di Alessio Colletti
Dopo l’operazione in Venezuela, il prossimo obiettivo di Trump sarebbe la Groenlandia.
La più grande isola del mondo. A pochi giorni dall’operazione speciale che ha determinato la caduta e l’arresto di Nicolas Maduro in Venezuela, le attenzioni di Donald Trump sembrano essersi spostate sulla Groenlandia. In diverse circostanze il presidente americano ha manifestato la ferma intenzione di annettere questa terra per ragioni di sicurezza nazionale. La Groenlandia è l’isola più vasta del mondo, con una superficie circa 7 volte quella dell’Italia. La capitale è Nuuk e la popolazione supera di poco le 50 mila unità. E’ ricchissima di materie prime, con giacimenti largamente inesplorati a causa delle difficili condizioni ambientali. Le risorse più presenti sarebbero le Terre Rare, elementi imprescindibili per l’industria elettronica, oltre a petrolio, gas, zinco, rame ecc. La Groenlandia occupa una posizione geografica che fa gola a tutte le potenze mondiali e, con lo scioglimento dei ghiacciai e la navigabilità delle sue acque, diverrà un crocevia ancor più decisivo nello scacchiere internazionale.
Breve sguardo alla storia
La Groenlandia entra nell’orbita danese nel XVIII secolo; nel 1933 è oggetto di una contesa fra Danimarca e Norvegia e assegnata alla prima dalla Corte Permanente della Giustizia Internazionale, il braccio giudiziario della Società delle Nazioni, l’organizzazione “madre” dell’ONU.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Roosevelt decide di occupare l’isola per evitare un ulteriore allargamento delle truppe tedesche. Dopo la guerra, la Groenlandia torna sotto il dominio della Danimarca, nonostante una proposta di acquisto da parte degli Usa, seccamente respinta. Il gruppo etnico maggioritario è quello degli indigeni Inuit, il clima freddissimo con temperature meno proibitive lungo le coste e sopra lo zero solo nei mesi di luglio e agosto. La Groenlandia gode di uno status speciale, nel senso che vanta una larga autonomia da Copenaghen, nonostante l’esistenza di una fronda indipendentista che invoca la piena sovranità.
Le opzioni sul tavolo di Trump
Abbiamo già detto che Trump considera l’isola artica un pezzo imprescindibile nella sua strategia geopolitica. Ma quali sono le modalità con cui il presidente americano potrebbe assicurarsi la Groenlandia? Trump potrebbe decidere di avanzare un’offerta in danaro a Copenaghen, per “comprare” questa terra. Un’operazione già tentata da Truman nel Secondo Dopoguerra e che somiglierebbe molto all’acquisizione dell’Alaska dalla Russia nel 1867. Oppure potrebbe supportare gli indipendentisti locali per spingerli a staccarsi dal regno danese e siglare accordi di partnership speciale con Washington. Un’altra opzione, quella estrema, prevede un’azione militare per un’annessione forzosa contro la quale la Danimarca potrebbe fare ben poco. Quest’ultimo scenario appare il meno probabile, ma tutt’altro che impossibile vista la sfrontatezza con cui il Governo americano sta affrontando la questione.
Nelle ultime ore è trapelata una proposta di compromesso da parte dell’esecutivo britannico di Keir Starmer: inviare un contingente di truppe europee in Groenlandia per rafforzare la presenza della Nato e allontanare quella nemica (Cina e Russia).
Perché la Groenlandia è così importante per l’America
Segnaliamo subito che fra gli Usa e la Danimarca sono già attivi accordi sottoscritti nel corso della Guerra Fredda grazie ai quali gli americani sono autorizzati a installare basi militari nell’isola e muovere liberamente i propri uomini. Si tratta di disposizioni concepite per contrastare la presenza russa (e ormai anche cinese) nell’Artico. E proprio questo sarebbe il motivo fondamentale per cui Trump vuole a tutti i costi il pieno controllo dell’isola.
La presenza russa, ma anche cinese, nelle terre del Circolo Polare Artico si è intensificata notevolmente e gli Stati Uniti non hanno intenzione di restare a guardare. Mosca considera l’Artico un’area nevralgica dell’agone internazionale: i russi hanno costruito diverse basi militari, dispiegato la parte più numerosa delle testate nucleari, potenziato la flotta delle navi-rompighiaccio e dei sottomarini. Invece la penetrazione cinese è di tipo commerciale con Pechino che corteggia la Groenlandia con investimenti in strutture-chiave come le infrastrutture e la finalità di inglobarla nel suo ambizioso progetto della “Via della Seta”.
Altro motivo per spiegare l’interesse degli Usa verso l’isola è quello legato alle Terre rare, componenti essenziali dell’industria elettronica e della Difesa militare. Ottenerne il controllo permetterebbe a Washington di recuperare terreno sulla Cina, visto che il Dragone è Paese leader nella lavorazione di queste materie prime.
Infine, l’ultimo motivo è ricollegato allo scioglimento dei ghiacciai per via del surriscaldamento climatico. Le rotte artiche accorceranno notevolmente i tempi di collegamento fra continenti: per questo presidiare e conquistare la Groenlandia produrrebbe effetti vantaggiosi per gli Stati Uniti.
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