Bordighera, Beatrice uccisa a 2 anni: il colpo alla testa e i soccorsi mai arrivati

Pubblicato il 3 agosto 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Il caso della bambina trovata morta il 9 febbraio nella casa della madre si aggrava con i risultati dell’autopsia, i racconti delle sorelle, i nuovi sviluppi dell’inchiesta e le tensioni esplose anche sul fronte carcerario. 

Beatrice, 2 anni, sarebbe morta per un’emorragia cerebrale acuta provocata da un colpo alla testa. Secondo i primi esiti dell’autopsia, la piccola si sarebbe potuta salvare se i soccorsi fossero stati chiamati in tempo. La madre, Emanuela Aiello e il compagno Emanuel Iannuzzi sono in carcere con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina. 

Intanto emergono nuovi dettagli anche sul fronte carcerario, Iannuzzi è stato trasferito più volte dopo aggressioni e tensioni con altri detenuti. 

Beatrice: gli sviluppi dell'inchiesta

Beatrice aveva solo due anni. Quando i soccorsi arrivarono, per lei non c’era già più nulla da fare. Ma gli ultimi sviluppi dell’inchiesta raccontano un orrore ancora più grande. La bimba, secondo i primi esiti dell’autopsia, si sarebbe potuta salvare.  Un colpo alla testa, lesioni interne, malnutrizione e una richiesta d’aiuto arrivata troppo tardi compongono il quadro di una tragedia che si aggrava giorno dopo giorno e che ha sconvolto Bordighera ben oltre i confini della cronaca locale. 

I fatti

La vicenda esplode la mattina del 9 febbraio 2026, quando Beatrice viene trovata morta nella casa della madre, a Bordighera. Ai soccorritori viene inizialmente riferito che la piccola aveva difficoltà respiratorie.  Fin dai primi minuti i segni sul corpo, lividi, escoriazioni, contusioni, fanno pensare a qualcosa di molto diverso da un malore improvviso. I primi accertamenti indicano che la bambina potrebbe essere morta diverse ore prima dell’arrivo dell’ambulanza. 

Un racconto che non regge

Nelle ore successive, la madre, Emanuela Aiello, spiega quei segni parlando di una caduta dalle scale avvenuta nei giorni precedenti. Racconta anche di aver trascorso la notte con le figlie e con il nuovo compagno. Ma quella versione, confrontata con le immagini delle telecamere, con i rilievi tecnici e con le testimonianze raccolte, inizia presto a mostrare contraddizioni.

Gli investigatori maturano il sospetto che qualcuno abbia tentato di nascondere la verità su quanto accaduto nelle ore precedenti alla morte della bambina. 

Indagini e ricostruzione 

Le indagini si concentrano così sulla casa di Perinaldo, dove vive il compagno della donna, Emanuel Iannuzzi. Secondo la ricostruzione della Procura, proprio lì  Beatrice avrebbe iniziato a stare male e dove si sarebbe consumata la sequenza di violenze culminata nella morte. Sempre secondo gli investigatori, la bambina sarebbe poi stata trasportata già morta a Bordighera, e la richiesta di soccorso sarebbe arrivata solo in un secondo momento, come parte di una messinscena costruita per depistare gli accertamenti.

I racconti delle sorelline maggiori

Uno dei passaggi più drammatici dell’inchiesta riguarda le dichiarazioni delle due sorelle maggiori, poi allontanate dal nucleo familiare e inserite in una struttura protetta. Nei loro racconti, richiamati da più fonti, emerge l’immagine di una bambina che vomita, urla, perde sangue dal naso e peggiora visibilmente, mentre nessuno chiama il 118. Le due sorelline avrebbero anche cercato aiuto, senza essere ascoltate. Per gli investigatori, quelle parole hanno avuto un peso decisivo nella ricostruzione delle ultime ore di vita di Beatrice.

Le prove raccolte

Nel corso degli accertamenti, i carabinieri del Ris trovano tracce di sangue nell’auto della donna e nell’abitazione del compagno. Sul telefono sequestrato a Iannuzzi, inoltre, secondo quanto riferito dagli inquirenti, emergono chat, fotografie e video considerati centrali nell’inchiesta. Immagini della bambina con il volto tumefatto e altri contenuti avrebbero documentato maltrattamenti e umiliazioni. Elementi che, insieme alla videosorveglianza e alle testimonianze, aggravano progressivamente il quadro accusatorio. 

