Egitto, minacce al Console Italiano: l'incubo di Nessy Guerra

Pubblicato il 15 giugno 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Un amore nato a Sanremo, un incubo iniziato in Egitto. 

Nessy Guerra, ventiseienne originaria di Sanremo, ha conosciuto Tamer Hamouda, cittadino italo-egiziano, nella sua città natale. La coppia ha vissuto per qualche anno a Genova, prima di trasferirsi in Egitto, dove si è poi separata. Da quel momento, la vita di Nessy si è trasformata in un incubo senza fine.

La condanna per adulterio: sei mesi di carcere e lavori forzati: il 19 febbraio 2026, un tribunale egiziano ha condannato Nessy Guerra a sei mesi di detenzione e lavori forzati per adulterio, reato previsto nell'ordinamento egiziano ma inesistente in Italia. La condanna è stata confermata in appello il 28 aprile 2026. A denunciarla era stato proprio l'ex marito, Tamer Hamouda, inserendo l'accusa in un più ampio contenzioso sull'affidamento della figlia.

Nessy respinge l'accusa: la negazione dell'adulterio

Nessy Guerra ha sempre respinto con forza l'accusa di adulterio. In ogni dichiarazione pubblica, in ogni video, in ogni post, la donna sostiene di non aver mai commesso il reato per cui è stata condannata. 

La giovane madre racconta di essere vittima di un sistema giudiziario egiziano manipolato dall'ex marito, che avrebbe presentato prove false e testimonianze di comodo per ottenere la condanna e strapparle la figlia. La sua avvocata, Agata Armanetti, ha più volte sottolineato che il processo è stato condotto in tempi record, con un impianto probatorio volutamente penalizzante e tre falsi testimoni bastati per condannarla. 

Nessy ha dichiarato di temere di essere arrestata da un momento all'altro, pur essendo convinta della propria innocenza. Una convinzione che non le serve a nulla di fronte a una sentenza esecutiva in un paese dove l'adulterio è ancora reato e dove la parola di una donna vale meno di quella di un uomo.

Bloccata in Egitto con la figlia: il divieto di espatrio

Nessy è bloccata in Egitto da tre anni con la figlia di tre anni e mezzo, Aisha. L'ex marito ha ottenuto dai giudici egiziani un divieto di espatrio per la bambina fino al compimento dei 21 anni, impedendo così il rientro in Italia della madre e della figlia. La donna vive nascosta in una casa protetta, insieme ai genitori e alla bambina, per sfuggire alle minacce e intimidazioni di Hamouda.

La disperazione di una madre

In un video diffuso sui social network, Nessy Guerra appare in lacrime, il volto segnato dalla disperazione. Racconta di essere stata condannata a sei mesi di carcere in Egitto, una sentenza che l'ha lasciata sconvolta e terrorizzata. La sua più grande paura è perdere la figlia e finire in prigione in un paese dove la giustizia le si è rivoltata contro. Con la voce rotta dall'emozione, lancia un appello disperato al governo italiano e alle istituzioni, sperando che qualcuno, chiunque abbia il potere di intervenire, si metta una mano sulla coscienza e la aiuti. Perché lei, i genitori e la bambina non riescono più a sostenere una situazione che ogni giorno diventa più complicata.

L'ex marito: condanne in Italia e minacce in Egitto

Tamer Hamouda è già stato condannato in via definitiva dal tribunale di Genova per maltrattamenti, stalking, violenza privata, percosse, lesioni e truffa nei confronti di un'altra donna. In Egitto ha ricevuto diverse denunce penali, tra cui diffamazione e molestie sessuali. L'avvocata Agata Armanetti, legale di Nessy in Italia, ha raccontato un episodio inquietante: l'uomo in aula, durante un'udienza, ha dichiarato di essere Gesù Cristo e di essere sulla Terra per punire tutti.

La Farnesina in prima linea: assistenza e pressioni diplomatiche

La Farnesina segue la vicenda con la massima attenzione da mesi attraverso l'ambasciata d'Italia al Cairo e la rete consolare al Cairo e Hurghada. Il ministero ha assicurato assistenza legale, protezione, sostegno economico, amministrativo e personale alla connazionale e alla figlia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e l'ambasciatore italiano al Cairo hanno ripetutamente sollecitato l'attenzione delle autorità egiziane, discutendo direttamente con il Ministro degli Esteri Egiziano Badr Abdel Atty della necessità di garantire pieno rispetto dei diritti di Nessy e della bambina.

La svolta: l'arresto di Tamer Hamouda

Il 9 giugno 2026, Tamer Hamouda è stato arrestato in Egitto. L'ex marito si era presentato insieme alla madre presso il resort che ospita il consolato onorario d'Italia a Hurghada, minacciando il viceconsole onorario Orazio Gioacchini di gravi conseguenze fisiche se non gli avesse dato denaro. Avrebbe minacciato di farlo sparare alle gambe, facendolo finire su una sedia a rotelle. Il rappresentante italiano ha presentato denuncia alla polizia egiziana per minacce e tentativo di aggressione. L'arresto rappresenta una svolta significativa nella battaglia giudiziaria e diplomatica che vede Nessy Guerra bloccata in Egitto da anni.

