di Rita Bruno
Lunedì 22 giugno 2026, il tribunale di Aix-en-Provence ha condannato un cittadino straniero di 19 anni a 30 mesi di reclusione con custodia cautelare immediata per aver abusato ripetutamente di sei capre e un agnello. I reati, che hanno portato alla morte di uno degli animali, sono stati classificati come maltrattamento animale.
Oltre alla pena detentiva, il tribunale ha disposto l'espulsione definitiva dal territorio francese e l'iscrizione dell'uomo nel registro degli autori di reati sessuali e violenti. Nonostante l'arresto in flagranza di reato e le prove del DNA, l'imputato ha negato ogni addebito, minimizzando l'accaduto e dichiarandosi una persona normale.
La Fondation Brigitte Bardot, costituitasi parte civile, ha espresso soddisfazione per la condanna, mentre la proprietaria del rifugio sta valutando di ricorrere in appello per ottenere una pena più severa.
Zooerastia: il quadro normativo e i precedenti in Francia
Le gravi condanne emesse dal tribunale di Aix-en-Provence riflettono il rigore con cui la giustizia francese applica le leggi sulla tutela degli animali. Nel Codice Penale francese - articolo 521-1-1, gli abusi sessuali sugli animali sono severamente perseguiti. Sebbene in passato episodi simili siano stati sanzionati con pene detentive sospese o divieti di detenzione, i casi caratterizzati da crudeltà estrema o dalla morte dell'animale spingono sempre più i giudici a infliggere pene detentive effettive, accompagnate da misure accessorie come l'espulsione per i cittadini stranieri.
Il quadro normativo italiano e la lettura della Cassazione
Anche nel panorama giuridico italiano episodi analoghi di violenza e abusi sugli animali vengono perseguiti penalmente. L'articolo 544-ter del Codice Penale punisce chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione a un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche.
Con sentenze storiche, come la celebre pronuncia della Suprema Corte numero 5979 del 2013, i giudici hanno stabilito che costringere un animale, nel caso specifico un cane, a subire rapporti sessuali con un essere umano integra pienamente il reato. La motivazione risiede nel fatto che tali pratiche violano radicalmente l'etologia dell'animale, infliggendogli sofferenze fisiche e morali incompatibili con la natura della specie e provocando un inaccettabile incrudelimento.
Le pene previste nell'ordinamento italiano
La legge stabilisce la pena della reclusione da 3 a 18 mesi o, in base ad aggiornamenti applicativi e valutazioni di gravità, storicamente inquadrata da 6 mesi a 2 anni nei casi base oltre la multa da 5.000 a 30.000 euro. La sanzione è inoltre aumentata della metà se dai fatti deriva la morte dell'animale, ai sensi del secondo comma dell'articolo.
Nel corso degli anni, diverse inchieste della magistratura e pronunce dei giudici di merito hanno portato alla luce episodi analoghi legati anche alla produzione di materiale zoopornografico, confermando che la giurisprudenza riconosce la gravità di simili condotte.
Il confronto tra il sistema giudiziario italiano, francese e UE
Nel confronto diretto tra i diversi Paesi europei, emergono profonde e storiche disomogeneità nella tutela degli animali. Sebbene molti Stati abbiano inasprito i controlli, in passato diverse nazioni del continente hanno tollerato o persino autorizzato la pratica della zooerastia, punendo solo in caso di evidenti lesioni o trasformandosi di fatto in mete di un vero e proprio turismo zoofilo prima dell'introduzione di divieti più rigidi.
Questa frammentazione normativa persiste ancora oggi dell'effettività delle pene. In Francia i tribunali mostrano una decisa tendenza a emettere condanne al carcere effettivo, decreti di espulsione immediata e l'inserimento nei registri dei criminali sessuali. In altri ordinamenti come quello italiano le pene rischiano spesso di tradursi in sospensioni condizionali o in sanzioni pecuniarie per i soggetti incensurati.
Dinanzi a questo inaccettabile divario viene dimostrato come esistano ancora due pesi e due misure a livello comunitario per crimini di tale efferatezza. La risposta non può che essere globale e per garantire una protezione reale ed efficace degli animali, l'Unione Europea dovrebbe urgentemente dotarsi di una legge specifica e vincolante contro la zooerastia, standardizzando sanzioni severe e uniformi in tutti gli Stati membri.
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