di Massimo Gervasi
Per anni agli italiani è stato ripetuto un concetto molto semplice: chi supera i limiti di velocità deve pagare. E milioni di automobilisti hanno pagato. Hanno versato sanzioni, subito la decurtazione dei punti dalla patente e, nella maggior parte dei casi, hanno rinunciato persino a fare ricorso perché affrontare la burocrazia italiana costa tempo, denaro e spesso anche più della multa stessa.
Oggi, però, la domanda cambia completamente prospettiva: cosa succede quando a non rispettare pienamente le regole è il sistema che dovrebbe farle rispettare?
Il caso degli autovelox non omologati sta aprendo una delle vicende più controverse degli ultimi anni. Dopo numerose pronunce della magistratura e il successivo intervento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è emerso che molti dispositivi installati sulle strade italiane presentavano criticità legate alla loro omologazione. Una questione che per anni è rimasta sullo sfondo, mentre migliaia di verbali continuavano a essere notificati agli automobilisti.
Nuova verifica degli autovelox
Per mettere ordine nella situazione, il Governo ha introdotto nuove regole, imponendo una verifica degli impianti presenti sul territorio nazionale. I numeri parlano da soli. In Italia sono installati circa 4.000 autovelox tra postazioni fisse e mobili. Secondo le stime legate all'applicazione del nuovo decreto, circa 3.150 potranno continuare a funzionare, mentre quasi 850 dovranno essere spenti oppure adeguati perché non conformi ai nuovi requisiti richiesti per l'omologazione.
Un dato che inevitabilmente pone una domanda scomoda: se oggi centinaia di apparecchi devono essere fermati perché non rispettano gli standard richiesti, perché sono rimasti in funzione per anni? Chi avrebbe dovuto verificare che ogni dispositivo fosse pienamente conforme prima di utilizzarlo per sanzionare milioni di cittadini?
Il problema non riguarda la sicurezza stradale. Nessuno mette in discussione l'utilità degli autovelox nel contrastare l'eccesso di velocità e nel prevenire incidenti. Il vero nodo riguarda il rispetto delle regole. Perché se allo Stato è richiesto di pretendere il rispetto della legge dai cittadini, lo stesso Stato deve garantire che gli strumenti utilizzati per contestare le infrazioni siano perfettamente regolari.
Le regioni nelle quali si concentra il maggior numero di autovelox sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Lazio, territori attraversati quotidianamente da milioni di veicoli e dove vengono elevate ogni anno una parte consistente delle sanzioni per eccesso di velocità. Non esiste però un elenco ufficiale che quantifichi quante multe siano state emesse esclusivamente con dispositivi oggi oggetto di contestazione, ed è proprio questa mancanza di trasparenza ad alimentare dubbi e polemiche.
Nessuna tutela per i cittadini
Nel frattempo migliaia di automobilisti continuano a chiedersi se abbiano pagato sanzioni basate su strumenti che oggi non supererebbero i controlli richiesti dalla normativa. Molti di loro non hanno mai presentato ricorso perché scoraggiati dai costi, dai tempi della giustizia e dalla complessità delle procedure. Hanno pagato e basta, confidando che tutto fosse regolare.
È importante chiarire che, allo stato attuale, non esiste un rimborso automatico per tutte le multe già pagate. Ogni situazione dipende dai singoli casi, dai ricorsi eventualmente presentati e dall'evoluzione della giurisprudenza.
Ma questa precisazione non elimina il problema di fondo: se oggi lo Stato riconosce la necessità di fermare o adeguare centinaia di autovelox perché non conformi ai requisiti previsti, chi si assume la responsabilità di quanto accaduto negli anni precedenti? Chi risponde ai cittadini che hanno pagato confidando nella piena regolarità di quei controlli?
Quando un automobilista supera il limite di velocità, la sanzione arriva puntuale e difficilmente ammette giustificazioni. Quando invece emergono errori o irregolarità nel sistema di controllo, tutto sembra diventare improvvisamente più complicato. Ed è proprio questa disparità che oggi rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.
Perché il rispetto della legge non può essere a senso unico, deve valere per chi guida, ma anche per chi controlla.
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