di Massimo Gervasi
Entrare in una Loggia non significa “sapere”, né tanto meno comprendere subito.
Nel primo articolo abbiamo varcato una soglia: abbiamo osservato il Tempio, i simboli, il silenzio carico di significati, l’ordine che non è forma ma sostanza. Ora è il momento di fare un passo ulteriore: capire il percorso di chi entra, di chi decide di non restare spettatore ma di mettersi in gioco.
Il cammino massonico non è una promozione sociale, né un’appartenenza da esibire, né tantomeno una scorciatoia verso il potere. È, al contrario, un percorso di spoliazione interiore. Un chiarimento a cui il Maestro Venerabile che ci ospita nella sua Loggia tiene in modo particolare.
Il termine profano non è offensivo. Deriva dal latino pro fanum: colui che sta fuori dal Tempio. È l’uomo comune, immerso nella vita quotidiana, nei suoi ruoli, nelle sue certezze apparenti, nei suoi automatismi. Il profano non è ignorante: spesso è colto, competente, realizzato. Ma non ha ancora iniziato il lavoro su di sé.
La Massoneria non lo cerca, non lo convince, non lo recluta. È il profano che bussa. E bussare significa già accettare un primo atto di umiltà: riconoscere che c’è qualcosa da comprendere oltre ciò che si conosce.
Il Maestro Venerabile, con orgoglio ci mostra il Gabinetto di Riflessione: dove tutto ha inizio; la prima prova, il silenzio, i simboli.
Il primo vero passaggio non avviene in Loggia, ma nell’isolamento del Gabinetto di Riflessione. Qui il profano incontra simboli che parlano al suo inconscio: una clessidra che rappresenta il tempo e la pazienza, un teschio che ricorda la caducità della vita, una candela accesa come simbolo della luce interiore, e il motto V.I.T.R.I.O.L. inciso sulle pareti, che invita a “visitare l’interno della terra” per scoprire la pietra nascosta, ossia la verità interiore.
Ma andiamo avanti, è il momento delle prove iniziatiche, dove il profano si mette in discussione, tra prove di coraggio e la trasformazione.
Durante il rito di iniziazione, l’aspirante affronta simbolicamente le quattro prove degli elementi: aria, acqua, fuoco e terra. Ognuna di esse rappresenta una sfida interiore. La prova dell’aria simboleggia il distacco dai pregiudizi, quella dell’acqua la purificazione emotiva, il fuoco la trasformazione del proprio ego, e la terra la solidità e il radicamento nei valori. Ogni prova richiede coraggio, introspezione e la disponibilità a lasciarsi trasformare.
Il passaggio ad Apprendista è un momento cruciale, musica solenne e forte emozione arricchiscono questo momento. L’iniziato diventa un apprendista, il che significa che ha superato le prime prove e ha iniziato il suo viaggio di studio. Da qui in avanti il massone apprendista comincia a comprendere i simboli della Loggia, lavorando su se stesso in un percorso di miglioramento continuo.
Finisce qui la nostra visita, il nostro viaggio, all'interno di una Loggia Massonica.
La nostra è stata decisamente un'esperienza esoterica a tratti impressionante, "quasi" convincente, ma... Lasciamo aperta una domanda "quasi" d’obbligo: la Massoneria è davvero solo un cammino di luce, un percorso di crescita personale e collettiva, o ci sono anche ombre e deviazioni? In fondo, come ogni realtà umana, la Massoneria può riflettere le luci e le debolezze di chi la compone. È una via che promette elevazione, ma che non è immune da critiche e interrogativi. Forse la verità sta proprio nel riconoscere che anche in questo percorso di perfezionamento possono esserci zone d’ombra e sta a ciascuno di noi trarre le proprie conclusioni.
Leggi anche: La Loggia Massonica. Viaggio dentro il mondo più frainteso d’Italia (Prima parte)
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