La rotta dei tonni violata

Pubblicato il 15 giugno 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Sardegna, a 35 chilometri da Carloforte, dove la mattanza si pratica dai tempi dei Fenici, sta per sorgere la più grande foresta d’acciaio galleggiante del Mediterraneo.

Si chiama Ichnusa Wind Power, progetto di CIP, Plenitude-ENI e CDP Equity: 42 turbine da 320 metri, alte come il Palazzo della Civiltà Italiana, disposte su 30 per 10 chilometri di mare. Potenza 990 MW, energia per 610 mila famiglie.

La VIA è partita il 23 settembre 2025, il via libera del governo è atteso a giugno 2026. Manca solo il parere del Ministero della Cultura.

Il problema è dove sorgerà. Proprio lì passa la più antica “autostrada blu” del Mediterraneo: il corridoio migratorio del tonno rosso. Da secoli i banchi risalgono quel tratto verso i luoghi di riproduzione e lungo quella rotta nascono le tonnare di Carloforte e Portoscuso, patrimonio identitario ed economico del Sulcis. A poche miglia ci sono Sant’Antioco, San Pietro, Porto Flavia e il Santuario Pelagos, area protetta per balene, capodogli e delfini.

Eppure nessuno ha pubblicato uno studio indipendente completo. Non si sa che effetto avranno le 42 fondazioni da centinaia di tonnellate sul passaggio del tonno rosso. Non si sa come i campi elettromagnetici dei cavi sottomarini interferiranno con animali che si orientano col magnetismo. Non si sa quanta vita marina perderà il coralligeno profondo e le praterie di Posidonia. Non si sa quanta soglia di rumore sopporteranno i cetacei durante mesi di battipalo e con il ronzio continuo delle turbine. 

I pescatori artigianali del Sulcis rischiano di più. Tra scavi, fondazioni e navi di servizio quel tratto di mare smette di essere luogo di lavoro per diventare infrastruttura energetica. Nei bilanci di CIP, ENI e CDP non compaiono. Compariranno forse solo come voce di risarcimento, quando il danno sarà già fatto.

La transizione energetica è un obbligo ma qui il metodo è una scommessa: si va avanti senza conoscere, contando che il mare sia abbastanza grande da assorbire tutto. Il Mediterraneo, chiuso e riscaldato, non può permetterselo. Se una transizione cancella storia, pesca e paesaggio sull’altare della rendita, è solo un altro modo di saccheggiare il Sud. Dall’oro nero all’acciaio blu.

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