di Massimo Gervasi
In Parlamento il bersaglio ha finalmente un nome e un cognome. Maria Elena Boschi inchioda alle sue responsabilità Nello Musumeci, Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare, accusandolo di negligenza nella gestione delle emergenze che hanno colpito Niscemi e, più in generale, Sicilia, Sardegna e Calabria.
Boschi lo dice senza giri di parole: la sfiducia non è nel sistema della Protezione Civile – “un’eccellenza italiana di cui siamo orgogliosi” – ma nel ministro che oggi la guida politicamente. Ai volontari, ai tecnici, agli operatori va ringraziamento e vicinanza per il lavoro straordinario svolto negli anni e anche durante l’ultima calamità, il ciclone Harry. A Musumeci, invece, viene imputata l’assenza di una vera informativa al Parlamento e la mancanza di risposte concrete alle popolazioni colpite.
Il passaggio più duro è quello che chiama in causa il rapporto con i territori: “Non so come farete lei e i suoi colleghi di maggioranza di Sicilia, Sardegna e Calabria a tornare a casa questo weekend dopo quello che avete detto oggi”. È un atto d’accusa politico e morale, perché chi governa quei territori deve guardare negli occhi cittadini che hanno subito danni enormi e chiedono prevenzione, non scaricabarile.
Boschi incalza Musumeci anche sul cambiamento climatico. Prende atto – con ironia amara – che il ministro abbia finalmente ammesso la sua esistenza, segnando una distanza dalle posizioni negazioniste di parte della maggioranza. Ma l’ammissione non basta: le calamità non si possono evitare, è vero, ma è compito dei governi ridurne gli effetti devastanti. Ed è proprio su questo punto che, secondo l’opposizione, il ministro fallisce.
Il confronto con il passato è spietato e supportato dai numeri. Viene ricordata l’unità di missione Italia Sicura, istituita per la prevenzione del dissesto idrogeologico: 8,4 miliardi di euro stanziati, 1,4 miliardi spesi in poco tempo, un piano specifico per la Sicilia da 6 miliardi di investimenti. Risorse che – accusa Boschi – Musumeci non ha utilizzato per i cittadini siciliani quando era presidente della Regione. Una responsabilità che oggi pesa doppio, mentre si moltiplicano emergenze e danni.
Non manca il richiamo alle polemiche del passato, quando Musumeci e la sua area politica attaccavano altre amministrazioni regionali colpite da calamità, come l’Emilia-Romagna, per puro tornaconto elettorale. Oggi però la propaganda lascia il posto ai fatti. E i fatti parlano di territori fragili, di prevenzione mancata, di risposte insufficienti.
Il quadro si chiude con un dato che non assolve nessuno: per fortuna non ci sono state vittime italiane con il ciclone Harry, ma ci sono state vittime straniere. Un epilogo che rende ancora più urgente una riflessione seria su prevenzione, investimenti e responsabilità politiche.
Il messaggio finale è netto: la Protezione Civile va difesa e rafforzata, non usata come scudo. Quando mancano prevenzione, credibilità e risposte, la richiesta di dimissioni del Ministro Nello Musumeci non è uno slogan, ma un atto politico dovuto verso i cittadini colpiti e verso il Paese.
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