Strade colabrodo: tra risarcimenti milionari e rischi penali per i gestori 

Pubblicato il 9 febbraio 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

In un’Italia dove il degrado del manto stradale non è più solo un disagio ma una costante minaccia alla sicurezza, la giurisprudenza recente sta tracciando confini sempre più netti tra la sfortuna e  la colpa grave delle istituzioni.

Se una buca o un guardrail non a norma causano un incidente, le conseguenze per gli enti proprietari (Comuni, Province, Anas) spaziano dal pesante risarcimento  civile alla condanna penale per i singoli funzionari. 

Il cardine legale rimane l’articolo 2051 del Codice Civile, che sancisce la responsabilità per le cose  in custodia. Per la vittima di un’insidia stradale, ottenere giustizia è oggi più immediato: non serve  dimostrare la malafede dell'ente, ma basta provare il nesso causale tra il difetto della strada e il danno  subito. 

Tuttavia, la Cassazione ha recentemente precisato (Ordinanza n. 33136/2024) che se l'ostacolo è  causato da agenti esterni (come un masso caduto o una macchia d'olio), l'ente risponde solo se vi è  stato un colpevole ritardo nell'intervento. L'ente si libera solo provando il "caso fortuito", un evento  così eccezionale da interrompere ogni legame logico con la manutenzione. 

Il salto di qualità nelle sanzioni avviene quando ci sono feriti o vittime. Con l’introduzione del reato  di omicidio stradale e delle lesioni stradali gravi, la posizione dei dirigenti tecnici si è fatta critica. I giudici applicano la "teoria del garante", secondo cui chi gestisce la strada ha l'obbligo giuridico di  impedire l'evento dannoso. 

Una recente sentenza della Cassazione (n. 20348/2025) ha confermato la condanna penale per il crollo  di una strada provinciale, evidenziando come l'omesso controllo strutturale configuri una colpa penale  diretta in caso di decessi. 

Non finisce qui. Se l'ente pubblico è costretto a risarcire il cittadino a causa di una palese negligenza,  interviene spesso la Corte dei Conti. In caso di "colpa grave", l'amministrazione può esercitare  l'azione di rivalsa sui propri dipendenti, chiedendo loro di rimborsare personalmente le somme pagate  dall'erario. 

In sintesi, la manutenzione stradale non è più una scelta di bilancio facoltativa, ma un imperativo  giuridico che, se ignorato, apre le porte dei tribunali sia civili che penali. 

Le istituzioni latitano e le persone si sono quasi rassegnate a queste situazioni, perché spesso non vengono ascoltate.

Guarda i servizi del Giornalistascomodo sul tema della sicurezza stradale. 

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