Sotto i nostri piedi corre la spazzatura del futuro

Pubblicato il 15 giugno 2026 alle ore 07:00

di Rita Bruno

Envac, il colosso svedese dei rifiuti pneumatici, sbarca al Marco Polo di Venezia. Sessant'anni dopo il primo impianto al mondo.

L'idea nata in ospedale, nello specifico a Sollefteå, in Svezia, nel 1961 quando quattro tecnici si sono chiesti perché non aspirare i rifiuti come si fa con la polvere. Nasce così il primo sistema pneumatico al mondo, ancora oggi in funzione. Da allora Envac ha realizzato 1.300 impianti in sei continenti. Il funzionamento è semplice e consiste: il sacchetto entra in una colonnina, viene aspirato a forte velocità in tubi sotterranei e raggiunge una centrale di compattazione. Niente camion all'alba, niente cassonetti, niente odori. Un'intelligenza artificiale ottimizza cicli e consumi.

Quattro mercati, una stessa tecnologia

Nelle città questo sistema libera lo spazio pubblico lasciando aree verdi e piste ciclabili, riducendo traffico e odori. Negli ospedali separa rifiuti generici, organici e infettivi, eliminando i carrelli vettori di germi, negli aeroporti risolve logistiche complesse in ambienti ad alta sicurezza mentre nell'industria recupera scarti di stampa e cartotecnica, riducendo fermi macchina.

Venezia aeroporto 

Il 2 aprile 2025, Marco Polo Aeroporto è diventato il secondo in Europea e con questa tecnologia. Un investimento di  2,1 milioni di euro per 500 metri di rete portando ad una riduzione di 6 tonnellate di CO₂ all'anno. Secondo il progetto, entro il 2037 la rete arriverà a 6,5 km.

Le ombre

Il modello non è esente da critiche. Gli investimenti iniziali restano consistenti e l'integrazione su tessuti urbani consolidati impone scavi complessi e lunghi cantieri. Studi italiani di settore stimano risparmi operativi attorno al 20% rispetto alla raccolta tradizionale ma il break-even o punto di pareggio economico dipende dalla densità abitativa servita e dalla durata dell'ammortamento. C'è poi il nodo culturale: l'efficacia si fonda sulla corretta differenziazione a monte da parte del cittadino. Un errore di conferimento finisce dritto nel container finale, vanificando il vantaggio tecnologico. 

Con 2,5 miliardi di nuovi cittadini urbani entro il 2050, però, il modello dei camion e il sistema di raccolta nelle nostre città, potrebbero avere una defaillance.

L'Italia soffre: nel 2026, l'Italia è ancora segnata dall'abbandono di rifiuti

Dalla Maremma, nelle inchieste di Lorenzo Mancineschi, la verità è cruda: discariche abusive, rifiuti speciali, territori deturpati. Serve un cambiamento, non più conferimenti liberi ma controlli efficaci e consapevolezza diffusa, responsabilità. L'ambiente è un dono che restituiamo ai nostri figli. 

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