di Lorenzo Mancineschi
L’acqua è un bene primario e sanitario, indispensabile per la sopravvivenza eppure i suoi prezzi stanno subendo rincari impressionanti che ricordano le impennate del carburante.
Nei bar degli aeroporti e delle aree di servizio autostradali una bottiglietta da mezzo litro è diventata ormai un lusso. Ma perché nessuno interviene?
In Italia e nell'Unione Europea la risposta sta nelle regole del libero mercato: vige il principio della libertà d'impresa e della libera determinazione dei prezzi. Qualsiasi commerciante può vendere un prodotto alla cifra che desidera, a patto che il prezzo sia esposto chiaramente. Di conseguenza, lo Stato non ha le basi legali per imporre una calmierazione o un tetto massimo.
Il cortocircuito normativo e commerciale blocca anche le autorità e le associazioni a tutela dei cittadini. Sigle come Altroconsumo o Federconsumatori denunciano continuamente i rincari e presentano indagini periodiche ma l'Antitrust non può sanzionare i prezzi alti in sé, a meno che non si configuri un accordo illecito tra aziende.
L’unica eccezione in Europa è la Spagna. Il governo di Madrid ha aggirato il problema imponendo ai gestori degli aeroporti (Aena) di vendere le bottigliette d'acqua a un prezzo fisso di 1,00 euro, sia nei distributori automatici sia in negozi selezionati. Una soluzione concreta che dimostra come un'alternativa sia possibile, e che potrebbe fare da modello anche per l'Italia.
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