83 euro e torna libero: la beffa della giustizia egiziana

Ma la svolta rischia di essere effimera. Il giorno dopo l'arresto, Nessy Guerra pubblica un post su Facebook che getta una luce ancora più crudele sulla sua situazione. L'ex marito, l'uomo che l'ha perseguitata per anni, che l'ha denunciata per adulterio, che l'ha costretta a vivere nascosta con la figlia, potrebbe tornare a piede libero pagando una cifra di cinquemila sterline egiziane, circa 83 euro. 

Nessy parla con rabbia e paura di chi ha esaurito le lacrime. Le nostre vite, dice, valgono meno di cento euro. E non è retorica, è l'aritmetica della giustizia egiziana.

Ma la sua preoccupazione non si ferma allo specchio. C'è un uomo che ha avuto il coraggio di denunciare Tamer Hamouda, mettendoci la faccia e un nome sul verbale di polizia in un paese dove le denunce possono costare caro. Il vice console onorario Orazio Gioacchini, che ha subito minacce di gravi conseguenze fisiche per aver rifiutato di cedere al ricatto, è ora la persona più esposta in questa storia. Nessy lo sa, e lo scrive senza mezzi termini. Gioacchini va tutelato, va protetto, va difeso. Perché senza di lui, senza la sua denuncia, l'arresto non sarebbe mai avvenuto. E senza protezione, il suo coraggio potrebbe trasformarsi in un altro cadavere di una storia che nessuno vuole raccontare.

Il messaggio si chiude con tre parole che non sono una richiesta, ma un ordine morale. Tutela, protezione, giustizia. Nessy non chiede più aiuto, esige diritti. Per sé, per la figlia Aisha, per il console che ha rischiato, per tutte le donne che in Egitto e altrove vivono la stessa prigione senza sbarre.

I fronti aperti della battaglia legale

L'avvocata Agata Armanetti frena gli entusiasmi. Piano a cantar vittoria, dice, perché il giorno dopo il fermo di Hamouda per Nessy non è cambiato nulla. Resta latitante e nascosta a Hurghada con la figlia e i genitori. Quel fermo non cancella la condanna, non libera la bambina dal blocco dell'espatrio e non consente a madre e figlia di tornare in Italia. L'ex marito rischia al massimo una condanna a sei mesi e poi si ricomincia da capo. Nessy è stata avvertita che se Hamouda pagherà la cauzione di 5.000 sterline egiziane entro un paio di giorni potrà essere rilasciato. Se non lo farà, resterà in custodia per 15 giorni. Intanto il procedimento penale va avanti e tra circa sei mesi si saprà che cosa decideranno le autorità.

Entro fine settimana la difesa presenterà il ricorso in Cassazione egiziana contro la condanna per adulterio. È stata depositata anche la richiesta di affidamento esclusivo della bambina alla nonna e a Nessy, ma l'udienza è stata fissata per il 6 agosto. Intanto lei è nascosta. È troppo tempo, ripete l'avvocata. La vicenda non riguarda più soltanto una sentenza per un reato che in Italia non esiste da quasi sessant'anni, ma la sicurezza di una cittadina italiana e di una bambina piccola costrette a vivere in una casa segreta dopo mesi di minacce.

Le reazioni politiche

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è intervenuto sulla vicenda. Seguiamo giorno per giorno la vicenda di Nessy Guerra, ha detto a Rai Radio Uno. Abbiamo trovato una sistemazione logistica in un appartamento per la giovane italiana che sta lì con la figlia e stiamo facendo di tutto, parlando anche con le autorità egiziane, per farla rientrare in Italia il prima possibile. Ma c'è una sentenza, purtroppo, di condanna. Questo non dipende da noi. Tajani ha aggiunto di avere ricevuto qualche segnale di apertura e di attenzione e di essere in costante contatto con il ministro degli Esteri egiziano.

Sul piano politico interviene anche Federica Onori, deputata di Azione e segretaria della Commissione Esteri. La denuncia del console onorario d'Italia dovrebbe finalmente convincere tutti di quanto fossero infondate e in malafede le iniziative di questo uomo contro la nostra connazionale. Per Onori, l'arresto deve rafforzare la pressione sul Cairo. Una bambina di tre anni e sua madre non possono vivere ancora nascoste per colpa di un uomo che ha sfruttato il sistema legale egiziano. Il governo agisca con la massima urgenza.

Cosa succede ora?

Nonostante l'arresto dell'ex marito, la situazione di Nessy Guerra resta complessa. La condanna per adulterio è ancora in piedi, il divieto di espatrio per la figlia non è stato revocato e la donna continua a vivere nascosta in una casa protetta. L'avvocata Armanetti ha più volte sottolineato che solo un intervento politico di alto livello, un ministro o il Presidente del Consiglio, potrebbe autorizzare un volo di Stato per riportare in Italia Nessy e la figlia. La vicenda resta aperta, con l'Italia che continua a monitorare ogni sviluppo attraverso i canali diplomatici. Ma la prospettiva di una cauzione di 83 euro che potrebbe rimandare in strada un uomo già condannato per violenza e stalking rende il futuro di Nessy e della sua famiglia più incerto che mai.

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