di Tania Amarugi
Non accenna a placarsi la tempesta politica che sta scuotendo i palazzi del potere romano.
Al centro del ciclone, un nuovo durissimo scontro tra la Presidenza del Consiglio e la magistratura, culminato in un raro e solenne richiamo all’ordine da parte del Quirinale. Tutto è precipitato tra il 18 e il 19 febbraio, quando la Premier Giorgia Meloni ha affidato ai social network una serie di video-messaggi dai toni incendiari, in particolare, si è scagliata contro alcune recenti sentenze in materia di immigrazione e il caso Sea Watch, definite dalla Presidente del Consiglio come "scelte ideologiche e politicizzate".
"È inaccettabile che una parte della magistratura si muova sistematicamente per smontare le politiche decise dal governo e votate dagli italiani", ha dichiarato Meloni nel video che ha totalizzato milioni di visualizzazioni. L'accusa è chiara: una parte delle "toghe" starebbe agendo come un’opposizione politica occulta, minando la sovranità dell’esecutivo.
La risposta del Capo dello Stato non si è fatta attendere. Il Presidente Sergio Mattarella, in un intervento di straordinaria fermezza durante una seduta del CSM, ha tracciato un confine netto. Senza mai citare direttamente la Premier, ma era chiaro che si riferisse a lei, Mattarella ha richiamato tutti al "rispetto dei perimetri costituzionali". "Le istituzioni non sono un palcoscenico per la ricerca di consenso, ma luoghi di servizio alla collettività", ha scandito il Presidente, sottolineando che la critica alle sentenze è legittima, ma l'attacco frontale all'indipendenza del potere giudiziario rischia di incrinare la tenuta democratica del Paese. Un monito che molti osservatori hanno interpretato come un "altolà" definitivo alla comunicazione aggressiva via social.
Il clima di tensione si inserisce nella complessa cornice del prossimo referendum sulla giustizia. Mentre l'opposizione (PD e M5S) accusa il governo di voler "sottomettere i giudici", la Premier ha tentato una parziale marcia indietro il 20 febbraio, definendo "giuste e condivisibili" le parole di Mattarella, ma ribadendo la necessità della riforma.
Il rischio, tuttavia, è che lo scontro istituzionale trasformi la consultazione referendaria in un plebiscito pro o contro il governo, allontanando il dibattito dai contenuti tecnici della riforma stessa. Per ora, la tregua siglata a parole sembra fragile: il solco tra Chigi e Magistratura non è mai stato così profondo.
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