di Rita Bruno
Cosa prevede l'art. 15 comma 3 della legge 157/92.
La Regione Toscana ha approvato lo scorso 31 luglio 2026, il primo piano faunistico venatorio regionale, il documento che definirà le regole per la gestione della fauna selvatica e del territorio. Per il Presidente Eugenio Giani si tratta di un “Piano dell’equilibrio”, pensato per trovare una sintesi tra le esigenze di agricoltori, cacciatori e ambientalisti.
Tra gli obiettivi indicati dalla Regione ci sono il sostegno alle attività agricole, la gestione della fauna selvatica e la valorizzazione del ruolo dei cacciatori, considerati da Giani una componente importante per il contenimento delle emergenze e la tutela dell’equilibrio ecologico.
Il Piano arriva 11 anni dopo il superamento degli strumenti provinciali.
Gli obiettivi e le regole del nuovo Piano
Il provvedimento punta a ristabilire una coesistenza ordinata sul territorio superando la frammentazione dei vecchi strumenti provinciali.
Tra le regole cardine figurano la definizione di criteri strutturali per il controllo della fauna selvatica, la protezione prioritaria delle aree agricole e l'inquadramento del mondo venatorio come risorsa operativa per il monitoraggio e il contenimento delle emergenze ecologiche.
Le diverse prospettive sul territorio
Il nuovo Piano faunistico venatorio regionale della Toscana ha creato una forte spaccatura politica e sociale, facendo emergere in modo netto le opposte visioni tra il mondo agricolo e quello ambientalista. Le associazioni di categoria, in primis Coldiretti, hanno accolto il provvedimento con grande favore, considerandolo una risposta attesa da anni per arginare una situazione ormai fuori controllo. Riconosce, infatti, formalmente che le aree destinate all'agricoltura non devono essere predisposte alla presenza massiccia di animali selvatici, in particolare gli ungulati come i cinghiali.
Per gli imprenditori agricoli, il documento fornisce finalmente strumenti normativi strutturali, e non più di mera emergenza, per difendere raccolti, investimenti e il lavoro nei campi dai danni ingenti subiti negli anni passati.
Dal lato opposto, le associazioni ambientaliste come il WWF e la sinistra ecologista, in particolare il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, che ha votato contro in Consiglio regionale spaccando la maggioranza, bocciano duramente il piano.
Gli oppositori denunciano che il provvedimento continui a privilegiare gli interessi del mondo venatorio, affidando ai cacciatori il ruolo principale nella gestione faunistica anziché puntare su una tutela ecologica e naturalistica autonoma. Cosicché viene calpestata di fatto la biodiversità, non avendo il coraggio di limitare pratiche ritenute anacronistiche.
Un clima di forte contestazione
Come riportato da Greenreport, il WWF ha lanciato un forte appello ai cittadini toscani. Sfruttando la finestra temporale quinquennale aperta dall'approvazione del nuovo piano, l'associazione invita i proprietari e i conduttori di fondi a esercitare il diritto previsto dall'articolo 15, comma 3, della legge 157/1992, presentando la richiesta per escludere i propri terreni privati dalla caccia programmata, opponendosi così alle limitazioni imposte dalla Regione su questa facoltà.
Il provvedimento punta a dare risposte concrete agli agricoltori appoggiandosi operativamente al mondo dei cacciatori. Scontenta profondamente gli ambientalisti, che vedono nella forte centralità della caccia un passo indietro per la tutela dell'ecosistema e promuovono la mobilitazione diretta dei proprietari terrieri attraverso gli strumenti di legge.
In definitiva, la questione non si limita a chi vince o chi perde sulla carta, ma viene offerta una chiave d'azione pratica sul da farsi concreto ai cittadini che non condividono la nuova pianificazione venatoria della Toscana.
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