Trump insiste con la Groenlandia, a Davos nuovo affondo del tycoon

Pubblicato il 26 gennaio 2026 alle ore 07:00

di Alessio Colletti

Il presidente degli Stati Uniti ritiene assolutamente imprescindibile l’annessione della Groenlandia.

Un desiderio tramutatosi in ossessione. A margine dell’appuntamento del Forum di Davos, in Svizzera, dove i rappresentanti del mondo politico e economico si incontrano per discutere i principali problemi globali, Donald Trump rilancia la sua agenda con al centro delle attenzioni il complicato caso della Groenlandia. Come già specificato in un precedente articolo, la Groenlandia è l’isola più estesa del pianeta, con un territorio pari a 7 volte quello dell’Italia, ricchissima di materie prime e ubicata in una posizione nevralgica per la competizione fra le grandi potenze. Trump considera l’isola una componente irrinunciabile nel perseguimento del suo programma e, da Davos, ha ribadito di aspettarsi negoziati immediati per l’annessione. Al momento, ha aggiunto, non esiste alcuna opzione per sottomettere la Groenlandia con la forza militare. 

Come spiegare l’insistenza di Trump

Gli Stati Uniti sono un alleato di lunga data della Danimarca, già esistono accordi in forza dei quali l’esercito americano può compiere operazioni e spostamenti sull’isola artica, ma questo non è reputato sufficiente da Trump che ricerca la piena sovranità. Diverse fonti spiegano che la volontà del tycoon è quella di dispiegare armi nucleari sul suolo groenlandese per fronteggiare i sistemi missilistici di Putin concentrati nella penisola di Kola, zona russa confinante con la Finlandia. Ad oggi non ci sono armi nucleari statunitensi in Groenlandia (almeno ufficialmente), perché il governo danese ha sempre professato una ferma contrarietà. Quindi, l’insistenza di Trump va legata anche a una necessità di deterrenza nucleare. 

Altri fattori da tenere in mente sono le enormi ricchezze del suolo groenlandese, per quanto difficili da sfruttare per via delle delicate condizioni climatiche, e le nuove rotte commerciali apertesi con lo scioglimento dei ghiacciai. Questi passaggi, destinati a accorciare i tempi dei trasporti, stanno suscitando gli appetiti delle flotte cinesi e quindi le ansie di Washington che non gradisce una Cina così propositiva. 

E potrebbe non essere difficile spiegare la noncuranza con cui Trump ribatte allo sconcerto palesato dai suoi storici alleati europei. Uno strappo deciso sul dossier Groenlandia rischia di mettere in discussione il futuro della Nato: questo scenario non dispiacerebbe affatto al presidente americano, molto critico circa gli oneri finanziari del Patto atlantico, e sempre più orientato a concentrare gli sforzi sul duello con Pechino.

Le reazioni internazionali

I Paesi europei stanno reagendo con preoccupazione alla retorica di fuoco di Trump. Il sostegno più deciso alla Danimarca è stato espresso dalla Francia con Emmanuel Macron che ha apertamente stigmatizzato l’atteggiamento del capo della Casa Bianca. Anche il premier canadese Mark Carney non è stato da meno. Più tiepide e caute le reazioni dei governi britannico e italiano. Meno trasparente la posizione della Germania, sempre più determinata a perseguire il proprio poderoso piano di riarmo, ma profondamente dipendente da Washington. Per comprendere questo rapporto così asimmetrico fra gli Usa e la Germania è sufficiente considerare l’enorme numero di basi e militari americani presenti sul suolo tedesco.  

Nelle ultime ore, Patrick Wintour, esperto giornalista del The Guardian, ha ipotizzato come l’aggressiva postura del presidente degli Usa potrebbe promuovere un maggior avvicinamento fra le potenze “medie” mondiali e favorire così relazioni e alleanze più strette fra le democrazie liberali del pianeta. Un esempio può essere rappresentato dal Regno Unito, il cui premier Starmer sta incrementando la partnership militare con la Francia.

Da segnalare infine che la popolazione groenlandese, stando ai sondaggi e alle interviste disponibili, è largamente contraria all’annessione agli Usa e anzi, pare più favorevole a intraprendere un percorso di indipendenza da Copenaghen. A ulteriore dimostrazione di questa diffidenza verso Trump, va segnalata una legge recentemente approvata dal Parlamento locale della Groenlandia che detta limitazioni importanti a cittadini e compagnie straniere per l’acquisto di proprietà sul territorio dell’isola. 

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