di Massimo Gervasi
Firenze, città simbolo del Rinascimento e meta di milioni di turisti ogni anno, non è più solo la cartolina delle cupole e dei musei. Oggi è una città con una sicurezza percepita e reale in profonda crisi, dove rapine, aggressioni, spaccio e accoltellamenti non sono più episodi isolati ma una quotidianità che sta trasfigurando la vita dei residenti e l’esperienza dei visitatori.
I dati ufficiali parlano chiaro: Firenze è tra le città italiane con il più alto tasso di criminalità, risultando al terzo posto in Italia per numero di reati denunciati per 100.000 abitanti, dietro solo a Milano e Roma negli ultimi anni.
Questo non è un mero dato statistico ma un indicatore che va letto insieme alle cronache locali, ai reportage e alle testimonianze di chi vive o attraversa la città ogni giorno.
La scena criminale fiorentina ha nomi e luoghi: il quadrilatero criminale che si forma tra la stazione di Santa Maria Novella, via Palazzuolo, Fortezza da Basso e il parco delle Cascine è stato descritto da cronisti come un fulcro di spaccio, rapine, risse e aggressioni, visibili anche di giorno.
Le stesse strade che dovrebbero accogliere i turisti con la loro storia oggi si raccontano con la voce di chi non esce più da sola alla sera per paura.
E non si tratta di casi isolati: tra gennaio e giugno di un recente anno, sono stati censiti oltre 600 episodi di criminalità di strada, tra cui quasi 90 rapine o aggressioni, circa 300 “spaccate” notturne e 9 accoltellamenti, con una parte significativa degli eventi concentrata nel Quartiere 1, ovvero il cuore della città.
La cronaca quotidiana continua a registrare episodi di violenza come l’ultimo accoltellamento avvenuto in via Pistoiese a Brozzi, dove un giovane è stato aggredito con un coltello da rapinatori per strada e trasportato in ospedale.
Testimonianze locali e commenti social descrivono questa escalation come qualcosa che ormai “non fa più notizia”, relegando atti di violenza intensi alle pagine secondarie dei giornali.
La Firenze che Vorrei
Di fronte a questo quadro, le istituzioni hanno reagito soprattutto con ordinanze e misure amministrative: estensione delle cosiddette “zone rosse” contro lo stazionamento pubblico, maggiori controlli e allontanamenti in aree sensibili come Novoli e dintorni.
Ma l’effetto percepito è spesso quello di interventi “tampone”: si allarga la mappa del problema, invece di annientarlo. La logica è chiara e sotto gli occhi di tutti: più telecamere, più controlli, più sanzioni per chi viola le ZTL e i limiti di velocità e con essi una montagna di incassi amministrativi che alimentano le casse comunali, mentre la sicurezza concreta resta un miraggio.
Questa stortura non è sfuggita neanche ai dati economici: nei dibattiti nazionali Firenze è spesso citata come esempio di città che incassa decine di milioni di euro all’anno grazie ad autovelox, varchi elettronici e altre sanzioni automatiche, alimentando la percezione che la priorità non sia la sicurezza dei cittadini ma quella di fare cassa.
Ed ecco il cuore del problema politico: mentre la città perde terreno su sicurezza e tranquillità sociale, le strategie amministrative sembrano più orientate alla gestione dell’immagine, alla raccolta di introiti e alla prontezza burocratica che non alla soluzione strutturale dei fenomeni criminali. Se ci limitiamo ad aumentare il numero di telecamere e ad estendere le zone proibite senza rafforzare la presenza reale delle forze dell’ordine, senza programmi sociali di prevenzione e senza un piano integrato di controllo del territorio, allora non stiamo risolvendo nulla: stiamo solo spostando più in là il problema.
In un momento storico in cui la qualità della vita di Firenze appare in contraddizione con il suo vasto richiamo turistico, è fondamentale che chi governa smetta di pensare alla città come a una macchina da reddito e inizi finalmente a tutelarla come un tessuto sociale da preservare. Perché una città dove il cittadino teme di tornare a casa la sera e dove il turista teme il furto o la rapina non è una città sicura. E non è un fiore all’occhiello. È un fiore che sta appassendo sotto il peso della trascuratezza politica e amministrativa.
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