di Tania Amarugi
Il 2 giugno 1945 per il referendum istituzionale gli italiani e le italiane andarono alle urne per decidere tra repubblica e monarchia. Qualche mese prima, il 10 marzo dello stesso anno, venne riconosciuto alle donne maggiori di 25 anni di età il diritto di votare e di essere elette. Fu un cambiamento epocale.
Nel 2026 ricorre l’ottantesimo anniversario di questa importante conquista, risultato di lunghe battaglie delle pioniere del movimento femminista fin dall'Ottocento, accelerate poi dal fondamentale contributo dato dalle donne alla Resistenza e alla vita del Paese durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il Notiziario Nuova Luce del marzo 1946 mostra le donne che si recano al seggio e commenta, con una donna, questo evento epocale: “Oggi, per la prima volta, le donne italiane si recano a votare: dalla vecchietta ottantenne, dalle più umili donne del popolo alle monache tutte sentiamo questo nuovo dovere che ci fa partecipi integralmente della nostra rinata democrazia“
Quale è la situazione attuale?
I dati pubblicati dal Parlamento Europeo rivelano una presenza femminile del 38,7%, vale a dire un numero di eurodeputate molto inferiore rispetto agli uomini e in diminuzione anche rispetto agli anni precedenti. A livello nazionale, invece, le rappresentanti femminili dell’Italia sono in aumento e anche le cariche apicali.
Nel nostro paese a capo del governo c'è per la prima volta una donna e sempre una donna guida il maggior partito di opposizione e si può avere l’impressione che si sia in gran parte realizzata la parità di genere, in particolare, la partecipazione delle donne alla vita pubblica. Forse, però, non è tutto come sembra.
Alle ultime elezioni politiche si è registrato un trend silenzioso ma profondo: il 41% delle donne ha scelto di non recarsi alle urne, superando di oltre tre punti percentuali la quota dei colleghi uomini. Un dato che fotografa non solo il distacco dalla politica, ma una vera e propria spaccatura sociale e territoriale. Questo è accaduto soprattutto al sud, ad esempio nelle province di Crotone e Avellino con un distacco di 7 punti tra i votanti maschili e femminili, mentre a Bolzano le donne hanno superato gli uomini al voto.
Se la parità di genere è ormai garantita per legge nella composizione delle liste elettorali (con il tetto massimo del 60% per ogni sesso), la traduzione in seggi effettivi segna ancora un ritardo. Le elette si sono fermate al 35,7% alla Camera e al 34,9% al Senato. Un paradosso per un Paese che, ad ottant'anni dal primo storico voto femminile del marzo 1946, si trova ancora a fare i conti con la parziale esclusione delle donne dai luoghi del potere.
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