Reati ambientali, stretta su fitosanitaria e diserbo: ora il rischio penale corre lungo tutta la filiera

Pubblicato il 13 luglio 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Per il settore della difesa e del diserbo non è una correzione di rotta, ma un cambio di scenario. Con il Decreto Legislativo 21 aprile 2026, n. 81, entrato in vigore il 2 giugno 2026, che recepisce la Direttiva Ue 2024/1203, il diritto penale ambientale entra con maggiore forza nella filiera agrochimica e ridefinisce responsabilità, controlli e conseguenze per imprese e operatori.

Il nuovo impianto amplia il catalogo dei reati ambientali e irrigidisce il sistema sanzionatorio.  La tutela dell’ambiente non resta confinata alla sfera amministrativa, ma diventa sempre più una questione penale. Per il comparto fitosanitario questo significa una pressione più forte su ogni anello della catena, dalla messa in commercio fino all’utilizzo in campo. 

Commercio di prodotti inquinanti

La novità di maggiore impatto è l’introduzione del reato di commercio di prodotti inquinanti. La norma colpisce chi immette sul mercato o mette in circolazione un prodotto il cui impiego provochi un deterioramento significativo e misurabile di acqua, aria, suolo o biodiversità, compresa quella agraria. Il settore dei fitosanitari entra in pieno nel radar della nuova disciplina e se il prodotto causa un danno ambientale concreto, il problema non è più solo tecnico o commerciale. Diventa penale.

La responsabilità della vendita

I primi esposti sono i produttori. Non solo per la conformità dei formulati, ma anche per il modo in cui questi vengono presentati e promossi. I claim ambientali, le rassicurazioni improprie o l’omissione di rischi rilevanti non sono più dettagli marginali di comunicazione. Possono contribuire invece, a costruire un profilo di responsabilità. In un contesto normativo più duro, la sostenibilità dichiarata dovrà reggere alla prova dei fatti. 

La responsabilità si allarga

La stretta riguarda anche la rete commerciale. La formula usata dalla legge dichiara dunque che chi mette sul mercato il prodotto, estende il perimetro del rischio ben oltre la produzione. 

Distributori e rivenditori sono quindi chiamati a rafforzare verifiche, tracciabilità e controlli sulla regolarità dei prodotti trattati. La filiera commerciale non può più considerarsi una semplice cinghia di trasmissione. Agricoltori: il campo entra nel perimetro penale.  Anche l’utilizzatore finale è direttamente coinvolto. 

Se un prodotto viene impiegato in modo abusivo o in difformità rispetto alle prescrizioni causando un deterioramento significativo dell’ecosistema agrario, può configurarsi il delitto di inquinamento ambientale. 

In pratica, rispetto di etichetta, dosi, modalità d’impiego e vincoli autorizzativi non sono più soltanto regole tecniche: diventano un presidio di tutela penale.

L’autorizzazione non mette più al riparo

Uno dei passaggi più delicati del nuovo quadro è l’autorizzazione formale che non basta più a proteggere azienda o professionista. Se il titolo è stato ottenuto fraudolentemente o risulta in contrasto evidente con i requisiti sostanziali di legge, non funziona da scudo. La novità è sostanziale, perché sposta l’attenzione dalla carta alla reale legittimità del prodotto e del suo impiego. 

Le imprese rischiano il blocco operativo

Sul fronte aziendale, il decreto si intreccia con il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti. Le sanzioni economiche possono essere pesanti, ma il vero punto di rottura è rappresentato dalle misure interdittive : sospensione o revoca delle autorizzazioni, esclusione da contributi pubblici, stop ai rapporti con la pubblica amministrazione. Per un’impresa del comparto, più di una multa, può valere come un fermo operativo.

Una filiera sola, una responsabilità sola

Il punto finale è politico prima ancora che tecnico : la filiera dei fitosanitari non può più ragionare per segmenti separati. Produzione, distribuzione, consulenza e uso in campo sono ormai parti di una stessa catena di responsabilità. Il messaggio del legislatore è netto : nella difesa e nel diserbo, la non conformità non è più solo una violazione da sanare. Può diventare un reato da perseguire. 

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