“Meloni festeggia, l’Italia no”. Schlein attacca il Governo: salari bassi, industria in calo, bollette alle stelle e crescita ferma

Pubblicato il 7 settembre 2026 alle ore 07:00

di Massimo Gervasi

“Meloni festeggia, l’Italia no”. È probabilmente questa la frase più dura pronunciata da Elly Schlein alla Festa dell’Unità di Genova.

Una frase politica, certamente, pronunciata dalla segretaria del principale partito di opposizione e quindi da prendere per quello che è: un attacco al Governo. Ma liquidarla semplicemente come propaganda della sinistra sarebbe fin troppo comodo. Perché dietro molte delle accuse lanciate dal palco genovese ci sono problemi reali sui quali, prima o poi, qualcuno dovrà dare delle risposte.

Schlein descrive un’Italia che dopo quasi quattro anni di Governo Meloni avrebbe salari troppo bassi, potere d’acquisto eroso, produzione industriale in difficoltà, bollette elevate, carburanti tornati a pesare sui bilanci familiari, liste d’attesa nella sanità sempre più lunghe e una crescita economica sostanzialmente ferma. Mentre tutto questo accade, accusa la leader del PD, il Governo sarebbe concentrato sulla legge elettorale e sulle celebrazioni della propria longevità. Il messaggio è semplice: essere rimasti a Palazzo Chigi quattro anni è certamente un risultato politico, ma la domanda che interessa agli italiani è un’altra. In questi quattro anni stanno meglio o stanno peggio?

Problemi reali in Italia

Schlein parte dal portafoglio. Il potere d’acquisto si è ridotto e con lo stesso stipendio si compra meno. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati pesantemente negli ultimi cinque anni, mentre benzina e gasolio sono tornati a superare in molte situazioni la soglia psicologica dei due euro al litro. E poi ci sono le bollette. La segretaria democratica chiede al Governo di tassare gli extraprofitti delle società energetiche per restituire risorse a famiglie e imprese, approfittando anche delle divisioni interne alla maggioranza: Salvini apre alla possibilità di intervenire, Tajani la respinge e Schlein provoca direttamente Meloni chiedendole da che parte stia.

Il paradosso politico è servito: mentre milioni di italiani fanno i conti con luce, gas, carburante e carrello della spesa, i partiti discutono su chi e quanto tassare.

Lavoro: salario minimo

Il passaggio forse più interessante riguarda il lavoro. L'Italia continua ad avere un problema enorme con i salari e Schlein torna a chiedere il salario minimo, denunciando precarietà e contratti poveri. Porta come esempio la Spagna, che negli ultimi anni è cresciuta decisamente più dell’Italia, e sostiene che aumentare salari e tutele non significhi necessariamente frenare l'economia. Si può contestare la ricetta della sinistra, certamente, ma è molto più difficile negare la malattia: se una persona lavora otto ore al giorno e continua ad avere difficoltà a pagare affitto, bollette, automobile e spesa, qualcosa nel sistema evidentemente non funziona. E non basta più raccontarle che l'occupazione aumenta, perché un posto di lavoro è davvero una conquista soltanto quando permette di vivere dignitosamente.

Politica industriale 

Poi c'è l'industria, probabilmente il punto sul quale il Governo dovrebbe rispondere con maggiore attenzione. Schlein parla apertamente di una politica industriale che manca e di produzione in diminuzione. È un tema che diventa ancora più pesante se affiancato all'esplosione delle ore di cassa integrazione registrata negli ultimi anni. Dietro ogni ora di cassa integrazione non c'è soltanto una statistica: c'è un'impresa che rallenta, una fabbrica che produce meno, un lavoratore che resta a casa e uno Stato che interviene per impedirgli di precipitare economicamente. Possiamo discutere all'infinito se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto, ma quando le aziende ricorrono sempre più agli ammortizzatori sociali sarebbe prudente smettere di discutere del bicchiere e controllare se qualcuno non abbia chiuso il rubinetto.

Sanità pubblica

Schlein mette nel conto anche la sanità pubblica. Liste d'attesa, difficoltà di accesso alle prestazioni, personale sotto pressione e cittadini che, quando possono permetterselo, finiscono per rivolgersi al privato pur continuando a pagare attraverso le tasse il Servizio sanitario nazionale. Salvare la sanità pubblica diventa così uno dei punti centrali del programma che il PD vorrebbe costruire insieme alle altre opposizioni. E anche qui sarebbe sbagliato trasformare tutto in uno scontro ideologico. La domanda è molto più elementare: quanto deve aspettare oggi un cittadino per una visita specialistica o un esame diagnostico? Se la risposta sono mesi, la propaganda c'entra poco. Il problema esiste.

Riforma della legge elettorale 

Poi arriva la stoccata politica. Secondo Schlein Giorgia Meloni sarebbe “chiusa nel palazzo” e troppo impegnata a discutere di legge elettorale mentre il Paese reale avrebbe tutt'altre priorità. La segretaria PD definisce addirittura una “mossa della disperazione” l'ipotesi del ballottaggio nazionale e accusa la maggioranza di voler modificare le regole elettorali sulla base della convenienza politica e dei sondaggi. È un'accusa pesante, alla quale il Governo avrà tutto il diritto di replicare.

Rimane una domanda tremendamente semplice: con industria, salari, sanità, energia e costo della vita sul tavolo, la legge elettorale è davvero l'urgenza degli italiani?

L'opposizione 

Naturalmente Schlein non si limita a denunciare. Propone salario minimo, congedo paritario tra madri e padri, difesa della sanità pubblica, riduzione delle bollette, intervento sugli extraprofitti energetici, investimenti nella transizione ecologica e digitale e una nuova politica industriale. Ricette sulle quali si può essere d'accordo oppure no. Ed è proprio questo il punto. L'opposizione deve dimostrare che saprebbe fare meglio, non soltanto raccontare ciò che secondo lei il Governo sta facendo male. Perché anche la sinistra ha governato questo Paese per molti anni e molti dei problemi denunciati oggi non sono certamente nati nell'ottobre 2022.

Sarebbe altrettanto infantile rispondere a ogni critica ricordando semplicemente ciò che hanno fatto quelli di prima. Dopo quattro anni al Governo arriva inevitabilmente il momento in cui il passato smette di essere un alibi e cominciano a contare i risultati.

La frase pronunciata da Schlein a Genova diventa politicamente insidiosa: “Meloni festeggia, l’Italia no”. Saranno gli elettori a stabilire quanto sia propaganda e quanto invece fotografi realmente il Paese. Ma produzione industriale, salari, cassa integrazione, costo della vita, bollette, carburanti e liste d'attesa non votano né a destra né a sinistra. Sono numeri. E i numeri hanno un pessimo vizio: quando arriva il momento di fare i conti, se ne fregano della propaganda.

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