Arresti e carcerazioni

Dopo i primi sviluppi che avevano già portato alla detenzione della madre, a fine maggio arriva anche l’arresto di Emanuel Iannuzzi. Per entrambi, oggi, la Procura contesta i maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina. Negli interrogatori di garanzia, Iannuzzi si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre la madre ha risposto alle domande del gip. Entrambi si dichiarano innocenti, ma il quadro investigativo si è nel frattempo fatto sempre più pesante.

I primi esiti dell'autopsia 

Gli ultimi risvolti arrivano dai primi esiti dell’autopsia, sono devastanti. Secondo quanto trapelato, Beatrice sarebbe morta per un’emorragia cerebrale acuta provocata da un colpo alla testa. Ma il dato che sconvolge di più è un altro: si sarebbe potuta salvare, se qualcuno avesse chiamato in tempo l’ambulanza. Una conclusione che, pur in attesa del deposito formale della perizia, pesa già come un macigno sul procedimento. 

L’autopsia avrebbe inoltre rilevato altre due emorragie, una alla parete intestinale e una ai reni. Non sarebbero state la causa immediata della morte, ma raccontano comunque un corpo segnato da sofferenze gravissime.  Emerge dalle ricerche autoptiche che  Beatrice soffriva anche di steatosi epatica da malnutrizione, una condizione che, per i medici, non si sarebbe sviluppata in pochi giorni ma nel corso di un periodo molto più lungo. In altre parole, la bambina sarebbe stata denutrita e non adeguatamente curata. 

Un commento dall'esperto

il medico legale, Pasquale Bacco insiste su un aspetto preciso della vicenda e  definisce che strappare i capelli è“uno degli atti più feroci e dolorosi che si possano infliggere a un essere umano” e sostiene, riferendosi al caso Beatrice, che “questa madre lo fa alla propria figlia, una creatura di due anni”. 

Si tratta di una valutazione espressa da Bacco in chiave di commento medico-legale,  non di un passaggio contenuto negli atti giudiziari citati nelle fonti principali dell’inchiesta.

Una posizione carceraria complicata 

C’è poi un ulteriore sviluppo da aggiungere alla vicenda, ed è quello che riguarda la posizione carceraria di Emanuel Iannuzzi. Dopo il trasferimento dal carcere di Genova Marassi a quello di Ivrea, l’uomo è stato poi spostato a Pavia e successivamente a CremonaSecondo RaiNews, proprio nel penitenziario di Pavia sarebbe stato aggredito da altri detenuti, riportando anche la frattura del setto nasale. La stessa fonte parla di quarto trasferimento dall’arresto. ANSA aveva già riferito, nei giorni precedenti, di una presunta aggressione subita a Ivrea, specificando però che quella circostanza non aveva trovato conferme ufficiali.

Una famiglia disagiata

Attorno alla morte di Beatrice emerge anche un contesto familiare devastato. Negli atti richiamati da diverse fonti si parla di sorelle maggiori spesso lasciate sole, costrette a occuparsi della casa e della piccola, in una situazione di forte trascuratezza. È un quadro che, secondo gli investigatori, aiuta a comprendere come i maltrattamenti contestati possano essersi inseriti in una quotidianità già compromessa da abbandono e violenza. 

Dalle istituzioni 

Sul fronte istituzionale, il Comune di Bordighera ha annunciato che si costituirà parte civile nel procedimento penale aperto dalla Procura di Imperia. La decisione è stata assunta dalla giunta guidata dalla sindaca Marzia Baldassarre, che nei giorni successivi ha parlato di una comunità ferita e sconvolta dal dolore, assicurando che l’amministrazione avrebbe fatto la propria parte per rafforzare ascolto, prevenzione e protezione dei minori.

Con l'avanzare dell'inchiesta, il caso di  Beatrice perde i contorni del dubbio e assume quelli di una tragedia annunciata. Una bambina piccolissima, un corpo segnato, una richiesta di aiuto arrivata troppo tardi, due sorelle costrette a ricordare l’indicibile. 

Resta una frase che pesa come una condanna morale prima ancora che giudiziaria. Forse,Beatrice poteva essere salvata.

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