di Rita Bruno
L'inchiesta nazionale aperta nel sistema sanitario inglese punta a fare luce su anni di carenze nella cura di madri e neonati.
Al centro, decessi potenzialmente evitabili, errori nella gestione delle emergenze e una cultura che, secondo molte famiglie, non ha saputo ascoltare. Un reportage diffuso da France Télévisions richiama l'attenzione su quello che nel Regno Unito è ormai descritto come uno scandalo nazionale. Quello della maternità, bambini nati morti o deceduti poco dopo il parto, madri con gravi conseguenze fisiche e psicologiche, parenti costretti per anni a chiedere spiegazioni.
Il caso non riguarda un singolo ospedale, ma una crisi che coinvolge diversi servizi del sistema sanitario pubblico inglese, il NHS.
Decessi maternità: un problema strutturale, non episodi isolati
L'allarme era già emerso con chiarezza dalle ispezioni della Care Quality Commission (CQC), l'autorità indipendente che vigila sulla qualità delle cure in Inghilterra. Tra agosto 2022 e dicembre 2023 sono state controllate 131 unità di maternità: il 48% giudicato complessivamente da migliorare o inadeguato. Molte. Sul solo fronte della sicurezza, il 47% richiede miglioramenti e il 18% è stato considerato inadeguato. Troppe. Le criticità ricorrenti riguardano il ritardo nel triage delle gestanti.
Si parla di carenze di personale, spazi e strumenti non adeguati, episodi avversi non sempre segnalati o analizzati correttamente. Debole capacità dei vertici ospedalieri di imparare dagli errori.
La CQC ha avvertito che il rischio è la "normalizzazione" di danni evitabili come eventi drammatici trattati come inevitabili, invece che come segnali di un sistema da correggere.
Nottingham, il caso simbolo
Il dossier più grave riguarda il Nottingham University Hospitals - NHS Trust, che gestisce le maternità del City Hospital e del Queen's Medical Centre. La revisione indipendente guidata dall'ostetrica Donna Ockenden ha raccolto le testimonianze di circa 2.500 famiglie e di oltre 800 membri del personale, un'ampiezza che rende l'indagine la più vasta mai realizzata nel NHS in ambito maternità. Tra le storie raccolte, ci sono quelle di genitori che denunciano segnali ignorati durante la gravidanza o il travaglio, ritardi nelle decisioni cliniche e una comunicazione insufficiente dopo la morte del neonato.
La polizia del Nottinghamshire ha avviato, nel giugno 2025, un'indagine per possibile omicidio colposo aziendale nei confronti del trust, nell'ambito della più ampia operazione investigativa denominata Operation Perth. L'indagine penale è separata dalle verifiche su singoli professionisti e non equivale a una condanna.
Disuguaglianze nell'inchiesta nazionale
Di fronte alla successione di scandali locali, il governo britannico ha ordinato una rapida indagine nazionale sui servizi di maternità e neonatologia del NHS. Il piano prevede, da un lato, verifiche urgenti nelle strutture più problematiche. Dall'altro, invece, una lettura complessiva delle debolezze del sistema come sicurezza, responsabilità delle direzioni ospedaliere, ascolto delle famiglie e capacità di intervenire prima che un errore si ripeta.
L'inchiesta considera inoltre le disuguaglianze nell'assistenza. NHS England e il Dipartimento della Salute riconoscono che le donne nere, asiatiche e provenienti da aree svantaggiate possono incontrare esiti peggiori e maggiori ostacoli nell'accesso a cure tempestive e rispettose.
Il governo britannico ha annunciato un sistema digitale nazionale per individuare più rapidamente segnali di rischio e un programma contro le discriminazioni nelle cure materne.
La risposta: ascolto, responsabilità e investimenti
Dopo la pubblicazione dell'indagine indipendente nazionale guidata dalla baronessa Valerie Amos e pubblicata nel giugno del 2026, ha stabilito che il sistema sanitario (NHS) non è più in grado di garantire cure sicure e compassionevoli, evidenziando razzismo sistemico e la tendenza a non ascoltare le famiglie, adottando così un piano in dieci punti. Le misure includono la possibilità per le pazienti e le famiglie di ottenere una seconda valutazione clinica.
