di Massimo Gervasi
Il governo italiano ha annunciato l'intenzione di accedere allo strumento europeo SAFE (Security Action for Europe), prenotando fino a 14,9 miliardi di euro di prestiti destinati a rafforzare la difesa nazionale.
L'annuncio è arrivato dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha spiegato come l'Italia abbia richiesto l'importo massimo potenzialmente disponibile nell'ambito del programma europeo. Successivamente, lo stesso ministro ha precisato che non si tratta ancora di una decisione definitiva di spesa: la richiesta rappresenta una "prenotazione" delle risorse, mentre la decisione finale sull'effettivo utilizzo dei fondi dovrà passare attraverso il Parlamento.
SAFE è uno strumento creato dall'Unione Europea per consentire agli Stati membri di finanziare investimenti nel settore della difesa attraverso prestiti a condizioni agevolate. Le risorse possono essere destinate all'acquisto di sistemi d'arma, munizioni, mezzi militari, tecnologie strategiche e al rafforzamento dell'industria europea della difesa. Non si tratta quindi di contributi a fondo perduto, ma di finanziamenti che dovranno essere restituiti negli anni.
La scelta italiana arriva in un contesto internazionale sempre più complesso, segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e dalla crescente richiesta, anche da parte della NATO, di incrementare gli investimenti militari.
Spesa militare in Italia
Fin qui i fatti. Ma è proprio da qui che nasce il dibattito politico.
Per molti cittadini, infatti, è inevitabile chiedersi se questo sia davvero il momento di aggiungere altro debito pubblico. L'Italia è già tra i Paesi europei con il più alto debito in rapporto al PIL e famiglie, lavoratori e imprese continuano a fare i conti con un costo della vita sempre più elevato.
Negli ultimi mesi agli italiani sono stati chiesti ulteriori sacrifici. Tra aumenti fiscali, rincari e nuove entrate per lo Stato, il peso sulle tasche dei contribuenti continua a crescere. Ora si prospetta un nuovo impegno finanziario da quasi quindici miliardi di euro, destinato alla difesa.
Nessuno mette in discussione il diritto di uno Stato a garantire la sicurezza nazionale. La domanda è un'altra: quale sarà il prezzo complessivo di questa scelta e chi lo sosterrà?
La politica dovrebbe avere il coraggio di fare ciò che spesso evita: stabilire delle priorità e, quando necessario, dire dei no. Governare significa anche rinunciare a qualcosa, scegliere cosa è davvero indispensabile oggi e cosa, invece, può attendere per non scaricare ulteriori pesi sulle generazioni future.
Ogni governo vive il proprio mandato ma il debito resta anche quando cambiano i ministri e le maggioranze. A pagarlo non saranno i governi di oggi, ma i contribuenti di domani.
La vera sfida non è soltanto trovare nuove risorse da spendere, è avere la lungimiranza di lasciare ai figli un Paese più solido, non semplicemente un Paese con più debiti. Perché amministrare bene non significa solo finanziare nuove spese, ma avere anche il coraggio, quando serve, di pronunciare la parola più difficile della politica: no.
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