di Massimo Gervasi
Buche, avvallamenti, rattoppi che saltano dopo la prima pioggia. Non è un’emergenza improvvisa, ma una condizione strutturale che riguarda decine di strade urbane e periferiche in tutta la Toscana.
Ogni mese i Comuni ricevono centinaia di segnalazioni da cittadini che denunciano manti stradali dissestati, pneumatici distrutti, sospensioni danneggiate, cerchi piegati. Le richieste di intervento si accumulano, ma le risposte sono spesso le stesse: un intervento tampone, qualche badilata di asfalto a freddo e il problema torna identico nel giro di poche settimane.
Ad Arezzo le segnalazioni pubbliche per buche e dissesti stradali hanno superato quota 3.600. Non si tratta di lamentele isolate, ma di una mappa reale del degrado: strade urbane, accessi commerciali, zone residenziali e arterie di collegamento. Il dato è significativo perché fotografa una situazione cronica, non episodica. A Grosseto il quadro non è diverso: cantieri frequenti, ma raramente risolutivi, con tratti rifatti parzialmente e altri lasciati in condizioni precarie, spesso sulle stesse strade già oggetto di interventi negli anni precedenti.
Risorse per manutenzione stradale
Il nodo centrale non è la mancanza di risorse. I soldi entrano, e in quantità rilevanti. Ad Arezzo, solo nel rendiconto 2024, il Comune ha accertato oltre 27,6 milioni di euro di IMU, 8,29 milioni di addizionale IRPEF, circa 22 milioni legati alla Tari, oltre 1 milione di imposta di soggiorno. A questi si aggiungono più di 3,3 milioni di euro derivanti dalle violazioni al Codice della Strada. Decine di milioni che finiscono nelle casse comunali ogni anno.
A Grosseto il rendiconto 2024 parla di un avanzo positivo superiore a 8,3 milioni di euro, con oltre 8,6 milioni di risorse vincolate e una capacità di spesa che include esplicitamente la manutenzione stradale. Sempre il Comune rivendica oltre 54 milioni di euro complessivi arrivati sul territorio attraverso il PNRR, tra fondi diretti, cofinanziamenti comunali e investimenti privati attivati.
Interventi frammentari e costi sostenuti dai cittadini
Eppure, nonostante questi numeri, la qualità del manto stradale resta scarsa. Gli interventi sono spesso frammentari: si rifanno pochi metri, si rattoppa una buca, si chiude un cantiere senza un rifacimento strutturale. Il risultato è un asfalto che non regge il traffico, non drena l’acqua e si degrada rapidamente. Dopo ogni pioggia intensa, le stesse buche riemergono, più grandi e più pericolose.
Nel frattempo i danni ai veicoli aumentano. Gommisti e meccanici parlano apertamente di un incremento degli interventi legati a cerchi piegati, gomme squarciate, assetti fuori asse e sospensioni compromesse. Un costo che ricade interamente sui cittadini, perché ottenere un risarcimento è, nei fatti, quasi impossibile. La responsabilità dell’ente esiste sulla carta, ma dimostrare il nesso tra buca e danno richiede foto immediate, testimonianze, documentazione puntuale. Nella maggior parte dei casi, la richiesta viene respinta o si arena per mesi.
Il paradosso delle buche
Il paradosso è evidente: i Comuni incassano di più da tasse locali, tributi, sanzioni e imposte turistiche, ma la manutenzione ordinaria delle strade resta il capitolo più debole. I fondi del PNRR vengono utilizzati per opere visibili, cantieri “da inaugurazione”, riqualificazioni che fanno notizia. Per il rifacimento completo dei manti stradali, invece, “le risorse non bastano”. Una scelta politica, non una fatalità.
Ad Arezzo e Grosseto, come in molti altri Comuni toscani, la cronaca racconta quindi una verità semplice: i soldi entrano, ma l’asfalto no. Le buche non sono un evento imprevisto, ma la conseguenza diretta di interventi al risparmio, programmazione assente e manutenzione ridotta a emergenza continua. Finché il cittadino continuerà a pagare senza pretendere strade sicure, il sistema non cambierà. E le buche, puntuali, continueranno a riaprirsi alla prossima pioggia.
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