Lorena Isceri uccisa dal viadotto: il femminicidio di Barberino e l'ultima chiamata al 112

Pubblicato il 7 settembre 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Femminicidio-suicidio: Lorena Isceri uccisa dal viadotto dall'ex Federico Vella, le telefonate terrorizzata dal bagagliaio e l'ultimo post su Instagram

È stata una trappola tesa con la pazienza di chi non accetta un rifiuto. Nel primo pomeriggio di giovedì 3 settembre 2026, ai piedi del viadotto Lora dell'autostrada A1, nel comune di Barberino del Mugello, si è consumata una tragedia che ha lasciato senza fiato l'intero paese. 

I corpi senza vita di Lorena Isceri, 45 anni, e dell'ex compagno Federico Vella, 36 anni, giacevano a pochi metri di distanza l'uno dall'altro, sotto gli occhi increduli degli agenti di polizia appena giunti sul posto. A raccontare la scena è La Nazione, che descrive l'uomo intento a gettare la donna nel vuoto per poi seguirla poco dopo, sotto gli occhi attoniti degli agenti.

Chi erano Lorena e Federico 

Lorena Isceri era una donna di quarantacinque anni, originaria di Squinzano, in provincia di Lecce ma residente da tempo a Firenze, nel quartiere Rifredi, in via Panciatichi. Lavorava come dirigente d'azienda nel settore della farmaceutica veterinaria e, chi la conosceva, la ricorda per il sorriso costante e la determinazione con cui affrontava ogni giornata. 

Federico Vella, trentaseienne fiorentino, impiegato in una concessionaria e autonoleggio, era alto quasi un metro e novanta e condivideva sui social una vita apparentemente serena: viaggi, cene romantiche, giornate al mare insieme a lei. Sotto la superficie di quelle foto sorrideva una relazione tormentata, giunta al capolinea all'inizio di agosto, quando Lorena aveva deciso di chiudere definitivamente la storia. Una scelta che Vella, stando a quanto si legge nei suoi post, non ha mai digerito.

L'agguato nel garage

La ricostruzione della Squadra Mobile di Firenze, guidata da Domenico Balsamo e coordinata dal Pubblico Ministero Antonio Natale, disegna una dinamica studiata nei minimi dettagli. 

Secondo La Nazione, Vella si era nascosto nel garage di casa di Lorena, in via Panciatichi, e aveva atteso il suo ritorno dal lavoro. Appena la donna ha varcato la soglia, l'uomo l'ha aggredita a tradimento, colpendola ripetutamente alla testa fino a stordirla. Con metodi da manuale del terrore, la lega con delle fascette ai polsi e la trascinata fino al bagagliaio del suo Suv, un Audi Q3, dove l donna viene rinchiusa a forza. A quel punto, si mette al volante dell'auto della vittima, per allontanarsi e dando vita ad una corsa folle che lo porta fuori città.  

Le tre telefonate terrorizzate dal bagagliaio

Nel buio del bagagliaio, tra il dolore e la paura, Lorena aveva trovato una via di fuga. Nel suo zaino, probabilmente per un errore di Vella, c'era un cellulare. Ripresisi i sensi, la donna aveva iniziato a chiamare disperatamente aiuto. Come racconta il Corriere Fiorentino, la prima telefonata era andata alla madre, una richiesta d'aiuto che però si era interrotta quasi subito. La seconda era stata ad un amico, con lo stesso esito. La terza, quella che avrebbe dovuto salvarle la vita, era stata alla centrale operativa della Questura di Firenze. Per circa venti minuti Lorena era rimasta in linea con un operatore del 112, spiegando con voce tremante di essere stata rapita, picchiata e chiusa nel bagagliaio della sua auto. 

Il Corriere Fiorentino riporta le sue parole con terrore: "Federico mi ha rapita, vuole uccidermi".  Secondo la ricostruzione, Lorena avrebbe anche tentato di attivare la geolocalizzazione del telefono, sperando che gli agenti riuscissero a rintracciare il veicolo in movimento sull'autostrada A1, in direzione Bologna. Ma la linea si sarebbe interrotta bruscamente.

Le sue ultime parole 

Vella dopo essersi accorto che Lorena aveva un telefono, avrebbe fermato l'auto sul cavalcavia della strada Panoramica, tra le Croci di Calenzano e Barberino di Mugello, all'altezza del chilometro 252.  Aperto il bagagliaio, le strappa  il cellulare di mano. 

Le ultime parole registrate dall'operatore del 112, prima che la comunicazione cadesse definitivamente, erano state quelle di Lorena, disperata e incredula: "Cosa stai facendo?". Con tutta la forza dei suoi centonovanta centimetri di altezza, Vella l'ha afferrata, trascinata fino al lato opposto della carreggiata per scaraventata nel vuoto. Una caduta di circa venticinque metri per la quale la donna muore sul colpo.

