di Massimo Gervasi
Pensavate che il Superbonus fosse ormai una storia chiusa? Illusi.
I cantieri sono finiti, le impalcature sono state smontate, i cappotti sono stati messi, i crediti fiscali sono passati di mano. Ma dalla gigantesca macchina del 110% continuano a saltare fuori pezzi che qualcuno, prima o poi, dovrà raccogliere.
L'ultimo riguarda ingegneri, architetti, geometri, fiscalisti e altri professionisti che hanno lavorato nei cantieri e che, in tutto o in parte, non sono mai stati pagati. La vicenda assume contorni ancora più paradossali perché quei compensi potevano essere già entrati nell'operazione fiscale del Superbonus.
Il meccanismo era questo: il general contractor coordinava lavori e prestazioni professionali, mentre il committente maturava il credito d'imposta relativo alle spese dell'intervento, comprese quelle professionali. Attraverso sconto in fattura e cessione del credito, quelle somme entravano quindi nel circuito dell'agevolazione. Poi poteva accadere il capolavoro: il professionista lavorava, la sua prestazione contribuiva all'operazione agevolata ma il general contractor non gli corrispondeva quanto dovuto.
Compensi superbonus non incassati
Risultato? Tecnici con parcelle non incassate e un problema che oggi, a distanza di anni, rischia in alcuni casi di bussare alla porta dei condomìni.
Secondo dati OICE riferiti nel 2024 alla propria base associativa, almeno il 30% dei compensi attesi nei cantieri Superbonus non sarebbe stato incassato e non lo sarebbe più, mentre per il 20-25% delle attività professionali i mancati pagamenti e le difficoltà nella cessione dei crediti rappresentavano un rischio di gravi difficoltà finanziarie. Si tratta di dati relativi alle società aderenti all'associazione, non all'intero universo dei professionisti, ma sono comunque numeri che danno la dimensione del problema. E adesso arriva la domanda più interessante: chi paga?
Superbonus per i condomini
Qui bisogna distinguere. Se il condominio aveva stipulato il contratto con il general contractor e quest'ultimo aveva successivamente incaricato il professionista, il rapporto contrattuale diretto era tra tecnico e general contractor. In questa situazione il condominio non diventa automaticamente debitore della parcella rimasta insoluta.
Ma esiste un secondo scenario, decisamente più preoccupante. Se invece era stato il condominio a conferire direttamente l'incarico al professionista, separatamente dall'incarico affidato al general contractor per i lavori, la situazione cambia radicalmente: il committente è il debitore diretto del compenso professionale.
Ed ecco servita l'ennesima possibile beffa.
Un condominio potrebbe essere convinto che tutto fosse stato regolato all'interno dell'operazione Superbonus e scoprire, anni dopo, che un tecnico che ha regolarmente lavorato deve ancora essere pagato e che, contrattualmente, il suo debitore potrebbe essere proprio il condominio.
Tradotto: prima di dormire tranquilli, sarebbe opportuno andare a riprendere i contratti e capire chi ha firmato cosa. Perché nel Superbonus, evidentemente, anche la firma che sembrava un dettaglio può trasformarsi anni dopo in qualcosa di molto meno piacevole. Ma c'è un altro passaggio ancora più delicato.
Come recuperare il compenso?
Se il professionista non riesce definitivamente a recuperare il proprio compenso e ricorrono determinate condizioni, può arrivare all'emissione di una nota di credito. Se quella fattura aveva contribuito a formare uno stato di avanzamento lavori necessario per raggiungere la famosa soglia del 30%, si apre un interrogativo sulla tenuta documentale di quel SAL e, potenzialmente, sul credito fiscale collegato.
Attenzione: non significa che automaticamente il Fisco chiederà indietro il Superbonus al condominio. L'articolo tecnico che ha sollevato la questione precisa che questo è un problema interpretativo ancora aperto e che esistono importanti argomenti giuridici contrari a un simile automatismo.
Ma già il fatto che, anni dopo, ci si debba porre una domanda del genere racconta perfettamente che razza di meccanismo abbiamo costruito, il professionista ha lavorato, il credito fiscale è stato generato.
Superbonus nella sua versione postuma
Il general contractor può aver incassato o monetizzato quanto transitato nell'operazione. Il professionista può essere rimasto senza soldi. Alla fine qualcuno potrebbe presentarsi dal condominio chiedendo: scusate, chi paga? È il Superbonus nella sua versione postuma. Non più ponteggi e inaugurazioni, ma avvocati, contratti, fatture, note di credito, procedure concorsuali e condomìni che devono andare a cercare nei cassetti documenti firmati quattro o cinque anni prima.
La questione, però, non dovrebbe trasformarsi nella solita guerra tra poveri.
I professionisti devono essere pagati. Hanno progettato, asseverato, diretto lavori e assunto responsabilità enormi, anche personali, per consentire il funzionamento del Superbonus.
E allo stesso tempo non si può pensare di scaricare automaticamente sui condomìni le conseguenze dell'insolvenza di un general contractor con cui il professionista aveva un rapporto autonomo.
Bisogna individuare responsabilità precise, contratto per contratto. Perché se c'è una lezione che questa vicenda dovrebbe lasciare è proprio questa: quando lo Stato costruisce sistemi giganteschi nei quali si intrecciano proprietari, condomìni, imprese, professionisti, general contractor, banche, crediti fiscali e Agenzia delle Entrate, non può poi lasciare tutti soli quando la musica finisce.
Qualcuno ha lavorato e non è stato pagato. Qualcun altro potrebbe scoprire di dover pagare.
E in mezzo ci sono contratti, crediti fiscali e responsabilità che ancora oggi devono essere ricostruiti.
Il Superbonus doveva chiudere i cantieri. A quanto pare, ha aperto i contenziosi.
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