Il labirinto del no-profit: tra obblighi di trasparenza e zone d'ombra 

Pubblicato il 30 marzo 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

In Italia, il mondo del Terzo Settore è un gigante che conta oltre 360.000 organizzazioni e quasi un milione di dipendenti. Un motore essenziale per il welfare, ma anche un bacino immenso di denaro pubblico che, troppo spesso, sfugge a un controllo capillare dei cittadini. 

Dal 2026, la distinzione tra associazioni "trasparenti" e "fantasma" passa per il RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Chi è fuori dal registro perde agevolazioni fiscali storiche e la possibilità di gestire corrispettivi specifici in regime semplificato. Per il cittadino, questo registro rappresenta il primo strumento di difesa: è qui che gli enti devono depositare i propri bilanci, rendendo teoricamente pubblico ogni euro incassato dallo Stato. 

La legge 124/2017 impone a chi riceve più di 10.000 euro di contributi pubblici di pubblicare online i dettagli entro il 30 giugno. Tuttavia, le inchieste recenti mostrano come la frammentazione dei dati tra portali diversi — da "Amministrazione Trasparente" dei singoli Comuni al Registro Nazionale Aiuti di Stato (RNA) — renda il tracciamento un lavoro da detective. 

Non mancano i casi di cronaca che accendono i riflettori sulle falle del sistema. Solo pochi mesi fa, nell'ottobre 2025, un'inchiesta su una nota organizzazione internazionale ha portato al sequestro di quasi 1,5 milioni di euro per una truffa interna, a dimostrazione che anche le strutture più grandi possono presentare vulnerabilità gestionali. Altrove, indagini come quella "Par Condicio" hanno ipotizzato associazioni a delinquere finalizzate a truccare concorsi e gestire flussi di denaro in modo illecito. 

La vera rivoluzione è la disciplina organica della fiscalità degli enti non profit (Titolo X del Codice del Terzo Settore), che elimina decenni di deroghe e "rattoppi" normativi. Questo dovrebbe rendere più semplice incrociare i dati tra ciò che l'associazione dichiara e ciò che la Pubblica Amministrazione eroga. Ma finché la trasparenza sarà percepita dalle associazioni come un peso burocratico e non come un atto di responsabilità verso la collettività, il denaro pubblico continuerà a muoversi in un labirinto dove solo pochi sanno davvero orientarsi. 

Le inchieste riguardanti l'utilizzo di fondi pubblici destinati al Terzo Settore in Italia evidenziano, in diversi casi, criticità legate a frodi, cattiva gestione o sviamento dei fondi per finalità improprie. Il settore, che gestisce importanti risorse pubbliche per servizi sociali, accoglienza e attività di interesse generale, è spesso al centro di indagini giudiziarie, in particolare quando si incrocia con appalti o finanziamenti europei.

Le inchieste si concentrano anche sull'opportunità di migliorare i controlli, dato che la Corte dei Conti ha segnalato un aumento delle condotte dolose nella gestione delle finanze pubbliche, ma la recente riforma, nota anche come DDL Foti, ha introdotto modifiche radicali, limitando i controlli concomitanti della Corte dei conti, specialmente riguardo ai fondi del PNRR

Questa riforma è stata criticata da molti magistrati contabili, i quali temono che possa deresponsabilizzare i politici e gli amministratori, creando scenari di "illegalità diffusa". In pratica, con la nuova normativa, la responsabilità contabile dei politici potrebbe essere limitata solo ai casi di dolo, rendendo più difficile il recupero delle somme in casi di colpa grave o sprechi. 

Nonostante la riforma, la Corte continua a lavorare e a recuperare soldi pubblici operando in sinergia con la Guardia di Finanza e la Procura Europea (EPPO). Nel 2025 sono stati recuperati 88,1 milioni di euro, ma si prevede che con la riforma questo numero si ridurrà drasticamente nei prossimi anni. Le indagini attuali riguardano settori chiave come le infrastrutture, con inchieste sul Ponte sullo Stretto e la pista da bob di Cortina per le Olimpiadi 2026. Fernando Gallone, magistrato della Corte dei conti, ha evidenziato che l'Italia è in prima posizione per spreco di fondi pubblici, con oltre l'80% delle prime indagini europee (EPPO) legate al PNRR che riguardano il nostro Paese

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