Abuso d’ufficio: il "frontale" tra Roma e Bruxelles. L'Europa  impone il ritorno del reato 

Pubblicato il 30 marzo 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

Mentre il Governo Meloni ne celebrava l’abrogazione, il Parlamento Europeo approva la nuova  direttiva anticorruzione. L'Italia sarà costretta a un dietrofront normativo per evitare sanzioni.

A poche settimane dalla definitiva cancellazione del reato dall’ordinamento italiano, il Parlamento  Europeo ha dato il via libera (26 marzo 2026) a una nuova direttiva anticorruzione che punta a  uniformare le pene in tutta l’Unione. Il risultato?

L’Italia dovrà tornare sui suoi passi. Il testo approvato a larga maggioranza stabilisce che l’abuso d’ufficio, se commesso con l’intenzione  di ottenere un vantaggio indebito o causare un danno, deve essere considerato un reato penale in tutti  gli Stati membri. La direttiva non ammette deroghe totali: i Paesi che lo hanno abolito sono obbligati  a reintrodurre almeno le fattispecie più gravi. 

Se da un lato il Guardasigilli Carlo Nordio ha sempre difeso l’abrogazione per liberare i sindaci dalla  "paura della firma", dall’altro la delegazione di Fratelli d’Italia a Bruxelles ha votato a favore del  provvedimento europeo. Un segnale che molti leggono come una presa d’atto dell’inevitabilità delle  regole comunitarie.

La relatrice Raquel Garcia Harmida-Van Der Walle, esponente olandese, ha  spiegato che l’Italia "dovrà rendere perseguibili almeno due dei reati più gravi che rientrano nell’ambito dell’abuso d’ufficio". Ed aggiunge: "Non spetta a me entrare nel merito delle definizioni con il governo italiano  ma, se non ritenessero la questione così importante, non si sarebbero opposti con tanta forza. Immagino che  questa sia la risposta". Anche Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità anticorruzione, sottolinea che la  direttiva stabilisce le fattispecie che devono essere qualificate come reati dai paesi Ue. "Purtroppo, negli ultimi  anni la normativa italiana per combattere e prevenire la corruzione ha fatto segnare diversi arretramenti – segnala Busia – Speriamo che il rapido recepimento della direttiva sia l’occasione per colmare fin da subito  alcuni dei vuoti di tutela che si sono aperti con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, così da rafforzare la  fiducia dei cittadini verso le istituzioni pubbliche e quindi di migliorare la qualità della nostra democrazia". 

Ora cosa può succedere? L’Italia non corre rischi immediati, ma si apre una finestra di recepimento. Una volta che la direttiva entrerà ufficialmente in vigore, il Governo avrà circa due anni per adeguarsi e se non lo farà, la Commissione Europea aprirà una procedura d’infrazione, che potrebbe costare  all'Italia milioni di euro in multe. 

Le opposizioni già incalzano: "Il governo ha fatto propaganda sulla pelle della legalità, ora l'Europa ci riporta alla realtà", dichiarano fonti del PD e del M5S. La battaglia legale e politica, dunque, è solo  all'inizio, ma si ha l’impressione che dopo il referendum il vento sia cambiato.

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