di Rita Bruno
La questione non nasce in Toscana, ma a livello europeo.
Il percorso legislativo inizia con il Regolamento UE 1143/2014 del 22 ottobre 2014, che ha stabilito le norme per prevenire e gestire le specie esotiche invasive in tutta l'Unione. Il passaggio decisivo arriva nel 2016: con il Regolamento di esecuzione UE 1141/2016 della Commissione, l'ibis sacro, Threskiornis aethiopicus, viene inserito nell'elenco delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale.
L'Italia ha recepito il quadro comunitario con il decreto legislativo 230 del 15 dicembre 2017, entrato in vigore nel 2018, che impone alle amministrazioni di intervenire per il controllo e la gestione delle specie aliene invasive. Da quel momento l'ibis sacro non è più un curioso ospite esotico ma diventa una specie su cui lo Stato è obbligato a intervenire.
Caccia Ibis sacro: il cambiamento dal 20 settembre 2026
Dal 20 settembre 2026 al 31 gennaio 2027, i cacciatori residenti in Toscana potranno abbattere ibis sacri senza alcun limite di carniere nelle zone dove la caccia è consentita.
La decisione è contenuta nella delibera n. 842 del 16 luglio 2026, approvata dalla Giunta regionale nonostante un parere sfavorevole di ISPRA. L'obiettivo dichiarato è l'eradicazione della specie, considerata un pericolo per la biodiversità locale.
L'ibis sacro considerato una minaccia ?
A prima vista è difficile immaginarlo come un pericolo. Un corpo bianco, testa e collo neri, un lungo becco ricurvo e un'apertura alare di 110-120 centimetri.
Nell'antico Egitto era sacro, legato al dio Thot. Oggi, però, è un opportunista alimentare estremamente adattabile. Frequenta zone umide, prati, terreni agricoli, campi incolti e discariche. Si nutre di insetti, crostacei, molluschi, anfibi e piccoli rettili, ma sono documentati anche casi di predazione di uova e pulcini di altri uccelli acquatici.
Il Centro Ornitologico Toscano segnala il rischio di competizione con le specie autoctone per cibo e siti di nidificazione, oltre alla pressione sugli anfibi, molti dei quali già in declino.
L'espansione in Italia e in Maremma
La specie si è diffusa in Europa soprattutto attraverso fughe e liberazioni da zoo, parchi e collezioni ornamentali a partire dagli anni Settanta. In Italia la prima riproduzione risale al 1989 in Piemonte. Nel 2018 si stimavano non meno di 11mila individui e circa 980-1.000 coppie riproduttive, quasi il doppio rispetto al 2016. In Maremma l'ibis è stato avvistato alla Rugginosa nel 2022, a Roselle nel 2024 e nelle zone umide del Grossetano. Il primo tentativo di nidificazione toscano risale alla primavera 2002 ad Orbetello, quando alcuni esemplari si insediarono tra garzette e aironi cenerini.
Gli strumenti di caccia autorizzati
La delibera toscana autorizza il prelievo da appostamento e consente l'uso di zimbelli e stampi della specie. Gli zimbelli acustici come fischietti, corni o dispositivi elettronici riproducono i versi dell'ibis per attirarlo. Una trappola in pratica. Gli stampi sono sagome o decoy - esche visive - che ne imitano la forma, posizionati nell'area di caccia per attirare altri esemplari. Non essendoci limiti di carniere, questi strumenti amplificano significativamente l'efficacia del prelievo.
I rischi ambientali secondo ISPRA
Prima di approvare la delibera, la Regione aveva chiesto un parere a ISPRA, che lo ha espresso in modo sfavorevole nel giugno 2026. Le ragioni sono molteplici e riguardano proprio i rischi ambientali del metodo scelto. potrebbe risultare un effetto controproducente. Difatti in Germania e Polonia la caccia al procione ha coinciso con una forte crescita della popolazione invece che con il contenimento.
