di Alessio Colletti
Tensione altissima in Asia fra Thailandia e Cambogia
Breve inquadramento dei fatti- Negli ultimi giorni sta destando sempre più preoccupazione lo scontro armato fra due Paesi del sud-est asiatico, Thailandia e Cambogia.
Si registrano decine di morti e centinaia di migliaia di sfollati. I motivi di questa crisi sono storici, territoriali e identitari. Il conflitto ha radici millenarie e il rapporto fra i due Paesi è stato sempre molto teso e complesso. Nel secolo scorso, nel pieno della Guerra Fredda, la Thailandia ha sostenuto le forze anticomuniste mentre la Cambogia si è mostrata alleato fedele al fianco della Cina. La situazione è resa esplosiva dalle zone di confine con territori contesi e alcuni templi indù rivendicati da entrambe le contendenti. Se osserviamo rapidamente i dati, scopriamo che la Thailandia, la cui capitale è Bangkok, è un Paese più avanzato della Cambogia, con 70 milioni di abitanti e un esercito più attrezzato. La Cambogia è più piccola e la sua economia è praticamente un decimo di quella thailandese.
Alleanze strategiche e potenze coinvolte
Cambogia e Thailandia sono inserite del sud-est asiatico, una regione sempre più cruciale per gli equilibri internazionali. Come anticipato, la Cambogia è un'alleata storica della Cina e da essa riceve ingenti finanziamenti soprattutto per la realizzazione di infrastrutture. In più la Cambogia sostiene le istanze cinesi all’interno dell’ASEAN, l'associazione che riunisce gli Stati dell'Asia sud-orientale. Al contrario la Thailandia è più orientata verso l’Occidente e non è mai stata colonizzata dalle potenze europee grazie ad accordi diplomatici ad hoc. Gli Usa guardano con attenzione a quanto sta avvenendo nella regione: il presidente Trump, che aveva provato a mediare per risolvere la guerra, vuole assicurarsi che la presenza cinese non diventi troppo "ingombrante" anche qui.
Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico
Dal canto suo, invece, la Cina considera la zona un altro tassello indispensabile del puzzle che sta pazientemente componendo.
Innanzitutto, il Dragone vuole rinforzare le proprie alleanze per costruire un argine contro Paesi tradizionalmente vicini agli States, come Taiwan o le Filippine. I rapporti con la Thailandia si sono fatti più stretti e la Cina è ormai il principale partner commerciale di Bangkok. In aggiunta, Pechino non vuole caos e instabilità nel sud-est asiatico per evitare intoppi alle proprie catene di approvvigionamento. Altro interesse cinese è da ricollegare al rapporto con l'ASEAN, a cui Pechino è collegata da solidi vincoli commerciali.
Via della seta
Altra ragione importantissima è da associare alla "Via di Seta", il disegno di espansione commerciale di Pechino.
Le navi cinesi che partono alla volta dei mercati arabi ed europei (ma anche quelle che entrano nei porti cinesi e da cui il gigante asiatico si approvvigiona) passano per lo Stretto di Malacca, un tratto di mare fra Malesia e Indonesia tutt’altro che tranquillo. Si tratta di un passaggio insidioso a causa delle forti correnti marine ma soprattutto per la presenza di bande organizzate di pirati e per gli invadenti pattugliamenti delle navi militari americane.
Pechino vuole evitare di fare troppo affidamento sullo Stretto di Malacca e sta cercando alternative per mettere al sicuro le sue rotte commerciali attraverso collegamenti sulla terraferma e un accesso diretto all’Oceano Indiano.
Poter contare sull’appoggio di alleati dell’Asia sud-orientale diventa allora un passo cruciale. Basti pensare alla centralità assunta dal porto di Gwadar, in Pakistan, concepito e sviluppato con la precipua finalità di avere uno sbocco diretto sull’Oceano Indiano.
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