Allarme nascite in Toscana: per ARS -26% in dieci anni

Pubblicato il 14 settembre 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

Nel 2025 appena 20.447 nati: -26,5% rispetto al 2016. Si diventa madri sempre più tardi e raddoppia il ricorso alla procreazione medicalmente assistita. La fotografia arriva dalla banca dati dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana.

La Toscana sta diventando una regione con sempre meno culle. Non è una sensazione e nemmeno l'ennesimo allarme demografico costruito mettendo insieme qualche percentuale: a dirlo sono i numeri. Secondo la banca dati “Nascere in Toscana” dell’ARS, Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, nel 2025 nella nostra regione sono nati 20.447 bambini. Rispetto al 2024 significa un ulteriore calo del 3,8%, ma è allargando lo sguardo che il dato diventa impressionante: rispetto al 2016 le nascite sono diminuite del 26,5%. In meno di dieci anni abbiamo perso più di una nascita ogni quattro.
Il portale ARS, Agenzia oggi guidata dal commissario straordinario Giovanni Grasso, mette a disposizione una quantità importante di indicatori su gravidanza, parto, neonati e interruzioni volontarie di gravidanza, permettendo anche confronti territoriali. Ed è uno di quei casi in cui una banca dati riesce a raccontare una trasformazione sociale meglio di cento convegni.
I parti di donne italiane nel 2025 sono stati 14.841, il 23,5% in meno rispetto al 2016 ma diminuisce anche quel contributo delle donne straniere che per anni aveva parzialmente compensato il calo della natalità italiana: 5.320 parti, con una riduzione addirittura del 32,7% rispetto al 2016.
C'è poi un altro fenomeno evidente: si diventa madri sempre più tardi.
L'età media al parto è passata dai 32,2 anni del 2016 ai 32,9 del 2025. Le madri con più di quarant'anni rappresentano ormai il 9,9%. Parallelamente è raddoppiato il ricorso alla procreazione medicalmente assistita: dal 3% al 6%.
Dietro questi numeri c'è una delle questioni politiche e sociali più importanti dei prossimi anni.

I figli non si fanno con gli slogan

Si fanno quando esiste una ragionevole sicurezza economica, quando una coppia può permettersi una casa, quando il lavoro non è una successione infinita di contratti precari, quando una donna non deve chiedersi se una gravidanza comprometterà la propria carriera e quando esistono asili e servizi realmente accessibili.
Continuiamo invece a discutere di bonus nascita, bonus bebè e incentivi vari, cambiandone periodicamente il nome quasi bastasse aggiornare l'etichetta. Ma difficilmente una coppia decide di mettere al mondo un figlio perché per qualche mese arriveranno cento o duecento euro in più. Serve la possibilità di immaginare un futuro.
Interessante è anche l'altra faccia della fotografia ARS: mentre diminuiscono le nascite, diminuiscono anche le interruzioni volontarie di gravidanza. Nel 2024 in Toscana sono state registrate 4.361 IVG, il 17% in meno rispetto al 2019 e il 28,5% in meno rispetto al 2015. È cambiato profondamente anche il metodo: nel 2015 soltanto il 22,6% delle IVG avveniva farmacologicamente, mentre nel 2024 siamo arrivati al 66%.
Numeri che mostrano una Toscana nella quale diminuiscono le IVG ma, contemporaneamente e in maniera assai più preoccupante sul piano demografico, diminuisce anche la scelta di avere figli.
Ed è qui che quel -26,5% di nascite dal 2016 dovrebbe farci riflettere.
Se una grande azienda toscana perdesse in nove anni oltre un quarto della produzione parleremmo di crisi, convocheremmo tavoli istituzionali e ascolteremmo dichiarazioni di ministri, assessori e sindacati.
Quando invece perdiamo un quarto dei bambini rischiamo quasi di abituarci alla statistica.
Eppure quei 20.447 bambini nati nel 2025 sono le future classi delle nostre scuole, i lavoratori e i contribuenti di domani, coloro che dovranno sostenere una società nella quale gli anziani saranno sempre più numerosi.
La banca dati dell'ARS Toscana ha il merito di mettere questi numeri nero su bianco.
Adesso sappiamo che il problema esiste. E continuando così, tra qualche anno avremo forse meno difficoltà a trovare un posto all'asilo.
Semplicemente perché rischieranno di mancare i bambini.

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