Perugia, una casa persa per un debito di 10mila euro: famiglia espropriata e non tutelata

Pubblicato il 15 dicembre 2025 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Quella di Perugia è una vicenda che solleva interrogativi profondi sul funzionamento del sistema di recupero dei crediti in Italia.

Una coppia di coniugi sessantenni si è vista pignorare e vendere all’asta la propria abitazione per un debito di circa 10mila euro, ritrovandosi oggi senza una soluzione abitativa immediata.

Lui impiegato, lei ex imprenditrice ora in pensione, con un figlio maggiorenne, la famiglia viveva in un appartamento situato nel centro di Perugia. Il debito, nato da un contenzioso lavorativo, secondo quanto riferito, avrebbe potuto essere saldato senza arrivare alla vendita forzata dell’immobile. Nonostante questo, la procedura esecutiva è stata avviata e portata a termine in tempi rapidi.

L’immobile è stato inserito in una procedura di pignoramento e successivamente venduto tramite asta giudiziaria. Un passaggio formalmente legittimo, ma che ha avuto un effetto drastico: la perdita dell’unica abitazione della famiglia. Lo sfratto è ora imminente e i coniugi dichiarano di non avere, al momento, un’alternativa concreta dove trasferirsi.

La famiglia ha deciso di segnalare il caso alle autorità competenti, chiedendo verifiche sull’iter seguito e sulla gestione della vendita dell’immobile. Sarà la magistratura a valutare eventuali irregolarità, ma intanto il danno sociale è già compiuto.

La legge italiana consente il pignoramento della prima casa nei confronti di creditori privati, senza una reale valutazione della proporzione tra il valore dell’immobile e l’entità del debito.

Questo meccanismo, pur previsto dall’ordinamento, non tiene conto della condizione personale e familiare del debitore, né prevede strumenti obbligatori di mediazione preventiva.

Il risultato è che una difficoltà economica circoscritta può trasformarsi rapidamente in una crisi irreversibile, con la perdita del bene principale di una vita.

La vicenda di Perugia non è un’eccezione. In tutta Italia aumentano le abitazioni messe all’asta per debiti relativamente contenuti, in un contesto di redditi stagnanti e costi di vita in crescita. La casa, da bene primario e fattore di stabilità, diventa così il primo strumento di compensazione del credito.

Il caso riporta al centro una domanda che resta senza risposta: è proporzionato sacrificare una prima casa per debiti di importo limitato, senza percorsi alternativi di rientro o tutela abitativa?

Finché il sistema continuerà a rispondere solo con automatismi giuridici, senza considerare l’impatto sociale delle decisioni, storie come questa continueranno a emergere, una dopo l’altra, nelle cronache locali di tutta Italia.

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