di Tania Amarugi
Il 17 ottobre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà ed è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 con la risoluzione 47/196 del 22 dicembre di quell’anno, per invitare gli Stati a promuovere azioni concrete per combattere tutti i tipi di povertà, da quella economica a quella educativa e sociale.
Proprio il 17 ottobre a Parigi nell’anno 1987 il sacerdote Joseph Wresinski riuscì a far riunire circa centomila persone per chiedere il riconoscimento della povertà come violazione dei diritti umani.
Secondo l’Osservatorio Conti Pubblici italiani “Nel 2023, 5,7 milioni di persone vivevano in povertà assoluta in Italia, il 9,7% della popolazione (…).
L ’Italia nel 2024 era al settimo posto tra i Paesi UE per persone a rischio povertà o esclusione sociale: il 23,1% contro una media del 21%. Infine, nonostante la povertà sia tuttora più diffusa nel Mezzogiorno, l’aumento recente ha riguardato
principalmente il Nord.
L’ISTAT Istituto nazionale di Statistica definisce povera una famiglia con una spesa per consumi inferiore o uguale al valore monetario di un paniere di beni e servizi considerati essenziali per evitare gravi forme di esclusione sociale. Quindi le persone in povertà assoluta sono quelle ad esempio, che non riescono a sostenere le spese per la casa, la salute e il vestiario e nel 2023 sarebbero circa 5.693.800. Poi ci sono le persone “a rischio di povertà”, cioè coloro che hanno un reddito inferiore di circa il 60% rispetto a quello medio.
L'ufficio statistico dell'Unione Europea, Eurostat ha condotto un'indagine sul tema della povertà - Living conditions in Europe - poverty and social exclusion - in cui viene presentata un’analisi approfondita del fenomeno con dati statistici e grafi; in particolare, spiega quali sarebbero i fattori/indicatori di esclusione sociale, ovvero l’età, il livello di istruzione, la disoccupazione, la presenza di figli.
Papa Leone XVI nella sua prima esortazione apostolica “Dilexi te” che è stata pubblicata il 9 ottobre parla del “grido dei poveri” che “nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa”. In sostanza, si vuole richiamare con forza l’attenzione sulle diseguaglianze, soprattutto sull’aumento dei poveri e sull’indifferenza verso il peggioramento delle condizioni di vita dell’umanità perché “i poveri non ci sono per caso o per cieco e amaro destino” e tra di loro ci sono tante persone che pur lavorando dalla mattina alla sera, riescono a malapena a sopravvivere.
Un problema mondiale che riguarda tutti i Paesi ma di cui si parla troppo poco
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