di Tania Amarugi
“Anche dentro la Rai c’è un po' di mafia un po' di massoneria” questo audio di un’intercettazione di Sigfrido Ranucci pubblicata dal quotidiano “La Verità” ha scatenato un putiferio dentro la Rai, in particolare ha indignato i membri della Commissione Vigilanza Rai che rappresentano la maggioranza di Governo, in particolare, Fratelli d’Italia e Forza Italia.
L'amministratore delegato ha investito ufficialmente la Commissione per il Codice Etico per avviare un'istruttoria interna. Fonti aziendali hanno già fatto trapelare che il marchio di Report – di proprietà della Rai – è considerato intoccabile e andrà in onda in autunno, con o senza il suo storico conduttore. Dal canto suo, Ranucci si difende parlando di un "killeraggio politico" coordinato per colpire la libertà d'informazione. Il giornalista si è detto pronto a fare un passo indietro per tutelare la sua squadra di redazione, ma ha smentito categoricamente l'ipotesi di un addio definitivo alla Rai.
Parallelamente alla vicenda aziendale, corre l'indagine giudiziaria sull'attentato del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplosivo venne piazzato davanti alla villa di Ranucci a Pomezia. Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato la custodia cautelare in carcere per i quattro esecutori materiali, tutti originari della Campania. I giudici hanno ribadito la validità dell'aggravante del metodo mafioso, riconoscendo la natura intimidatoria del gesto. Al centro delle attenzioni della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) resta la figura del faccendiere Walter Lavitola, indagato come presunto mandante della strategia di pressione sul giornalista. I legali di Ranucci e del comitato di redazione hanno risposto con durezza alle insinuazioni, sollevate da alcuni esponenti politici, circa un presunto condizionamento delle inchieste televisive o, peggio, di un "attentato concordato".
Con una nota ufficiale, la redazione ha ribadito che nessuna inchiesta passata, presente o futura è mai stata manipolata o concordata con Lavitola, annunciando querele immediate. La sensazione, tra i corridoi di Saxa Rubra, è che il destino professionale di uno dei volti più noti del giornalismo d'inchiesta italiano si deciderà nel giro delle prossime settimane, in un delicato equilibrio tra aule di
tribunale e Commissione di Vigilanza Rai. In tutto questo stupisce non poco il silenzio di Milena Gabbanelli, in molti, in Rai e non solo, si starebbero chiedendo come mai non abbia ancora detto nulla della vicenda Lavitola, il faccendiere indagato come unico mandante del tentato assalto contro il giornalista. La domanda sorge spontanea, dal momento che Gabanelli rimane il simbolo della trasmissione di Rai 3. Ma la verità verrà fuori?
Leggi anche: Caso Report, il "bavaglio" a Ranucci dopo le bombe: il giallo dell'attentato e lo stop della Rai
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