Monitoraggio trasparente degli esiti, responsabilità condivise tra direzione medica e infermieristica, triage sicuro 24 ore su 24 e una gestione più umana e informata al trauma dopo decessi, incidenti e reclami.
Sono stati inoltre annunciati 10,6 milioni di sterline - circa 12,4 milioni di € - per sostenere l'assunzione di nuove ostetriche nel 2026-27 e 41 milioni di sterline - circa 48 milioni di € per migliorare infrastrutture e reparti, e l'istituzione del primo Maternity and Neonatal Commissioner britannico. Sarà una figura indipendente con il compito di rafforzare sicurezza, equità e responsabilità. (Conversioni calcolate al tasso BCE del 23 luglio 2026: 1 GBP ≈ 1,172 EUR).
Maternità in Italia? Un modello diverso, ma con nodi ancora aperti
L'Italia non conosce, oggi, uno scandalo di sistema comparabile a quello inglese, ma il tema della sicurezza delle parti resta centrale. Secondo i dati ISTAT, nel 2025 le nascite hanno toccato un nuovo minimo storico circa 355.000. La mortalità infantile in Italia si mantiene fra le più basse d'Europa, intorno a 2,5 decessi ogni 1.000 nati vivi. La sorveglianza epidemiologica sulla mortalità perinatale è coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità nell'ambito del progetto ItOSS, che raccoglie e analizza in modo sistematico i casi per individuare cause evitabili e criticità organizzative.
Il fronte più discusso, in Italia, è invece quello dei punti nascita a basso volume di attività. Le linee guida ministeriali fissano una soglia di sicurezza di almeno 1.000 parti l'anno, e le società scientifiche come SIGO ricordano che nei centri sotto i 500 parti annui aumentano i rischi di eventi avversi, per mancanza di casistica, personale e disponibilità continua di anestesisti, ostetriche e neonatologi.
Diverse Regioni hanno avviato la chiusura o l'accorpamento dei centri più piccoli, spesso con forti resistenze locali: nelle aree interne e montane le famiglie devono percorrere sempre più chilometri per raggiungere un ospedale con reparto di maternità aperto (Il Post).
Il paradosso, mentre in Inghilterra il dibattito nasce da fallimenti dentro strutture grandi e centralizzate, in Italia il rischio maggiore è opposto: reparti piccoli, poco frequentati e non sempre pienamente attrezzati per gestire emergenze rare ma gravissime, come le emorragie post-partum o le sofferenze fetali acute.
Restano inoltre aperti nodi ricorrenti come carenza di ginecologi e ostetriche. In alcune Regioni, disparità tra Nord e Sud nei tassi di taglio cesareo, casi giudiziari legati a singoli episodi di malasanità ostetrica che ricordano quanto il tema della sicurezza della nascita non sia mai definitivamente "risolto", nemmeno in un paese con indicatori generalmente buoni.
La questione aperta
Il punto centrale non è sostenere che ogni morte in gravidanza o durante il parto sia evitabile perché non lo è.
Ma le indagini inglesi mostrano che in molti casi le famiglie denunciano occasioni mancate, allarmi sottovalutati e procedure non rispettate. La crisi delle maternità non è soltanto una questione di risorse sanitarie ma riguarda fiducia, trasparenza e il diritto delle donne a essere ascoltate quando segnalano che qualcosa non va.
Il banco di prova, tanto oltremanica quanto in Italia, sarà trasformare rapporti, inchieste e risarcimenti in cambiamenti verificabili nei reparti. Per migliaia di famiglie, la risposta attesa non è solo il riconoscimento del dolore subito, ma la garanzia che nessun'altra nascita debba trasformarsi in una tragedia potenzialmente prevenibile.
Dare un sguardo intorno a noi, oltre frontiera, illumina le nostre proprie problematiche e ci permette di valutare, paragonare ed avere un'opinione più precisa ed ampia sulla nostra sanità.
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