di Carlotta Degl'Innocenti
Quel Valter Lavitola che avrebbe voluto eliminare l’amico Sigfrido Ranucci, passando per il “metodo Ranucci” a firma di Sansonetti, con i social impazziti per un filmato del 2014 con il quale colpire il giornalista di Report. .
L'imprenditore Valter Lavitola è indagato dalla Procura di Roma come presunto mandante dell'attentato compiuto contro il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Le accuse sono di tentata strage e associazione mafiosa in concorso con quattro presunti esecutori già arrestati, tra i quali il factotum di Lavitola, Clesio Tavares, suo dipendente del ristorante, che avrebbe fatto da intermediario con la banda. Secondo la Procura di Roma, Lavitola avrebbe incaricato il suo dipendente di trovare qualcuno in grado di recuperare esplosivi e farli esplodere fuori dalla casa di Ranucci.
L’imprenditore romano ha respinto le accuse di essere il mandante, parlando di un'amicizia fraterna con il giornalista e lo stesso Ranucci ha dichiarato pubblicamente di considerare Lavitola un “amico vero” che “non avrebbe mai voluto fargli del male”.
Le indagini su Lavitola
Le indagini si sarebbero basate sul segnale dei cellulari, per cui Lavitola e Gomes sarebbero stati rintracciati in prossimità della casa di Ranucci un mese prima dell’attentato. Secondo la Procura, quello sarebbe stato una sorta di sopralluogo per decidere come organizzare l’azione. Elemento smentito da Lavitola, sostenendo che fosse normale trovarsi lì, considerato il rapporto d'amicizia con Ranucci. Tuttavia, gli inquirenti stanno portando avanti questa pista, perquensendo anche le abitazioni dell’imprenditore e di Tavares per analizzare il materiale sequestrato. Il materiale esplosivo impiegato sarebbe già stato identificato come gelatina da cava, che confermerebbe l'esistenza di una rete di approvvigionamento illecito
Resta l'incognita del movente per cui gli inquirenti si stanno concentrando su chat, messaggi, documenti e materiali archiviati, che potrebbero chiarire il contesto nel quale sarebbe maturata la decisione di condurre l’azione contro Ranucci.
Secondo le ipotesi che circolano sui quotidiani, il movente sarebbe da ricollegare alla volontà di Lavitola di far scendere in politica Ranucci, il quale, secondo l'imprenditore, sarebbe stato un personaggio trasversale capace di mettere d’accordo i partiti d’opposizione come PD e M5S. L’idea che trapela è che Lavitola avrebbe organizzato un finto attentato per far passare Ranucci come una vittima della criminalità organizzata, rafforzandone la popolarità.
Sospensione delle repliche estive di Report
In seguito agli sviluppi giudiziari, la Rai ha deciso di sospendere le repliche estive del programma a tutela del patrimonio editoriale, confermando però la nuova stagione a novembre. Un provvedimento che ha scatenato l'indignazione di Ranucci che ha definito la scelta aziendale come il frutto di vergognose congetture, rivendicando la totale purezza e coesione della sua redazione.
La sospensione ha immediatamente sollevato un polverone politico e sindacale, ricevendo dure critiche da parte dell'Usigrai, della Fnsi, dell'Ordine dei giornalisti e di alcuni consiglieri dello stesso Cda Rai. Il Movimento 5 Stelle ha subito sospettato una manovra politica di Fratelli d'Italia per colpire la trasmissione. Infatti, secondo le indiscrezioni, Fdi si appresterebbe a depositare un esposto in Procura per far luce sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, ipotizzando presunti condizionamenti nelle inchieste sulle energie rinnovabili, settore sul quale sta investendo l'imprenditore romano Secondo alcune fonti, come riportato dal Messaggero, alcuni esponenti di Fratelli d'Italia avrebbero insinuato che la trasmissione condotta da Ranucci si sia accanita contro esponenti laziali Fdi a causa delle mancate autorizzazioni, da parte di enti locali guidati da FdI, ai progetti che Lavitola voleva mettere in campo delle rinnovabili.
Rannucci e il caso politico
A rafforzare l'idea di Ranucci "faccendiere" della politica, la diffusione di un video risalente al 2014, con tanto di articolo di Piero Sansonetti - allora direttore de Il Riformista- che accusava Ranucci di inchieste, presunte irregolarità e dossieraggi con i quali ricattava i politici e sui metodi utilizzati dalla trasmissione della RAI per pagare dei servizi. Accuse, per le quali lo stesso Ranucci si tutelò per vie legali.
Una macchina del fango, costruita ad hoc, alimentata dai social dove far passare notizie vecchie anche di 10 anni in un'ennesima manovra mirata ad alimentare le tensioni e a confondere l'opinione pubblica.
L'affaire Ranucci appare essere un piatto d'argento servito e impacchettato in vista delle prossime elezioni politiche 2027 per le quali si sta discutendo se anticiparle ad aprile o attendere l'autunno. Insomma come per Vannacci, le carte politiche si stanno rimescolando.
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