L'ultimo post su instagram 

Subito dopo aver commesso l'omicidio, in un gesto che mescola follia e cinismo, Vella ha preso il proprio cellulare per pubblicare una storia su Instagram. Il Quotidiano Nazionale riporta il contenuto di quell'immagine nera, carica di una malintesa drammaticità: "Il silenzio dopo un litigio non è punizione. Non è abbandono. Non è indifferenza. Ti voglio abbastanza bene da non parlarti quando potrei ferirti"

Sopra queste parole, in stampatello, aveva scritto: "Addio a tutti". Un messaggio che, alle indagini successive, è apparso come l'ultimo atto di un uomo che aveva già deciso di non tornare indietro.

Il suicidio sotto gli occhi della polizia 

Con la geolocalizzazione del telefono di Lorena, una pattuglia della Polizia Stradale era riuscita a raggiungere il viadotto. Giunti sul posto, gli agenti si sono trovati dinanzi a Vella in bilico sul ponte, con lo sguardo perso nel vuoto. L'uomo ha iniziato a urlare frasi sconnesse, ripreso dalla bodycam di uno degli agenti: "Mi tradiva, mi aveva aggredito, mi trattava male". Poi, nonostante i tentativi di fermarlo, Vella si è gettato nel vuoto, schiantandosi a pochi metri dal corpo della donna che, poco prima, sosteneva di amare. 

I messaggi premonitori sui social

La fine della relazione risaliva all'inizio di agosto, intorno a Ferragosto. Vella non aveva mai accettato la separazione. Il tredici agosto aveva pubblicato su Instagram un lungo reel, una galleria di foto della coppia accompagnata da una didascalia agghiacciante come riportano La Nazione e il Corriere Fiorentino"Oggi il mio cuore si è spezzato per l'ultima volta. Non posso dire di essere stato perfetto ma di averti amato con tutto me stesso sì. Il dolore mi distrugge e non ho più spazio per metterne altro… ti supplico… non buttiamo al vento tutto questo. Una sola ultima possibilità… ti amo e non ho paura di dirlo a tutti". E ancora: "Certi incastri sono così perfetti che anche se li separi la forma dell'altro ti rimane addosso per sempre. A te, che sei la donna che ho amato con tutto me stesso e ho perso per la mia stupidità. Sarò tuo anche se non posso più esserlo". 

Da quel post, fino al giorno del delitto, il profilo era rimasto in silenzio. Un silenzio che nascondeva una furia omicida.

Le indagini

Sul luogo del delitto sono intervenuti gli uomini della Squadra Mobile di Firenze, il personale della Polizia Scientifica, i Vigili del Fuoco e i tecnici di Autostrade per l'Italia che hanno portato avanti la trattativa per 9 lunghissimi minuti in ginocchio sull'asfalto rovente nel tentativo di convincere Federico a non fare nessun gesto avventato, senza riuscirci.

L'auto è stata posta sotto sequestro e l'area sotto il viadotto transennata. Intorno alle quindici e trenta è stata disposta la chiusura temporanea della A1 Panoramica, nel tratto tra il bivio con la Direttissima e Roncobilaccio. Gli investigatori stanno ora setacciando i telefoni dei due, analizzando gli ultimi contatti e i movimenti registrati nelle ore precedenti, e hanno messo sotto torchio l'abitazione della coppia a Firenze per capire cosa abbia fatto scattare la furia omicida. 

Sul corpo di Lorena verrà eseguita un'autopsia per accertare se la morte sia avvenuta per l'impatto con il suolo o se fosse già deceduta al momento della caduta. La Nazione sottolinea che non sono stati trovati coltelli o altre armi. Secondo una prima ipotesi, la decisione di ucciderla sarebbe maturata solo quando Vella, aprendo il bagagliaio, aveva sentito la sua voce al telefono con la polizia.

I numeri di un'emergenza silenziosa

Lorena Isceri non è un caso isolato, ma l'ultimo nome di una lista che continua a crescere. Secondo il Dossier Sicurezza 2026 del Viminale, nel primo semestre dell'anno le donne uccise in Italia sono state 34 di cui 26 vittime di omicidio volontario e 8 di femminicidio ai sensi del nuovo articolo 577 bis del codice penale, introdotto dalla legge 181 del 2025 e entrato in vigore il 17 dicembre 2025. 

Rai News  riporta che si tratta di un calo del 37% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando le vittime erano state 54. Ma il dato, pur positivo, non cancella la tragedia dei singoli episodi. 

FemminicidioItalia.info che monitora i casi emersi sulla stampa, ha registrato 25 vittime nel 2026, mentre l'Osservatorio di Non Una Di Meno ne conta 40. La distanza tra i conteggi dipende dalle diverse definizioni adottate: il Viminale distingue ora tra omicidio volontario e femminicidio mentre gli osservatori indipendenti includono tutte le donne uccise in ambito familiare o affettivo. 

Rimane, al di là delle cifre, una verità inconfutabile: la maggior parte delle donne uccise in Italia lo è per mano di un partner, un ex o un familiare. Lorena, con il suo sorriso e le sue ultime parole al telefono, è la testimonianza più drammatica di una violenza che non si ferma davanti a nessuna barriera, nemmeno a una telefonata alla polizia.

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