di Rita Bruno
La diffusione virale di video che mostrano cuccioli ed esemplari di specie selvatiche gestiti come animali domestici o souvenir di viaggio si scontra con un quadro normativo rigido e privo di eccezioni.
In Italia, il Decreto Ministeriale del 19 aprile 1996 e il Decreto Legislativo n. 135 del 2022 vietano in modo assoluto la detenzione privata di animali selvatici ed esotici pericolosi per la salute e la sicurezza pubblica. A livello internazionale, la Convenzione CITES, recepita dalla Legge n. 150 del 1992, punisce l'importazione e il traffico illecito di tutte le specie protette con il sequestro dell'animale, severe sanzioni e la reclusione.
Le condotte esibite sul web, spesso basate su finzioni sceniche realizzate in contesti turistici esteri per simulare l'acquisto degli esemplari, ignorano inoltre i presidi attivi ai valichi di frontiera, dove le unità specializzate CITES dei Carabinieri Forestali, la Guardia di Finanza e l'Agenzia delle Dogane intercettano i tentativi di introduzione illegale tramite scanner, ispezioni e unità cinofile.
Oltre alle gravi implicazioni legali, l'antropomorfizzazione di questi animali, precocemente strappati al loro habitat o alle madri, ne compromette lo sviluppo etologico. Nasconde la realtà di individui destinati a sviluppare sofferenze psicologiche e comportamenti aggressivi inagibili in un contesto umano una volta raggiunta la maturità.
Traffico di specie esotiche, un business senza fine
Il conflitto di interessi delle piattaforme, il guadagno sulla viralità entrando in un giro economico importante. La diffusione incontrollata di questi filmati poggia direttamente sul modello di business delle grandi piattaforme digitali. Modelli governati da algoritmi studiati per massimizzare il tempo di permanenza degli utenti. I feed dei social media tendono a premiare qualsiasi contenuto in grado di suscitare forti reazioni emotive, siano esse di curiosità o di accesa indignazione.
Il dibattito che si scatena nelle sezioni commenti, anche quando composto da severe critiche verso l'esibizione dell'animale, viene interpretato dal sistema come un indicatore di elevato "engagement". Questo genera un circolo vizioso in cui il creator ottiene visibilità e guadagni pubblicitari, mentre la piattaforma trattiene una quota dei profitti legati, appunto, alla visibilità data.
Come spesso accade, la scelta delle società tech è stata quella di intervenire solo ex-post a seguito delle segnalazioni degli utenti. Evitando così costi legati a una moderazione preventiva e continuativa per non sacrificare i volumi di traffico.
La svolta normativa del Digital Services Act e le sanzioni severe
Di fronte all'inerzia delle piattaforme, il quadro legislativo europeo ha imposto vincoli e responsabilità dirette alle società del settore tech attraverso il Regolamento UE 2022/2065, noto come Digital Services Act.
Pienamente operativo per le grandi piattaforme dall'agosto 2023 ed esteso a tutti i servizi digitali dal 17 febbraio 2024. Il regolamento stabilisce che le Big Tech debbano effettuare una valutazione preventiva dei rischi sistemici che i propri algoritmi comportano per la tutela degli animali e la diffusione di contenuti illegali.
Qualora le piattaforme omettano di intervenire tempestivamente per rimuovere tali contenuti, le autorità europee e le agenzie nazionali di vigilanza possono comminare sanzioni pecuniarie fino al 6% del fatturato globale annuo della società. Una cifra tale da rendere antieconomico il guadagno derivante dalla sola monetizzazione di tali video.
I limiti attuali e il motivo della persistenza dei video online
Nonostante l'entrata in vigore delle nuove norme e la minaccia di sanzioni miliardarie, la presenza di questi contenuti sui feed rimane un problema aperto. Questa persistenza è dovuta principalmente a limiti tecnici e procedurali. I sistemi di moderazione basati sull'intelligenza artificiale faticano a contestualizzare le immagini. Non riesce a distinguere automaticamente tra un video girato in una riserva autorizzata e uno registrato in una struttura turistica abusiva o in un ambiente domestico illegale.
Di conseguenza, le piattaforme continuano a fare forte affidamento sulle segnalazioni manuali degli utenti e degli enti accreditati. Lasciano ai video una finestra temporale di esposizione sufficiente a raccogliere migliaia di visualizzazioni prima di un'eventuale rimozione.
La risposta collettiva tra interventi tecnici e azioni consapevoli
Per interrompere definitivamente la catena di monetizzazione dello sfruttamento animale, l'applicazione delle sanzioni legislative deve integrarsi con interventi tecnici mirati e un'azione consapevole da parte della rete. Le piattaforme devono innanzitutto affinare i propri strumenti di intelligenza artificiale per applicare una demonetizzazione e un blocco proattivo immediato sui ricavi dei video che esibiscono fauna esotica illegale, prima ancora che raggiungano la viralità.
A questa misura deve affiancarsi il banning progressivo fino alla rimozione definitiva dei profili che reiterano la promozione di specie protette. Debbono garantire parallelamente un canale prioritario diretto alle associazioni ambientaliste ed etologiche riconosciute come segnalatori attendibili per il ritiro immediato delle pubblicazioni illecite.
Un ruolo altrettanto determinante è affidato agli utenti
Evitare ogni interazione diretta, inclusi i commenti di condanna o le condivisioni di denuncia che finiscono per alimentare l'algoritmo, risulta essere fondamentale.
L'unica condotta efficace risiede nel ricorso esclusivo agli strumenti interni di segnalazione delle piattaforme per maltrattamento animale o contenuti illegali. In presenza di fondati sospetti che l'animale si trovi sul territorio nazionale, inviare immediatamente una segnalazione diretta alle unità CITES dell'Arma dei Carabinieri.
La tutela della fauna selvatica e la lotta al traffico di specie protette non si giocano soltanto nelle aule dei tribunali o ai varchi doganali. Passano inevitabilmente attraverso la maturazione digitale degli utenti e la ferma assunzione di responsabilità da parte delle grandi piattaforme.
Le segnalazioni avvengono, tutti le facciamo, difficile approdare ad una risposta non deludente da parte delle Big Tech.
Fin tanto la sofferenza animale continuerà a essere mercificata come semplice contenuto di intrattenimento, la rete rimarrà complice silenziosa di un mercato globale che calpesta ogni forma di rispetto etologico e legale.
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Servizio di Lorenzo Mancineschi - Riprese a cura di Riccardo Mansi
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