Potrebbe esserci dispersione e colonizzazione accelerata causa prelievo diffuso. Disgregare i gruppi e spingere gli ibis a spostarsi su lunghe distanze, spingendo alla colonizzazione di territori ancora liberi e regioni confinanti del meridione.
Causare disturbo alla fauna protetta infatti, gli ibis frequentano gli stessi ambienti di specie protette come anatidi, ardeidi, caradriformi e rallidi. Un'attività venatoria generalizzata nelle zone umide creerebbe disturbo anche alle altre specie. Ispra accenna anche agli abbattimenti accidentali.
In condizioni di scarsa visibilità l'ibis può essere confuso con altri grandi uccelli acquatici protetti, con il rischio di uccidere specie che non si intende colpire.
Il piano nazionale e la scelta toscana
Il Piano Nazionale di Gestione dell'ibis sacro, approvato dal ministero dell'Ambiente il 3 maggio 2023, contempla anche l'abbattimento diretto con arma da fuoco, ma all'interno di interventi programmati e mirati.
La Toscana, con la delibera 941/2024 e le successive integrazioni, ha invece scelto di ampliare gli strumenti disponibili aggiungendo il prelievo in deroga effettuato dai cacciatori durante la stagione venatoria. La Regione motiva la scelta sostenendo che i controlli condotti dalle Polizie provinciali sono stati numericamente significativi ma insufficienti a raggiungere l'eradicazione.
Chi può intervenire nonostante il parere sfavorevole ?
Il parere di ISPRA è obbligatorio ma non vincolante: la Regione Toscana può legittimamente decidere di non seguirlo e approvare comunque la delibera. Tuttavia, il parere sfavorevole costituisce un elemento importante che può essere utilizzato in sede giurisdizionale per impugnare la decisione regionale. Sono le principali associazioni che possono intervenire con ricorso al TAR - Tribunale Amministrativo Regionale della Toscana per chiedere l'annullamento o la sospensione della delibera.
Il WWF e il Waldrapp Team hanno già chiesto pubblicamente alla Regione di sospendere il prelievo venatorio. Esistono precedenti rilevanti come nel 2019 il TAR della Toscana ha accolto il ricorso di WWF, LIPU, LAV, LAC e ENPA, annullando una delibera regionale sulla caccia proprio perché non erano stati rispettati i pareri di ISPRA. Enti gestori di aree protette, Comuni o Province possono ricorrere al TAR se ritengono che la delibera leda interessi locali rilevanti o arrechi danno alla biodiversità dei territori di loro competenza.
Anche singoli cittadini possono ricorrere se dimostrano un interesse legittimo diretto in quanto gestori di agriturismi, osservatori di fauna o residenti che subiscono un danno ambientale concreto.
Un Intervento potrebbe arrivare in teoria dal Ministero dell'Ambiente poiché il Piano Nazionale è stato approvato a livello centrale. Le regioni devono attuare in coerenza con le linee guida nazionali, ma un intervento diretto è raro e richiederebbe specifiche violazioni di competenze statali.
Il paradosso dell'uccello sacro
Resta il paradosso di questo grande uccello bianco e nero. Venerato nell'Antico Egitto, rappresentato nei templi e mummificato, scomparso dal suo paese nel XIX secolo ma ancora diffuso nell'Africa subsahariana. In Europa è arrivato per vie accidentali, trovando ambienti favorevoli, si è riprodotto fino a diventare una minaccia. Dal prossimo 20 settembre, quando attraverserà il cielo della Maremma fuori dalle aree protette, potrà diventare un bersaglio senza limiti.
In breve, nonostante il parere negativo di ISPRA, la Regione Toscana ha deciso di procedere ugualmente. Apre così un dibattito sul metodo più efficace per contenere una specie invasiva che, per gli antichi Egizi, era considerata sacra. Sul tavolo resta il dilemma tra l'urgenza di eradicare un "invasore" e il rischio che la caccia generalizzata finisca per peggiorare la situazione ambientale anziché risolverla.
Leggi anche: Toscana, approvato il piano faunistico venatorio
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