di Massimo Gervasi
Succede anche questo, lontano dai riflettori, nelle piccole sezioni elettorali. Siamo a Olmo, alle porte di Arezzo. Durante una pausa, in assenza di elettori, gli scrutatori di seggio hanno deciso di fare qualcosa che non rientra in nessun manuale ministeriale.
Hanno preso panni, carta e buona volontà. E si sono messi a pulire.
Non per dovere, ma per rispetto.
L’aula che ospitava il seggio era quella di una scuola elementare. Banchi, lavagna, materiali didattici: lo spazio quotidiano di bambini che, finita la parentesi elettorale, sarebbero tornati a sedersi proprio lì. E allora qualcuno ha pensato che lasciarla così, semplicemente “come capita”, non fosse giusto.
Meglio restituirla più pulita, più ordinata, più dignitosa.
Un gesto semplice, quasi invisibile, immortalato per caso da un elettore. Ma che racconta molto più di tante parole: il senso civico vero, quello che non si proclama ma si pratica. Quello che non cerca applausi, ma lascia un segno.
In un’Italia spesso distratta, dove si pretende sempre e si restituisce poco, c’è ancora chi, nel silenzio di un’aula vuota, si rimbocca le maniche.
E forse è proprio da qui che si dovrebbe ripartire.
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