di Alessio Colletti
L’economia russa è in sofferenza, urgente accelerare le pratiche di ingresso di centinaia di migliaia di lavoratori dall’estero.
La Russia sarebbe in trattative avanzate con i Talebani per chiedere l’invio di lavoratori afghani specializzati. L’ambasciatore afghano Gul Hassan ha confermato all’agenzia TASS che il suo Paese è pronto a fornire un alto numero di lavoratori qualificati alle aziende russe. Fonti come il Fondo Monetario Internazionale indicano che l’economia russa sarebbe entrata in una fase complicata a causa delle sanzioni occidentali e della grave carenza di manodopera. Si stima che manchino oltre due milioni di lavoratori e questo dato potrebbe raddoppiare nei prossimi 5 – 10 anni.
Tale penuria è imputabile al basso tasso di natalità, all’invecchiamento della popolazione ma anche alla guerra in Ucraina che ha richiamato un notevole numero di giovani. La Russia si è già mossa per affrontare l'emergenza. Sono stati emessi visti che, solo nell’ultimo anno, hanno consentito l’ingresso di oltre 50 mila cittadini indiani. Nell’immediato futuro è previsto l’arrivo di ulteriore forza-lavoro da Paesi come Cina, Bangladesh e Malaysia. L’Afghanistan va quindi ad aggiungersi a una lista di per sé già nutrita.
Come sta andando l’economia russa
Il perdurante conflitto in Ucraina non costituisce una nota positiva per il Cremlino che fatica ad imporre le sue condizioni al tavolo dei negoziati e quindi a chiudere lo scontro sul campo. Le sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea hanno obbligato Vladimir Putin a ridisegnare l’agenda politica con nuovi accordi commerciali che, almeno in parte, hanno attutito le conseguenze nefaste dell’isolamento voluto dall’Occidente. Eppure le prospettive future sull’economia russa non appaiono rosee: il Fondo Monetario Internazionale ha predetto una crescita praticamente prossima allo zero con alti indici di inflazione e un’industria troppo sbilanciata sul settore bellico. L’economia è ferma e le entrate dalle vendite nel settore energetico, assolutamente centrali per Mosca, potrebbero subire un ridimensionamento.
La Cina è un partner affidabile che non ha alcun interesse ad abbandonare la Russia, anche se il rapporto fra i due giganti è più complesso di quello che sembra. Altri stati, invece, potrebbero ridurre le proprie partecipazioni ai traffici commerciali con Mosca. Si pensi all’India che negli ultimi anni ha acquistato grossi quantitativi di oro nero dalla Russia ma che potrebbe rivedere gli ordini futuri a causa delle forti pressioni esercitate da Trump e dai leader europei. Senza dimenticare un altro aspetto, sicuramente non secondario. Se il Venezuela aumentasse la sua offerta di petrolio sul mercato, il prezzo del greggio diminuirebbe e questo si tradurrebbe in introiti più bassi per le aziende russe. Le esportazioni di petrolio di Caracas sono già cresciute e, nel prossimo periodo, si prevede un rafforzamento di questa tendenza perché ormai il Venezuela, orfano di Maduro, è completamente manipolato dagli Stati Uniti.
Anche Elvira Nabiullina, capo della Banca Centrale della Federazione russa, ha ammesso che l’economia del suo Paese, dopo anni di espansione, sta attraversando una fase critica. L’esperto in economia politica Marek Dabrowski del think-tank Bruegel sostiene che la necessità di alimentare lo sforzo bellico lungo la linea del fronte ucraino sta obbligando il governo russo a una riduzione sensibile del sostegno a pensioni, istruzione e incentivi a imprenditori, con il rischio di ingenerare malcontento fra la popolazione civile. Se arriveranno i fondi promessi dall’Europa, si stima che l’Ucraina abbia soldi sufficienti per finanziare la guerra per altri due anni e non è detto che, in questo arco di tempo, l’economia russa non sperimenti ulteriori contraccolpi. Questo scenario potrebbe spingere Putin a ridurre l’impegno in Ucraina e quindi ad abbassare le pretese ai negoziati di pace.
Ultimi Articoli pubblicati
Slapstick: la nuova frontiera della politica
di Giandomenico Torella
Epstein: se tutto questo è umano
di Carlotta Degl'Innocenti
Vannacci lascia la Lega per fondare il suo partito “Futuro Nazionale”: i sondaggi già agitano il centrodestra
di Massimo Gervasi
La grande illusione degli affitti brevi: il boom è finito e ora molti proprietari tornano indietro
di Massimo Gervasi
Verso la sostenibilità dell'acquacoltura e allevamenti ittici
di Rita Bruno
Disastro Niscemi, Boschi all’attacco: “Musumeci si dimetta. La nostra sfiducia è nel Ministro, non nella Protezione Civile”
di Massimo Gervasi
Aggiungi commento
Commenti