliori.
Cosa cambia per le capsule del caffè?
Il regolamento distingue tra unità monodose permeabili e morbide -cialde o pod da gettare insieme al contenuto residuo - e capsule non permeabili usate nelle macchine.
Per le prime, entro il 12 febbraio 2028 dovranno essere compatibili con lo standard di compostaggio in condizioni industrialmente controllate. Per le seconde, cioè le capsule rigide non permeabili, l’obbligo non scatta automaticamente in tutta l’Ue e lascia ai singoli Stati membri la possibilità di richiedere che siano compostabili, purché esistano adeguate condizioni di gestione del rifiuto, inoltre la facoltà riguarda le capsule in materiale diverso dal metallo.
Non tutte le “capsule compostabili” avranno lo stesso destino normativo. Le cialde/pod permeabili entrano in un binario europeo più definito verso il compostaggio industriale; le capsule rigide restano in una zona più aperta, dove peseranno molto le scelte nazionali, le infrastrutture di raccolta dell’organico e la capacità reale di trattarle senza contaminare altri flussi di rifiuto.
Quali obblighi di smaltimento avranno le aziende?
Per le imprese il primo obbligo sarà progettare e immettere sul mercato imballaggi conformi alla nuova disciplina. Questo significa che i produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità, predisporre la documentazione tecnica e rilasciare una dichiarazione UE di conformità prima della commercializzazione; importatori e distributori dovranno a loro volta verificare che questi passaggi siano stati fatti. Non è più sufficiente vendere una capsula “green” sul piano del marketing: bisognerà dimostrarne la conformità legale e tecnica.
Conferimento e etichettatura
Il secondo obbligo riguarda le istruzioni di conferimento e l’etichettatura. Dal 12 agosto 2028, o 24 msi dopo gli atti attuativi sul nuovo sistema armonizzato se successivi, gli imballaggi dovranno portare un’etichetta armonizzata con informazioni sulla composizione materiale e sul corretto flusso di raccolta.
Per gli imballaggi compostabili, l’etichetta dovrà indicare che il materiale è compostabile, che non è adatto al compostaggio domestico e che non deve essere disperso nell’ambiente. Le istruzioni di smaltimento dovranno essere precise e coerenti con le regole UE.
Fronte economico
Il terzo fronte è economico con la responsabilità estesa del produttore EPR - principio ambientale che obbliga i produttori a gestire l'intero ciclo di vita dei loro prodotti tale che chi immette imballaggi sul mercato resta responsabile anche della loro fase finale.
In pratica, i produttori dovranno contribuire ai costi necessari di raccolta, selezione e riciclo dei rifiuti di imballaggio, con sistemi che dovranno anche incentivare l’ecodesign e la riciclabilità.
Quindi l’obbligo di smaltimento per le aziende non va letto come gestione materiale diretta del rifiuto in fabbrica o nei punti vendita, ma come responsabilità finanziaria, organizzativa e informativa sul fine vita dell’imballaggio.
Dal 2011 un porta a porta gratis per la raccolta capsule
Il Consorzio nazionale imballaggi alluminio (CIAL) e Nespresso hanno lanciato il progetto "Da Chicco a Chicco" per riciclare le capsule di caffè in alluminio, considerate non riciclabili a causa del caffè esausto. Grazie a oltre 200 punti di raccolta, le capsule vengono trattate in impianti nazionali, dove l'alluminio viene riciclato e il caffè esausto trasformato in compost. In 14 anni, il progetto ha riciclato 12.000 tonnellate di capsule, risparmiando energia e riducendo le emissioni di CO2. Un esempio di economia circolare che sensibilizza i consumatori a fare scelte responsabili per un futuro più sostenibile.La raccolta porta a porta delle capsule di caffè è gratuita e organizzata da Nespresso in collaborazione con il Comune di Milano e Amsa - azienda servizi ambientali locale. Per aderire al servizio, basta selezionare l'opzione "Riconsegna e ricicla le tue capsule Nespresso usate" al momento dell'acquisto di nuove capsule sul sito dell'azienda produttrice
Per il comparto del caffè il messaggio è netto. La sostenibilità non si misurerà solo sul materiale della capsula, ma sulla sua reale destinazione a fine vita. Se una capsula rientra nei casi di compostabilitàobbligatoria, dovrà essere compatibile con il compostaggio industriale e correttamente etichettata; se non vi rientra, entrerà nel binario generale del PPWR, che punta a fare sì che tutti gli imballaggi siano riciclabili entro il 2030 e riciclati su larga scala entro il 2035. Per molte aziende questo significa ripensare design, materiali, istruzioni al consumatore e contributi EPR con un anticipo di pochi anni.
Un problema per l'ambiente e la salute
Le capsule di caffè, soprattutto quelle in plastica e alluminio, sono dannose per l'ambiente e la salute umana. Uno studio dell'Università di Padova e del CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche - ha rilevato che le capsule rilasciano ftalati, sostanze chimiche derivate dal petrolio che possono aumentare il rischio di infertilità e patologie andrologiche. Lo sviluppo dei feti può essere compromesso, può portare ad altre problematiche come obesità, diabete e esposizione ad asma. Dal 2020, l'UE ha vietato l'uso di alcuni ftalati specifici come DEHP, DIBP, DBP, BBP presenti in molti prodotti di consumo a causa della loro tossicità.
Inoltre, molte capsule non sono riciclabili e contribuiscono all'inquinamento ambientale.
Alternative sicure e ecologiche
Alcune aziende di caffè utilizzano cialde in filtro carta, ecologiche e compostabili, che mantengono l'aroma del caffè senza rilasciare sostanze nocive. Le cialde ESE - Easy Serving Espresso - sono una soluzione sicura e rispettosa dell'ambiente.
Ancora più ecologica è la tab che si presenta come dischetto di caffè compresso, nudo che elimina la necessità di capsule tradizionali puntando su un approccio maggiormente ecologico e con design modernissimo.
In breve, le capsule del caffè sono comode, veloci e garantiscono una dose standardizzata, quindi aiutano ad avere un risultato abbastanza costante senza sporcare troppo. Alcuni studi e analisi osservano che in certi casi il sistema monodose può ridurre sprechi di caffè, acqua ed elettricità rispetto a preparazioni meno precise.In Italia il tema è importante perché si consumano circa 2,8 miliardi di capsule all'anno. Riferendosi al dovere del consumatore non farà altro che leggere le indicazioni in etichetta per il conferimento corretto, grazie alle richieste dell'UE.
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