Caso Garlasco, le Iene assolte in Appello: nessuna diffamazione contro Stefania Cappa 

Pubblicato il 2 novembre 2026 alle ore 07:00

di Tania Amarugi

La Corte d’Appello di Milano ha assolto dall’accusa di diffamazione aggravata Riccardo Festinese e Alessandro De Giuseppe, rispettivamente autore e inviato del noto programma televisivo Le Iene.

La decisione della Terza Sezione Penale ribalta integralmente la sentenza di primo grado pronunciata ad aprile 2025, quando il Tribunale di Milano aveva condannato i giornalisti a 500 euro di multa e la provvisionale di risarcimento stabilite in primo grado, segnando un punto a favore del programma di Mediaset nei complessi e ramificati strascichi legali che, a distanza di quasi vent'anni dall'omicidio di Chiara Poggi, continuano a orbitare attorno al caso di Garlasco. 

La vicenda giudiziaria Le Iene/Garlasco

Al centro del procedimento penale vi era la trasmissione della speciale tv intitolato "Speciale Le Iene: delitto di Garlasco, la verità di Alberto Stasi", andato in onda il 24 maggio 2022. Durante la puntata focalizzata sull'omicidio di Chiara Poggi, i giornalisti avevano riportato alcune dichiarazioni rilasciate da un testimone, Marco Muschitta, in merito alla figura di Stefania Cappa (cugina della vittima, mai indagata per il delitto). Nonostante tali dichiarazioni fossero state successivamente ritrattate dal testimone stesso, l'inchiesta giornalistica ne aveva dato conto, innescando la querela da parte di Cappa che ravvisava nel servizio un intento denigratorio e un'insinuazione di coinvolgimento. 

La sentenza: è legittimo giornalismo d'inchiesta 

I giudici di secondo grado hanno accolto le tesi difensive presentate dai legali dei giornalisti, gli avvocati Stefano Toniolo e Federico Giusti, che hanno incentrato la strategia sul rispetto scrupoloso dei requisiti cardine che legittimano l'esercizio del diritto di cronaca: l’utilità sociale dell'informazione, la continenza del linguaggio e la verità oggettiva (o putativa) dei fatti narrati. La ricostruzione dei fatti operata da Le Iene è risultata corretta e non ha valicato i confini della libertà di stampa. Riportare le parole di un testimone – seppur controverse o poi riviste – rientra nel perimetro del diritto di cronaca e di inchiesta, escludendo l'esistenza di un reato di diffamazione. I giudici d’Appello hanno stabilito che la condotta dei giornalisti rientrava perfettamente nel perimetro costituzionale dell'articolo 21. Riferire le dichiarazioni di un testimone inserito in un contesto d'indagine – pur se controverso o instabile nella sua ricostruzione – non equivale a diffamare, bensì ad esercitare quel dovere di verifica e di "cane da guardia" tipico delle inchieste giornalistiche. 

Un precedente per la libertà di stampa 

La decisione dei giudici milanesi traccia una linea netta contro il rischio di un uso strumentale delle querele per diffamazione, spesso percepite come deterrenti contro la formulazione di domande scomode su casi giudiziari ancora discussi nell'opinione pubblica.

Confermando la correttezza della ricostruzione de Le Iene, la Corte d’Appello ha riaffermato che il giornalismo non ha il compito di emettere verdetti insindacabili, ma possiede il pieno diritto – e il dovere – di riesaminare criticamente gli elementi di un caso, sollevare dubbi legittimi e offrire ai cittadini nuovi spunti di riflessione. 

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