di Massimo Gervasi
L'inchiesta di Savona riaccende i riflettori su un tema delicatissimo: è davvero impossibile che qualcuno possa trasformare la morte in un mercato?
C'è un momento nella vita in cui il denaro dovrebbe fare un passo indietro. È quello della perdita di una persona cara. Eppure la cronaca giudiziaria italiana racconta episodi che, almeno secondo le ipotesi investigative delle procure, sembrerebbero descrivere una realtà diversa.
A Savona, i Carabinieri hanno chiamato l'indagine "Undertaker". Secondo la Procura, un infermiere in servizio presso una RSA avrebbe segnalato alcuni decessi a determinate imprese funebri, fornendo persino i recapiti dei familiari. In cambio avrebbe ricevuto denaro per ogni funerale acquisito. Tra gli indagati figurano anche titolari di agenzie funebri, mentre un medico è stato coinvolto per presunte irregolarità nella certificazione dei decessi. Sarà naturalmente la magistratura ad accertare eventuali responsabilità.
Il business dei funerali
Negli ultimi anni anche altre procure italiane hanno acceso i riflettori sul settore delle onoranze funebri, ipotizzando presunti favoritismi, segnalazioni privilegiate, episodi corruttivi e rapporti opachi tra strutture sanitarie e imprese del comparto. Inchieste diverse tra loro, accomunate però da una domanda che non può lasciare indifferenti.
È davvero impossibile che il dolore possa trasformarsi in un'occasione di guadagno? Naturalmente nessuno può generalizzare.
La stragrande maggioranza degli operatori del settore svolge il proprio lavoro con professionalità, rispetto e umanità, accompagnando le famiglie in uno dei momenti più difficili della loro vita.
Proprio per questo, però, ogni ombra dovrebbe essere dissipata.
Esistono protocolli sufficientemente rigidi per impedire la diffusione di informazioni riservate?
Chi viene a conoscenza per primo di un decesso?
Quali controlli vengono effettuati affinché dati tanto delicati non possano essere utilizzati impropriamente?
Sono interrogativi che riguardano non una singola città, ma l'intero Paese.
Perché la fiducia dei cittadini passa anche dalla certezza che nessuno possa approfittare della loro fragilità.
E' doveroso porre domande ogni volta che la cronaca nazionale porta alla luce vicende che toccano temi così sensibili. Se in diverse parti d'Italia le procure hanno ritenuto necessario aprire fascicoli su presunti "pizzini dei funerali", allora la trasparenza non può essere considerata un dettaglio. Deve diventare una priorità. Il Giornalista Scomodo sta lavorando a un'inchiesta per approfondire il fenomeno, analizzare documenti, raccogliere testimonianze e offrire ai lettori un quadro il più possibile completo. Perché la fiducia non si pretende, si conquista con la trasparenza.
Ultimi Articoli pubblicati
Polizia Locale, la riforma dei quarant'anni: ma agli agenti servono diritti, non soltanto annunci
di Massimo Gervasi
La Toscana rinnoverà la Piramide alimentare
di Massimo Gervasi
Magistrati, 100mila euro a testa. E per gli altri italiani chi fa giustizia?
di Massimo Gervasi
Concordato biennale, la sorpresa arriva quando gli affari vanno male
di Massimo Gervasi
Finto perito a processo per truffa: scambiò gioielli di famiglia con falsi d’autore
di redazione
Futuro Nazionale tra violazione dei diritti civili e crisi di governance interna
di Davide Belcuore
Aggiungi commento
Commenti