di Letizia Bambagini
Ebbene si, la data di scadenza è arrivata: due secoli e il popolo italiano scomparirà.
Di fronte ad un crollo demografico e delle natalità lo Stato per incentivare la nascita di nuove famiglie ha approvato il piano nazionale italiano per famiglia 2025/2027 con il quale prevede un nuovo approccio al welfare familiare basato sul principio di sussidiarietà e sull’ascolto diretto delle esigenze delle famiglie.
Si punta a costruire un sistema di sostegno partecipato, in cui lo Stato non agisce da solo, ma promuove la collaborazione tra istituzioni, enti locali, realtà del Terzo Settore e cittadini, intesi come ecosistemi di attori sociali e istituzionali che lavorano in rete per il benessere familiare. In questo contesto, i centri per la famiglia diventano i poli operativi per l’integrazione e la gestione dei servizi, offrendo supporto psicologico, educativo, sociale e amministrativo.
Il piano è articolato in 14 schede-azione, ognuna delle quali descrive interventi specifici, obiettivi misurabili, soggetti coinvolti e tempistiche di attuazione.
- misure per incentivare la genitorialità, a partire da azioni conoscitive rivolte alla Generazione Z, con l’obiettivo di comprendere e superare gli ostacoli che frenano le scelte familiari nei giovani adulti;
- nuove figure di accompagnamento per i genitori nei primi mille giorni di vita del bambino, una fase considerata fondamentale per lo sviluppo psicofisico del minore e per la stabilità del nucleo familiare. Queste figure professionali offriranno consulenza e affiancamento, anche a domicilio, per rafforzare la genitorialità e prevenire situazioni di disagio;
- interventi per la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro, attraverso il potenziamento del congedo parentale, la diffusione di modelli organizzativi flessibili nelle imprese, il sostegno al part-time volontario e alla telelavoro, e la promozione di iniziative aziendali orientate al benessere dei dipendenti con figli;
- ampliamento e potenziamento dei servizi di cura, in particolare per l’infanzia (asili nido, centri ludici e ricreativi, assistenza domiciliare) e per le situazioni di fragilità (disabilità, anziani non autosufficienti), con l’obiettivo di alleggerire il carico di cura che grava sulle famiglie, in particolare sulle donne.
E non stiamo parlando neanche di pannolini gratis. Prendiamo un paese dell’Unione Europea come la Svezia ad esempio. La Svezia offre servizi e politiche grazie alle quali le famiglie possano conciliare vita familiare e lavorativa affinché al bambino o ai bambini non manchi la presenza genitoriale. Tra le misure: congedo parentale per 480 giorni, di cui 390 retribuiti all’80%, assegno per genitore, ovvero ogni genitore riceve una cifra di 1250 corone svedesi al mese per ciascun figlio, che aumenta con il numero dei figli. Questo tipo di sostegno non dipende dal reddito.
Sempre in Europa, la Spagna offre un bonus per parti plurimi offre 1800 euro per figlio, 3.600 per parti gemellari, 5.400 per parti trigemellari e un assegno mensile di 100 euro per famiglie monoparentali con due figli e per famiglie con disabilità
La detanalità in Italia è in condizioni tragiche e irrefrenabile oramai. Dal 2008, ultimo anno in cui si è assistito in Italia a un aumento delle nascite, il calo è di 197mila unità (-34,2%). E’ quanto attesta l'Istat, nello specifico, nel report sugli indicatori demografici che stanno scendono mentre esploderà la componente anziana che quasi triplicherà. Ed è così che, se non viene invertita la marcia, nel 2225 potrebbe arrivare la data di scadenza degli italiani.
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